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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
VILLA CERTOSA CAPITALE D'ESTATE
[La Repubblica, 27 luglio 2008]

L'estate è diventata una stagione più politica delle altre. Diversamente da qualche anno fa, quando, insieme agli italiani, andavano in ferie anche il Parlamento, i leader di partito e i giornalisti specializzati. Era la stagione delle "feste dell'Unità". Da un lato, sagre gastronomiche, accompagnate da musiche e balli popolari.
Dall'altro lato, (nelle sedi più importanti) luoghi di dibattito politico e culturale. Occasioni di socialità, dove il filo della politica e quello della vita quotidiana si annidavano in modo inestricabile. Ora, però, le feste dell'Unità sembrano paesi senza patria. Cui è perfino difficile attribuire un nome (feste democratiche?). Anche perché le componenti del Pd che provengono dalla Margherita faticano a identificarsi in un marchio tanto forte. Nella seconda Repubblica, invece, l'estate è stata definitivamente integrata nella vita politica. Utile e utilizzata per discutere e approvare leggi scomode. Come i "lodi alfani" e le leggi "ad personam" - ma anche, due anni fa, l'indulto. Contando sulla complicità del caldo e del clima vacanziero.
Bossi e la Lega, peraltro, da quasi vent'anni, hanno fatto dell'estate la stagione di maggiore dibattito e mobilitazione politica. In agosto, il governo padano si trasferisce a Ponte di Legno, nell'Alta Val Camonica. Seguito, negli anni di maggiore successo, da una folla di giornalisti "specializzati". I "legologi". D'altronde, Bossi, prima e più di altri, ha riempito il vuoto politico estivo dei media, lanciando, in questa stagione, le sue sfide principali. Contro la partitocrazia, la Chiesa e il Papa. Contro lo Stato nazionale. Fino al culmine, nel 1996, quando la Lega, 15 settembre, promosse una manifestazione per la "liberazione della Padania". Per due mesi non si parlò d'altro. Tutti in attesa che centinaia di migliaia, anzi, milioni di padani invadessero le rive del Po, separando, fisicamente, oltre che simbolicamente, la Padania dall'Italia.
Quando arrivò il grande giorno, in realtà, lungo il Po si radunarono poche decine di migliaia di persone. Ma intanto la Padania era divenuta una parola di uso comune. Mentre la secessione, evocata ogni giorno, si era tradotta in un obiettivo "normale"; quasi legittimo.
Quest'anno, che la Lega è tornata ai fasti elettorali degli anni Novanta, e Bossi, insieme alla condizione fisica, pare aver ritrovato anche la verve politica di un tempo, c'è da ritenere che Ponte di Legno, Pontida e le altre capitali padane torneranno di moda. Affollate di militanti, simpatizzanti (vecchi e nuovi), curiosi. E giornalisti.
Il segno politico dell'estate, nella seconda Repubblica, è stato, però, imposto (ovviamente) da Silvio Berlusconi. Che ha spostato il baricentro del (suo) governo a Villa Certosa. A Porto Cervo, in Sardegna. Più che una villa, una residenza "presidenziale". (Lo ha suggerito "Il Foglio", tra il serio e il faceto). La capitale di un Principato. Dove il Presidente (il Principe) incontra capi di Stato e di governo. Aznar, Blair, Putin.
Per ultimo, Mubarak. Dove nel 2009 si potrebbe svolgere perfino il G 8. Tra foreste di cactus, piscine, spiagge e luna park. Serate fastose, allietate dal Principe canterino al pianoforte, assecondato dal fido Apicella. Rievocazioni di antiche battaglie navali, fuochi d'artificio degni della "festa del Redentore". Specchio dell'evoluzione del potere. O meglio: della "privatizzazione" del potere pubblico. D'altronde, Berlusconi ha, da sempre, trasferito le sedi politiche, ma anche di governo, dai palazzi dello Stato a casa sua. Nelle sue diverse proprietà. Arcore, Macherio, Palazzo Grazioli. Villa Certosa. Appunto. Dove lo raggiungono non solo parenti, amici e amiche. Ma anche i politici. Uomini del suo partito personale e alleati. A Villa Certosa, il Cavaliere interpreta la parte dell'uomo di governo in perenne attività. Anche quando è in vacanza. A casa sua. Che diventa la casa di tutti. Un set foto-televisivo. Sbirciato dal gossip estivo. Narrato da Dagospia. Bandana e camicia aperta, sorriso incollato al volto, torace villoso. Il padrone di casa - al tempo stesso capo del governo, leader politico, imprenditore e divo - ostenta, davanti al mondo, i suoi lifting, i suoi trapianti tricologici. A marcare le sue metamorfosi: fisiche e politiche. Berlusconi è campione e sovrano del regime mediocratico. Modello imitato e ineguagliato. Fini, Schifani, Tremonti. Gli altri leader politici che girano con giornalisti RaiSet al seguito, in confronto, sono patetici. Fanno rimpiangere Romano Prodi, che, (per proprio limite, più che per scelta) esibiva un'anti-immagine "ontologicamente" anti-berlusconiana.
La politica estiva, interpretata dal Cavaliere nella sua villa in Sardegna, suggerisce la mutazione in atto nel nostro sistema. Da Repubblica a Principato. Da democrazia parlamentare a mediocrazia personale. L'opposizione, esiliata in continente, a discutere e a divertirsi (ma di che?) alle feste dell'Unità (se ancora si chiamano così). Il governo trasformato in "corte", raccolta intorno al Principe. Mentre, al Nord, il condottiero alleato, Umberto, prepara le campagne irredentiste d'autunno, nel suo castello a Ponte di Legno. I cittadini: spettatori. Pubblico curioso e docile.
Mentre l'estate avanza, tuttavia, dubitiamo dell'efficacia di questo copione. Soprattutto in questa fase. L'italiano medio oggi è deluso, provato e inquieto. Fatica ad affrontare i problemi della vita quotidiana. Guadagna, risparmia e consuma di meno, non riesce a immaginare il futuro. Gli sfugge la fretta di affrontare i problemi della giustizia (che affliggono il premier) prima di quelli dell'economia. L'italiano medio - perfino d'estate - non riesce più a distrarsi come una volta. Si diverte meno perfino a leggere le riviste di gossip. Le cui vendite, infatti, calano. L'Italia "media" rischia di scontrarsi con quella "mediale". Luccicante, rutilante, sorridente, opulenta e ottimista. Come l'immagine di Berlusconi. Il Principe della Certosa. Che, per non infiammare il risentimento e la frustrazione degli italiani, potrebbe adottare uno stile diverso, quest'estate. Più sobrio. Modesto. Defilato. Anche se gli costerà fatica, perché è contro la sua natura e il suo istinto. Ma, in fondo, anche altri - importanti quanto lui - dopo aver creato per sei giorni, il settimo si sono riposati.
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