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OSSERVATORIO CAPITALE SOCIALE - L'ITALIA "SOLIDALE"

Osservatorio nazionale a cadenza trimestrale in collaborazione con Coop (Ass. Naz.le cooperative di consumatori). Senso civico, altruismo, solidarietà e altri comportamenti riconducibili al concetto di "capitale sociale".
LA SOLIDARIETÀ COME BUSSOLA
[di Ilvo Diamanti]

L'ITALIA SI SCOPRE ALTRUISTA
[di Luigi Ceccarini]

C'è anche una Italia generosa, che si preoccupa degli altri nonostante le difficoltà della situazione economica, che si riflettono sulla sfera personale e familiare. C'è un'Italia che sa fare del dono e della beneficenza una prassi quotidiana: uno stile di vita. A volte, queste azioni filantropiche vengono coniugate al coinvolgimento politico e si caricano di significati etici; una parte di cittadini, infatti, i soldi, oltre a donarli, li spende in modo attento, diventando un consumatore critico, consapevole, equo e solidale. Cresce anche il tempo donato agli altri attraverso la pratica del volontariato. Questo emerge dalla quarta indagine dell'Osservatorio sul Capitale sociale degli italiani curato da Demos per Coop.
Rispetto alle precedenti rilevazioni resta invariata la pratica dell'aiuto reciproco tra parenti, amici, vicini e colleghi. È stabile anche il grado di fiducia verso gli altri cittadini. La partecipazione appare in crescita sia sul fronte dell'impegno sociale che su quello della protesta. Permane, e per certi versi si aggrava, la preoccupazione rispetto alla sfera economica. La soddisfazione nell'andamento economico cala (dal 43% di luglio 2003 al 33% di oggi) condizionando la vita delle persone. Genera ansia la prospettiva futura dell'economia (gli ottimisti sono scesi dal 21% di luglio 2003 al 12% di oggi).
La generosità degli italiani è ampia e diversificata. Si dona anzitutto vestiario (69%) o si fa la carità (68%). Ma si offre anche un contributo in denaro ad organizzazioni di solidarietà (40%). Si donano prodotti alimentari (48%) o altri beni (33%). Solo un cittadino su dieci è "indifferente" non avendo compiuto nessun atto di altruismo tra quelli considerati. Il 27% degli italiani lo definiamo "caritatevole": ha effettuato una o due azioni diffuse di solidarietà (in prevalenza ha donato indumenti oppure ha fatto l'elemosina). Ma vi sono quattro cittadini su dieci (44%), i "generosi", che sono maggiormente coinvolti nella pratica del dono: di azioni di generosità ne hanno fatte tre o quattro (oltre agli indumenti o alla carità hanno dato un contributo ad organizzazioni locali, nazionali o internazionali; hanno donato alimenti o altri beni sia ad associazioni che direttamente a persone). Vi sono poi i "solidali" (19%) che hanno praticato almeno cinque di queste azioni filantropiche. Ma perché gli italiani sono generosi con gli altri? Anzitutto per rispondere al proprio sistema di valori (88%), ai principi religiosi (58%). Ma anche perché si prova soddisfazione nel fare tali azioni (79%). Vi sono anche ragioni "politiche": la troppa differenza tra paesi ricchi e paesi poveri (61%), mentre pesano meno l'attuale situazione internazionale (28%) oppure le proprie idee politiche (16%). La scelta è influenzata anche dal prestigio delle stesse organizzazioni che chiedono un contributo per le attività pro-sociali (54%). Il profilo socio-politico degli altruisti si distingue, rispetto alla media della popolazione, per la maggior presenza delle donne. Delle casalinghe e degli impiegati. Di persone in età centrale (30-64 anni) e con un grado elevato di istruzione. Si tratta di soggetti attivi nella società, dove donano il proprio tempo partecipando ad iniziative di tipo associativo e volontario. Politicamente si definiscono di centro o di centro-sinistra. Sono cattolici praticanti. Nutrono una maggiore fiducia negli "altri". Appaiono più inseriti nelle reti di solidarietà sociale e, rispetto agli "indifferenti", sono meglio integrati con le istituzioni pubbliche.
Ma il denaro non si dona solamente. Lo si può usare in modo alternativo e critico. C'è, infatti, un'Italia che spende con più attenzione, ma non tanto per far quadrare il bilancio familiare. Lo fa per esprimere principi etici, un orientamento ecologico o valori politici. I prodotti vengono acquistati in modo "responsabile". Dall'indagine Demos-Coop emerge che il 47% degli italiani ha speso dei soldi dove parte del guadagno serviva a finanziare interventi di valore sociale. Il 31% ha acquistato prodotti del commercio equo e solidale (+4% rispetto al luglio 2003) o ha scelto beni di consumo in base a considerazioni di tipo etico, politico o ecologico. Per le stesse ragioni il 19% ha boicottato alcuni marchi; quelli, ad esempio, delle multinazionali accusate di sfruttare il lavoro dei bambini nei paesi poveri. Si tratta di una forma di consumo che ha valenza e motivazioni politiche. Tra i cittadini "altruisti" (62%) possiamo identificare una componente più ridotta, e più attiva, che ha fatto del consumo (responsabile) uno stile di vita: sono gli "altruisti equo-solidali" (18% degli italiani). Questi cittadini, che praticano forme di generosità e consumano in modo responsabile, mostrano un profilo piuttosto netto. Prevale la presenza femminile e giovane. Appartengono alle classi sociali medio-alte e vivono nelle zone del Centro-Nord. Politicamente si definiscono di sinistra o di centro-sinistra, e si orientano verso i partiti dell'Ulivo e ancor più verso Rifondazione Comunista. Si distinguono per essere ben integrati nelle reti di relazione sociale. Sono meno diffidenti nei confronti degli "altri". Hanno un senso civico più forte. Partecipano ad attività associative ma anche a manifestazioni di protesta politica.
NOTA METODOLOGICA

L'Osservatorio sul capitale sociale è diretto da Ilvo Diamanti e realizzato da Demos & Pi in collaborazione con Coop (Ass. Naz.le cooperative di consumatori). L'indagine è curata da Ilvo Diamanti, Luigi Ceccarini e Fabio Bordignon con la collaborazione di Ludovico Gardani per la parte metodologica (LaPolis, Univ. di Urbino) e Filippo Nani (Medialab, Vicenza) per quella organizzativa. Monia Bordignon ha partecipato all'elaborazione dei dati.
La ricerca si basa su un sondaggio telefonico svolto nel periodo 17-24 maggio 2004 dalla società Demetra di Venezia, mediante il sistema CATI, i cui dati sono stati successivamente trattati e rielaborati in forma del tutto anonima. Andrea Suisani ha svolto la supervisione dell'indagine CATI.
Il campione intervistato (N=1400) è rappresentativo della popolazione italiana con oltre 15 anni per genere, età, titolo di studio e zona geopolitica di residenza.
Indagine apparsa su La Repubblica, 28 maggio 2004.
Il documento completo su www.agcom.it.
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