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ULTIME EDIZIONI OSSERVATORIO CAPITALE SOCIALE |
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IL FUTURO DEL LAVORO (2 febbraio 2013)
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FOCUS: ECCO I CIVES.NET, LA COMMUNITY POLITICA (5 gennaio 2013)
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dicembre 2012 - Gli italiani e l'informazione (21 dicembre 2012)
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Il tifo calcistico in Italia - settembre 2012 (18 settembre 2012)
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OSSERVATORIO CAPITALE SOCIALE - LE PROSPETTIVE SUL FUTURO
Osservatorio nazionale a cadenza trimestrale in collaborazione con Coop (Ass. Naz.le cooperative di consumatori). Senso civico, altruismo, solidarietà e altri comportamenti riconducibili al concetto di "capitale sociale". |
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LA SINDROME DEI PENULTIMI NEL PAESE CHE SI È FERMATO [di Ilvo Diamanti]
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I GIOVANI NELLA SOCIETÀ DEL DECLINO [di Luigi Ceccarini]
1. È una società che continua a vedersi in difficoltà. L'ottimismo verso il futuro dell'economia resta basso. Si risparmia e si consuma di meno. La gente prova un senso di disorientamento e cala la fiducia negli altri. È più preoccupata per il futuro, in particolare per quello dei giovani, che secondo la gran parte degli italiani vivranno una situazione peggiore di quella dei loro genitori. Inoltre, è diffusa l'idea che le condizioni di vita di alcune categorie sociali - pensionati e operai anzitutto - siano scivolate verso il basso. Migliora, invece, quella dei professionisti e degli imprenditori. I commercianti suscitano giudizi contrapposti. Le reti di solidarietà sociale (famiglia, amici, vicini) tengono. Questo, in sintesi, è quanto emerge dalla 3° indagine dell'Osservatorio sul capitale sociale curato da Demos in collaborazione con Coop. 2. L'ottimismo economico sembra stabilizzarsi: era il 21% lo scorso luglio, il 13% ad ottobre e a febbraio. Oggi si osserva una visione meno negativa circa il futuro dell'economia nazionale. Ma la preoccupazione si concentra, principalmente, sull'economia personale e della famiglia. Vi è il calo di consumi come andare fuori a cena, pratica che peraltro rafforza il legame con gli "altri". Delude la capacità di risparmio. Stare insieme e mettere soldi da parte rappresentano (?) un tratto peculiare della nostra società. Le reti di solidarietà, che con lo scambio di piccoli favori e aiuti facilitano le pratiche della vita quotidiana, restano diffuse. La metà degli italiani (55%) è stabilmente inserita in questo circuito. Il 20%, inoltre, afferma che familiari, parenti e amici forniscono un aiuto del quale difficilmente si potrebbe fare a meno. Segno delle difficoltà, ma anche di forti legami. Si osserva anche un calo della fiducia che gli italiani hanno verso gli "altri". Si tratta di una risorsa fondamentale per sentirsi "protetto" nel contesto in cui si vive. Da luglio ad oggi l'indice è sceso dal 33 al 26%. Non è drammatico, ma è un segnale; le recenti tensioni nella sfera del capitale finanziario sembrano trovare terreno anche nel "capitale sociale". |
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3. Questo quadro generale si riflette su altri aspetti della vita degli italiani. I) Il futuro appare bigio. In relazione ai giovani - che per definizione rappresentano il domani, quindi l'evoluzione (e il miglioramento) rispetto al passato - viene dipinto uno scenario poco rassicurante. Quasi il 60% degli italiani ritiene che i giovani di oggi vivranno una condizione sociale ed economica peggiore di quella dei loro genitori. Si tratta di una percezione sul futuro che sicuramente riflette e amplifica le preoccupazioni del presente. Ma è un dato che suscita comunque inquietudine. Non sono tanto i giovani a vedere nero nel loro avvenire, ma soprattutto i loro genitori (45-64 anni, 66% vs. 58% della media); chi vive nei piccoli centri e ha un basso grado di scolarizzazione. Meno gli studenti (che sono giovani, appunto), di più gli operai, gli impiegati e i pensionati. Ma anche chi percepisce la propria posizione sociale bassa o medio bassa: gli "ultimi" e i "penultimi". |
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II) Infatti, chiedendo agli italiani a quale classe sociale pensano di appartenere dicono bassa il 9%, medio-bassa il 22%. Oltre la metà si sente classe media (58%). Più contenute le posizioni di maggior prestigio: medio-alta 10% e alta meno dell'1%. L'idea della appartenenza di classe riflette, grossomodo, quelle che tradizionalmente sono le categorie socioprofessionali associate alle classi sociali. In quella medio-alta e alta si collocano professionisti e dirigenti. I lavoratori autonomi: media e medioalta. Impiegati e funzionari coprono lo spettro dal medio basso al medioalto. Gli operai dalla posizione media a quella bassa. I pensionati - il cui trascorso professionale è eterogeneo - coprono un po' tutte le posizioni con una certa tendenza, però, verso quelle più basse. I cittadini che si collocano sulle posizioni medio-basse e basse appaiono meno soddisfatti rispetto al lavoro, alla propria sicurezza economica futura e all'andamento del paese. Risparmiano meno. Sono più pessimisti rispetto all'avvenire dei giovani. Sono meno inclusi nelle reti di solidarietà e più disorientati rispetto al mondo che cambia, e verso il quale si percepiscono marginali. III) È la paura di scivolare, più che la possibilità di salire nella scala sociale, che ci viene offerta dalle opinioni sulla condizione di vita delle categorie professionali. Tutte o quasi hanno perso terreno, prestigio sociale e tenore di vita. Stanno peggio che in passato. Anzitutto pensionati e operai (lo dice il 75% degli italiani). Ma quattro su dieci vedono la stessa sorte per coloro che "erano" il ceto medio: artigiani, piccoli imprenditori, professori, impiegati del privato. Verso i commercianti l'idea dello "scivolamento" viene bilanciata da quella di miglioramento. Ma chi sta meglio in questo quadro di generale declino? I liberi professionisti e gli imprenditori delle grandi aziende: lavori per pochi italiani. |
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NOTA METODOLOGICA
L'Osservatorio sul capitale sociale è diretto da Ilvo Diamanti e realizzato da Demos & Pi in collaborazione con Coop (Ass. Naz.le cooperative di consumatori). L'indagine è curata da Ilvo Diamanti, Luigi Ceccarini e Fabio Bordignon con la collaborazione di Ludovico Gardani per la parte metodologica (LaPolis, Univ. di Urbino) e Filippo Nani (Medialab, Vicenza) per quella organizzativa. Monia Bordignon ha partecipato all'elaborazione dei dati. La ricerca si basa su un sondaggio telefonico svolto nel periodo 13-18 febbraio 2004 dalla società Demetra di Venezia, mediante il sistema CATI, i cui dati sono stati successivamente trattati e rielaborati in forma del tutto anonima. Andrea Suisani ha svolto la supervisione dell'indagine CATI. Il campione intervistato (N=1400) è rappresentativo della popolazione italiana con oltre 15 anni per genere, età, titolo di studio e zona geopolitica di residenza. Indagine apparsa su La Repubblica, 22 febbraio 2004. Il documento completo su www.agcom.it. |
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