|
|
|
ULTIME EDIZIONI OSSERVATORIO CAPITALE SOCIALE |
|
|
 |
Mappa del lessico politico (12 luglio 2010)
|
|
|
 |
Noi, gli altri e la crisi (14 giugno 2010)
|
|
|
 |
Gli italiani e il lavoro (23 dicembre 2009)
|
|
|
 |
FOCUS: L'informazione in rete (29 ottobre 2009)
|
|
|
|
 |
|
OSSERVATORIO CAPITALE SOCIALE - LAVORO E PROFESSIONE
Osservatorio nazionale a cadenza trimestrale in collaborazione con Coop Adriatica. Senso civico, altruismo, solidarietà e altri comportamenti riconducibili al concetto di "capitale sociale". |
|
|
|
|
|
|
|
IL LAVORO CHE SOGNANO GLI ITALIANI [di Ilvo Diamanti]
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
IMPRENDITORI DI SE STESSI: SOGNO SEGRETO DEGLI ITALIANI [di Luigi Ceccarini]
È un rapporto complesso quello che lega gli italiani al lavoro. Segno, probabilmente, delle incertezze e delle trasformazioni che lo caratterizzano. I cittadini appaiono divisi tra la ricerca della sicurezza e la domanda di soddisfazione. Aperti alla flessibilità e al mercato, ma attenti alle garanzie dell'impiego pubblico. È forte, come sempre, l'aspirazione a "mettersi in proprio" e bassa l'attrazione di un lavoro nelle imprese. La globalizzazione è vista come opportunità per il lavoro. Ma fenomeni ad essa legati - la delocalizzazione e l'immigrazione - suscitano sentimenti di paura e di incertezza. Neanche la valutazione dei contratti atipici stimola un comune sentire. Questo, in sintesi, emerge dalla 5° indagine dell'Osservatorio sul Capitale sociale degli Italiani - curato da Demos per COOP - che si è concentrata sul tema del lavoro come aspetto rilevante nelle relazioni sociali. La professione ideale secondo gli italiani dovrebbe anzitutto dare soddisfazione (44%) e permettere di lavorare insieme a persone con cui ci si trova bene (11%). Ma del lavoro, gli italiani, non considerano solo la qualità: cercano anche la sicurezza. Quasi la metà di essi valorizza gli elementi che forniscono certezze materiali. Un lavoro "sicuro" (29%), un buon stipendio (15%). Ma gli italiani quale professione sceglierebbero, se fosse loro possibile? Anzitutto l'attività indipendente, un lavoro in proprio (31%) o la libera professione (23%). Oltre la metà, quindi, se potesse, non lavorerebbe "sotto padrone". Realisticamente, mirano al lavoro autonomo coloro che già lo fanno; inoltre, coloro che hanno un titolo di studio basso e provengono da una famiglia operaia o del ceto medio autonomo. La libera professione, invece, è ambita da persone con una posizione sociale elevata. Un quarto degli intervistati, inoltre, aspira ad un posto pubblico (27%). Di conseguenza, gli italiani orientati alle dipendenze di un artigiano o di una impresa industriale - piccola o grande - si riducono al 20%. Particolarmente limitata è la componente che pensa a un'occupazione nella piccola impresa o presso un artigiano (5%). |
|
|
|
 |
|
|
|
L'idea della flessibilità ottiene un consenso piuttosto ampio. Gli italiani appaiono disponibili a liberarsi di alcuni vincoli tradizionali del lavoro, come tempo e retribuzione prefissati. L'indagine Demos-COOP ha registrato l'inclinazione dei cittadini, specie dei più scolarizzati, a superare la rigidità dell'orario (62%) e dello stipendio (53%), se agganciati, però, a degli obiettivi da raggiungere. Ampia, ma meno diffusa, è la flessibilità rispetto allo spazio; scende intorno al 42% la componente che preferirebbe un lavoro che si possa svolgere, almeno in parte, da casa. E sempre quattro su dieci sono gli italiani che considerano positivo cambiare professione più volte nel corso della vita. |
|
|
|
 |
|
|
|
|
 |
|
|
|
La flessibilità nell'orario di lavoro di fatto esiste già. Un italiano su cinque lavora in media meno di 36 ore la settimana. Le classiche 40 ore, invece, sono una prerogativa del 29% dei cittadini. La quota si allarga al 54% se consideriamo la fascia delle 36-45 ore lavorative settimanali. Vi è infine un gruppo consistente (22%) che lavora oltre 45 ore, specie tra gli artigiani. Il lavoro tuttavia non è solo flessibilità e impegno quotidiano, ma è anche un fattore di considerazione sociale e di definizione dell'identità personale. A questo proposito si registra un 37% di lavoratori che ritengono il prestigio del proprio lavoro in declino. In particolare gli operai e i lavoratori autonomi (40% circa). Riconoscono, invece, di godere di uno status più prestigioso rispetto al passato i professionisti e gli imprenditori. Peraltro è interessante osservare che i "perdenti" nel lavoro si concentrino particolarmente nell'elettorato dei partiti di centro-sinistra. Il contrario avviene fra gli elettori di FI e di AN. |
|
|
|
 |
|
|
|
Diverso è l'atteggiamento espresso dagli italiani verso alcuni fenomeni che caratterizzano il lavoro. L'evoluzione tecnologica, l'integrazione europea, il telelavoro sono percepiti, prevalentemente, come opportunità. Anche la globalizzazione - considerata come internazionalizzazione dei rapporti e sviluppo degli scambi commerciali - è valutata positivamente. Al contrario, l'immigrazione e in particolare la delocalizzazione delle imprese sono viste come minacce per il futuro dell'occupazione. Si tratta di processi che turbano anzitutto i lavoratori adulti e con minori competenze culturali e professionali, mentre preoccupano di meno i giovani e gli studenti. Infine, verso i contratti temporanei nell'opinione pubblica emergono orientamenti contrastanti. Da un lato, sono considerate un'opportunità (in particolare dagli imprenditori e da chi ha meno di 45 anni), dall'altra una minaccia, specie dai soggetti più deboli nel mercato del lavoro; quelli con un basso titolo di studio o i più anziani. |
|
|
|
|
|
|
|
NOTA METODOLOGICA
L'Osservatorio sul capitale sociale è diretto da Ilvo Diamanti e realizzato da Demos & Pi in collaborazione con Coop (Ass. Naz.le cooperative di consumatori). L'indagine è curata da Ilvo Diamanti, Luigi Ceccarini e Fabio Bordignon con la collaborazione di Ludovico Gardani per la parte metodologica (LaPolis, Univ. di Urbino) e Filippo Nani (Medialab, Vicenza) per quella organizzativa. Monia Bordignon ha partecipato all'elaborazione dei dati. La ricerca si basa su un sondaggio telefonico svolto nel periodo 6-12 ottobre 2004 dalla società Demetra di Venezia, mediante il sistema CATI, i cui dati sono stati successivamente trattati e rielaborati in forma del tutto anonima. Andrea Suisani ha svolto la supervisione dell'indagine CATI. Il campione intervistato (N=1441) è rappresentativo della popolazione italiana con oltre 15 anni per genere, età, titolo di studio e zona geopolitica di residenza. Indagine apparsa su La Repubblica, 17 ottobre 2004. Il documento completo su www.agcom.it. |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|