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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
UN PAESE IN CURVA
[La Repubblica, 24 agosto 2007]

Un anno dopo Calciopoli, nonostante i processi, le retrocessioni. Nonostante le penalizzazioni e gli scudetti ri-assegnati. Nonostante l'epurazione di arbitri e dirigenti. Nonostante che la Juve sia finita in B e l'Inter abbia vinto da padrona il campionato. Nulla pare cambiato. Tutto come prima. Anzi: peggio di prima. Lo pensano quasi nove italiani su dieci, secondo l'indagine di Demos per la Repubblica. Mentre otto su dieci ritengono che, nel frattempo, siano peggiorate le condizioni di sicurezza degli stadi. Che andare a vedere una partita di calcio sia rischioso. E non hanno torto, viste le decisioni relative alla partita di Genova, domenica prossima. Ma tutto ciò non sembra aver raffreddato la passione. Sembra, all'opposto, averla accesa maggiormente. Rispetto a due anni fa, infatti, la cerchia dei tifosi si è allargata, seppur di poco. È cresciuta, soprattutto, la componente più coinvolta. Quella che ama e odia, al tempo stesso. Infatti, oltre la metà dei tifosi non si limita a esprimere una passione. Indica un bersaglio sul quale scaricare il proprio risentimento. Sotto questo profilo, peraltro, qualcosa è cambiato, nell'ultimo anno. Prima, c'era un solo "nemico". La Vecchia Signora. La più amata ma anche la più detestata dagli italiani. Mentre oggi, nella classifica delle antipatie, è stata affiancata dall'Inter. Destino di chi vince. Soprattutto quando i principali avversari sono stati penalizzati o esclusi. Non a caso l'insofferenza reciproca fra tifosi bianconeri e nerazzurri è salita vertiginosamente. Come quella fra milanisti e interisti.
Gli scandali e i sospetti, quindi, non hanno abbassato l'attenzione verso il calcio. Né, a maggior ragione, hanno stemperato le divisioni, ridimensionato le appartenenze. Il fango e la polvere, invece di offuscare le bandiere, le hanno rese più luminose e importanti. Quasi che il calcio fosse diventato un campo nel quale si mette in gioco la propria identità. Nel quale si affermano e si contrappongono le appartenenze personali e sociali. Dove i sospetti e le difficoltà, invece di generare delusione e distacco, suscitano ulteriore coinvolgimento. Così, insieme al tifo, crescono sentimento e risentimento. Ma anche l'indifferenza alle regole. Visto che l'importante è vincere, o comunque far perdere il "nemico", ad ogni costo e con ogni mezzo. Altro che partecipare. (Quanti juventini si sono scoperti romanisti in occasione della finale di Supercoppa...). Le analogie con la politica, per questo, sono molte ed evidenti. In Italia - e non da oggi - si vota "contro", molto più che "per". Le "identità antagoniste" contano quanto (e forse più di) quelle "protagoniste". Si vota e si è "contro" Berlusconi, prima che "per" il centro-sinistra. Viceversa, si vota e si è "contro" la sinistra e la minaccia comunista, prima ancora che "per" la destra. E poi, Calciopoli, anche linguisticamente, suona a imitazione di Tangentopoli: la madre di tutti gli scandali che hanno scosso, negli ultimi vent'anni, l'Italia. Ma, come nel calcio, neppure in politica gli scandali hanno allontanato i cittadini. La partecipazione, alle elezioni legislative, si è confermata elevatissima. Le campagne elettorali hanno riscosso tanta attenzione da garantire alle trasmissioni politiche indici di ascolto degni, appunto, del campionato di calcio. E poi, i cittadini si dicono disgustati dalla politica e si scagliano contro i privilegi della "casta" dei politici; e, ancora, denunciano la perdita di significato di ogni etichetta e sostengono che destra e sinistra "uguali sono". Ma poi scendono in piazza, per "protestare". Per denunciare. Esprimono un'elevata "passione" (anti)politica.
Tuttavia, le analogie fra calcio e politica non sono casuali. Visto che il leader dell'opposizione e del primo partito italiano (in precedenza premier) è anche presidente del Milan. I suoi militanti si chiamano "azzurri". Esattamente come i giocatori della Nazionale. Mentre i politici, di ogni parte, i vecchi come i nuovi, parlano di calcio in televisione, vanno allo stadio, esibiscono la loro "fede" calcistica.
E poi, la politica - come il calcio - si "fa" e si segue in televisione.
Calcio e politica: si rispecchiano. Si incrociano. Si scambiano reciprocamente i vizi, ancor più delle virtù. Così gli italiani, oggi, si accostano alla politica esattamente come al calcio. Sono faziosi. Partigiani. Attratti dalle bandiere più che dai progetti. Mossi dalle emozioni più che dalle valutazioni.
Poco interessati alla qualità del gioco o dei "contenuti". Non c'è spazio per i moderati, per il fair play. Per il rispetto reciproco, per il dialogo. Tutti schierati in curva.
Che diamine: siamo un popolo di tifosi.

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