demos & PI
contatti area riservata
RAPPORTO GLI ITALIANI E LO STATO OSSERVATORIO CAPITALE SOCIALE IL MONDO A NORDEST MONITOR ITALIA LE INDAGINI EUROPEE
Le mappe di Ilvo Diamanti
ULTIME MAPPE
Imprese e governo motori del rilancio gli italiani bocciano politica e sindacati
(28 novembre 2020)
vedi »
Il Covid fa bene solo alle mafie. “Per il 70% hanno più potere”
(21 novembre 2020)
vedi »
Dalla fede alla fiducia: Francesco più popolare della sua Chiesa
(14 novembre 2020)
vedi »
La zona grigia dell’Italia
(6 novembre 2020)
vedi »
LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
"IL PRESIDENTE" DEL NORD
[La Repubblica, 17 agosto 2008]

Umberto Bossi non parla mai a caso. Neppure quando esagera. Neppure quando poi si corregge. E capitano spesso entrambe le cose. Soprattutto a Ponte di Legno, dove, da decenni, trascorre le ferie estive. Usa il tradizionale "discorso di Ferragosto" per annunciare le campagne d'autunno. O più semplicemente, per riposizionare la Lega al centro del dibattito politico nazionale. Come ha fatto in passato, quando, proprio a Ponte di Legno, ha anticipato e quindi sostenuto la "battaglia per l'indipendenza padana". In altri anni, ha, invece, polemizzato con la Chiesa. Nemica della secessione. Ogni anno un'invenzione. Così, negli anni Novanta l'estate è divenuta una stagione "politica" leghista. Sfruttando il vuoto informativo, mentre le altre forze politiche andavano in ferie oppure si dedicavano alle feste di partito, la Lega si mobilitava. E dava materia interessante ai giornali e ai giornalisti. Che la seguivano in massa. Poi, per alcuni anni, dopo l'eclissi elettorale di fine millennio e, soprattutto, dopo la malattia di Bossi, anche la Lega ha rispettato il periodo feriale. Ponte di Legno è divenuto un luogo di riposo. E di convalescenza, per il leader e la Lega. Oggi, insieme a Bossi e alla Lega, anche Ponte di Legno è tornata ad essere una capitale politica estiva. Controcanto di Villa Certosa. Per questo la promessa di Bossi, di "restituire l'Ici ai Comuni", appare importante. Perché suggerisce le preoccupazioni e, al tempo stesso, le strategie future della Lega. Dal punto di vista esterno, ma anche interno. Né il chiarimento avuto con Tremonti cambia la sostanza del discorso.
1) Anzitutto, c'è una preoccupazione "sostanziale" e progettuale. L'abolizione dell'Ici è popolare, fra i cittadini, perché si tratta di una tassa in meno per oltre il 70% degli italiani, proprietari di casa. Tuttavia, l'Ici è un'imposta comunale, applicata e incassata dai comuni. La principale fonte di autofinanziamento per le casse sempre più esauste delle amministrazioni locali. Abolirla per programma, farne il manifesto elettorale, è, sicuramente, servito al Pdl. Ma per la Lega era e resta un non-senso. Un partito che si presenta come il portabandiera dell'autogoverno locale: come può farsi complice di un atto che sottrae agli enti locali il principale e più sostanzioso strumento di autofinanziamento? È una contraddizione in termini. Che Bossi oggi cerca di sciogliere. Così, a Ponte di Legno, ha chiarito che il federalismo fiscale non può riguardare solamente le Regioni, ma deve interessare anche i Comuni. Per i quali gli oneri di fabbricazione e l'Ici costituiscono la principale risorsa. D'altronde, la Lega è insediata al governo di centinaia di comuni di taglia piccolissima, piccola. Ma anche media e grande. Come Verona, Treviso, Varese. Alle elezioni di aprile 2008, inoltre, si è imposta come primo partito in oltre 800 comuni (su circa 4000, al di sopra del Po; Aosta e Bolzano escluse). E nei piccoli e medi comuni del Nord pedemontano (più che padano), dove la Lega è più forte, il peso delle case in proprietà è massimo.
2) C'è, poi, la preoccupazione di Bossi di smarcare se stesso e la Lega dal Pdl di Silvio Berlusconi. Inventore dell'abolizione dell'Ici fin dalla campagna elettorale del 2006, quando l'aveva estratta, come un coniglio dal cappello, nel secondo, decisivo "faccia a faccia" in tivù con Prodi. Bossi, dopo la rappacificazione del 1999, ha sempre sostenuto, in modo fedele, l'amico Silvio. A Ponte di Legno, però, ha ribadito che non si tratta di una fiducia illimitata. Fine a se stessa. Ma fondata su solide basi di interesse. E lascia intendere che altre occasioni per ribadire la propria autonomia non mancheranno, in futuro. Soprattutto oggi che l'amico Silvio è divenuto leader di un nuovo partito, in cui è cresciuto notevolmente il peso del Sud e delle componenti più stataliste e assistenzialiste (AN).
3) Sullo sfondo, si intravede l'ipotesi - in realtà molto ipotetica - di un'intesa con il Pd. Che, a sua volta, governa in molti comuni del Centro-Nord. Sensibile alla proposta di reintrodurre l'Ici, sul tema del federalismo fiscale si è già dichiarato disponibile al confronto e a negoziare proposte comuni. Tuttavia, per la Lega, l'apertura a sinistra in questo momento costituisce soprattutto - se non solo - un mezzo per distinguersi e per esercitare pressione nei confronti del Pdl. Semmai, la Lega oggi ha interesse a presentare se stessa come opposizione "nel" governo. L'unica possibile, viste le difficoltà in cui si dibatte l'opposizione "al" governo. Cioè, il Pd e la sinistra.
4) Non vanno, infine, trascurate le ragioni "interne" alla Lega. Una, già anticipata, riguarda la preoccupazione di rispondere ai propri amministratori locali, ai propri sindaci. Pressati dalle richieste crescenti dei cittadini, mentre risorse e (auto)finanziamenti calano. Ma c'è un'altra ragione, forse più importante. Riguarda l'identità. La Lega negli ultimi anni, negli ultimi mesi, si è caratterizzata sempre più come soggetto "securitario". Attraverso le campagne sugli (e, spesso, contro gli) immigrati e i rom. Non è un caso che il suo uomo di governo più popolare e rappresentativo, oggi, sia Roberto Maroni, ministro degli Interni. Che proprio nei giorni scorsi ha ribadito l'efficacia dei provvedimenti in materia di immigrazione e criminalità comune. Rivendicando l'importanza dell'uso dell'esercito. Peraltro, fra gli amministratori della Lega, oggi i più popolari sono, forse, Flavio Tosi, sindaco di Verona, e (l'antesignano) Giancarlo Gentilini, (pro)sindaco di Treviso. Idealtipi del borgomastro che promette "ordine e polizia". Interpreta la domanda di sicurezza come risposta alle paure. L'identità locale come difesa "dagli altri". Rivendicare la restituzione dell'Ici, il federalismo fiscale, levare il dito medio contro l'inno di Mameli (al di là delle precisazioni storico-filologiche regalate da Bossi a Ponte di Legno) significa rilanciare la "Lega per l'indipendenza padana", annebbiata dalla "Lega degli uomini spaventati". Dare evidenza alla Lega dei Comuni e (prossimamente) delle Regioni, eclissata dalla Lega delle ronde.
Non bisogna, ovviamente, attendersi lacerazioni o strappi - e neppure fratture significative - su questi argomenti, nei prossimi mesi. Tuttavia, il discorso di Bossi a Ponte di Legno serve a rammentare tre cose, utili a immaginare il futuro politico italiano: a) Bossi è tornato e comanda la Lega; b) la Lega è alleato fedele di Berlusconi, ma oggi pesa molto più che nel 1994 e nel 2001: lo farà pesare; c) in questo governo e in questa maggioranza il fattore geopolitico è destinato a contare sempre più. Soprattutto in vista dell'annunciata, definitiva confluenza di FI e An nel Pdl. La Lega è (e vuole interpretare) il Nord, mentre il Pdl gravita sul Centro-Sud. La Lega abita nel Lombardo-Veneto, mentre il baricentro del Pdl è diviso fra Roma e la Sicilia. Inutile attendersi il Big Bang, in futuro. Però, forse, un Little Bang...
home  |  obiettivi  |  organizzazione  |  approfondimenti  |  rete demos & PI  |  partner  |  privacy step srl  ::  p. iva 02340540240