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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
L'OCCASIONE DI ESSERE LIBERI DAL PASSATO
[La Repubblica, 14 ottobre 2007]

OGGI il Partito Democratico finisce di essere un progetto. Diventa un soggetto politico. Dopo un cammino lungo dodici anni. Perché il PD è certamente figlio, forse fratello, dell'Ulivo. L'atto di "fondazione" coincide con le "primarie": l'elezione dei segretari regionali e dell'assemblea costituente. Ma soprattutto del segretario nazionale. Vincerà Walter Veltroni, il sindaco di Roma. Il più amato dagli elettori, come mostrano tutti i sondaggi. Tuttavia, il "successo" di questo rito di passaggio dipenderà soprattutto dalla "partecipazione". La cui valutazione sarà condizionata dal confronto con le primarie dell'Unione di due anni fa. Quando milioni di elettori garantirono l'investitura di Romano Prodi. In un contesto molto diverso. Perché in quell'occasione votarono gli elettori dell'intera coalizione, per eleggere il candidato premier in vista delle consultazioni politiche. In un clima di rivincita contro Berlusconi. Cosa sarà il Pd? Certamente non un "partito personale", come FI. Ma, comunque, "personalizzato". Come sottolinea l'elezione diretta e la competizione fra i candidati. La campagna elettorale, per questo, avrebbe dovuto permettere di associare l'identità personale dei candidati a uno specifico profilo programmatico. Il che è avvenuto solo in parte. Il confronto fra i candidati, infatti, si è svolto a distanza. Nessun faccia a faccia. Poche polemiche. Per paura di aprire divisioni in una fase così critica. Il forum offerto da Repubblica.it ha costituito una rara - forse l'unica - occasione di confronto fra i candidati. I quali hanno reagito a una serie di quesiti su diversi temi: modello di partito, alleanze, regole e riforme istituzionali, questioni etiche e sociali. I frequentatori del quotidiano on-line hanno votato, di volta in volta, la risposta che appariva loro più convincente. Naturalmente, non si tratta di un "sondaggio". I "votanti", infatti, non costituiscono un "campione rappresentativo" dell'elettorato nazionale. E neppure dei Democratici. Tuttavia, "la Repubblica" rappresenta da sempre un riferimento condiviso dagli elettori di centrosinistra. In particolare, quelli attenti alla proposta dell'Ulivo e del Pd. Questa iniziativa va, dunque, considerata un'esperienza di "e-democracy". Nella quale i candidati hanno messo le proprie idee a confronto. Per sottoporle al giudizio di una cerchia molto estesa di "elettori" simpatetici e informati. Quali indicazioni ne possiamo trarre? 1. Un primo aspetto riguarda la "partecipazione". Altissima, all'inizio: hanno votato circa 60mila e-lettori, in occasione del primo "confronto". Poi la partecipazione è scesa, per risalire in occasione del "messaggio finale" dei candidati. Nel complesso, 250mila risposte. Decine di migliaia di "cittadini" hanno, comunque, "partecipato" a questa campagna. Che ha rivelato una certa disabitudine dei principali candidati a "usare" il mezzo. E alla discussione aperta. 2. Dal confronto, ricostruito dalla tavola sinottica proposta in questa sede, emergono alcuni profili programmatici, più o meno definiti. Rosy Bindi ha ribadito la sua impronta "solidarista". Ha usato un linguaggio diretto. Esplicita sui temi sociali, anzitutto il lavoro; impegnata a marcare la frattura con il passato. Enrico Letta si è preoccupato di interpretare il rinnovamento come "ricambio generazionale". L'apertura ai "giovani". Inoltre: ha posto l'accento sulla riforma fiscale, sulla questione settentrionale. Walter Veltroni ha recitato la parte del leader designato. Ha cercato di evitare posizioni troppo nette. Ha cercato di impersonare "l'identità democratica". Esprimendo la sua preferenza per un Pd che, alle elezioni, corra da solo. Gli altri candidati, Mario Adinolfi e Piergiorgio Gawronski, hanno usato la loro estraneità alla classe dirigente di partito come argomento politico e polemico. 3. Il voto degli e-lettori non ha seguito logiche di appartenenza. Ha, per questo, delineato esiti diversi, di volta in volta. D'altronde, gli "e-lettori" di questa "consultazione elettronica", non rappresentano gli "elettori" di centrosinistra e del Pd. Tanto meno la base militante e organizzata. Ne delimitano, invece, una componente informata, tecnologicamente competente, politicamente interessata. Una "minoranza attiva". Che ha reagito in base all'efficacia delle risposte dei candidati. Walter Veltroni, il leader "pre-destinato alla vittoria", ha riscosso il massimo consenso (40%) sul tema delle alleanze: rivendicando "l'autonomia del Pd", l'ambizione di "correre da solo". Che riflette una domanda diffusa nel centrosinistra. Ha, inoltre, ottenuto un gradimento elevato quando ha espresso posizioni chiare. Sul Nord e sui temi etici, in particolare. Non ha, invece, convinto gli e-lettori su tre questioni: il modello di partito, il lavoro e nell'appello conclusivo. Probabilmente, per eccesso di prudenza. In questi casi è stato superato da Rosy Bindi. Quasi sempre oltre il 20% dei consensi, ha raggiunto il 35% di voti in occasione dell'appello conclusivo. Favorita, presumibilmente, dal linguaggio diretto. Lo stesso Enrico Letta, pur navigando su livelli più bassi, ha conseguito un consenso significativo quando ha espresso in modo argomentato la sua attenzione al "territorio". Sulle questioni relative al Nord, le tasse, il rinnovamento del partito. Fra gli altri candidati, va ricordato il grado elevato di consensi ottenuto da Adinolfi. La cui popolarità è certamente più ampia nella rete che sul territorio. Tuttavia, quando ha affrontato la questione del lavoro e del precariato ha superato perfino Veltroni. 4. Comune ai candidati, "vecchi" e "nuovi" è l'incertezza dei riferimenti. Per cui il Pd appare un partito senza padri né maestri. Senza santi e senza dei. I cui numi ispiratori sono, per Veltroni, il pannello solare e il computer. Per Adinolfi, gli inventori di Google. Per Schettini (che ha abbandonato la competizione nelle ultime settimane) il mitico capitano Kirk dell'Enterprise. Per Bindi e Letta: nessuno. Un partito che, peraltro, ha estromesso dai suoi riferimenti la tradizione socialista. Un partito tanto "nuovo" da aver rimosso il passato e oscurato l'orizzonte. Ora, conclusa questa campagna, un po' tiepida, è il momento del voto reale. Finalmente. Il cui esito sarà, certamente, diverso da quello espresso nel forum di Repubblica.it. Perché diversa è la cerchia degli elettori. Diversi i canali del consenso e di mobilitazione. L'auspicio è che la "fondazione" del "nuovo" partito non venga condizionata troppo da "vecchie" logiche e "vecchi" attori politici. Il Pd "può essere un modo originale di rilanciare la sinistra in Europa", ha sostenuto Marc Lazar (intervistato da Gigi Riva sull'Espresso). Ma se, invece, apparisse la riedizione, aggiornata, di una storia già scritta, rischierebbe l'insuccesso. Questa volta, riteniamo, senza appello.
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