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OSSERVATORIO SUL NORD EST - IL NORD EST E LA FAMIGLIA

Svolto su incarico de Il Gazzettino, che ne ospita anche la pubblicazione settimanale, rileva gli atteggiamenti politici e culturali di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento.
NUOVE FAMIGLIE CRESCONO, SENZA SPOSARSI
[di Fabio Bordignon]

Cosa significa, oggi, la parola famiglia? Cosa significa “essere una famiglia”? La popolazione del Nord Est si divide, di fronte alle possibili definizioni, ma per la maggioranza relativa degli intervistati da Demos è sufficiente che “due persone convivano sotto lo stesso tetto”. Solo una persona su cinque, invece, fa riferimento al “matrimonio in chiesa”. E’ quanto emerge dalle interviste effettuate a un campione di oltre mille persone, i cui risultati vengono proposti da Il Gazzettino, nella settimana in cui si tiene, a Città del Messico, il VI Incontro Mondiale delle Famiglie.
Le definizioni cambiano, nel tempo, assieme ai costumi sociali. Se la formazione di un nuovo nucleo familiare, fino a qualche decennio fa, veniva celebrata quasi esclusivamente sull’altare, oggi le cose sono cambiate, e di molto. Se, da un lato, è aumentato notevolmente il numero delle unioni libere, al di fuori del vincolo matrimoniale, dall’altro lato, quando una coppia decide di sposarsi, sempre più spesso lo fa in municipio. Nel 2005, secondo i dati Istat, il 32% dei matrimoni si è svolto con rito civile. E il tasso sale notevolmente nel Nord e, in particolare, nel Nord Est: 42% in Veneto; addirittura 50% in Trentino-Alto Adige (grazie, soprattutto, al dato di Bolzano) e 51% in Friuli-Venezia Giulia (uniche due regioni italiane a superare la maggioranza assoluta).
Questi mutamenti sono ben visibili anche nella stessa “idea di famiglia” fatta propria dai cittadini dell’area nord-orientale. La sua definizione è ancora fortemente collegata al vincolo matrimoniale, ma solo una componente minoritaria ne restringe il perimetro alla dimensione religiosa. E’ circa il 20% degli intervistati, infatti, a ritenere che, per poter “parlare di famiglia”, sia necessario che la coppia pronunci il proprio “sì” di fronte al sacerdote. Per il 33%, invece, basta sposarsi: “in comune o in chiesa non importa”. Me è interessante osservare come una componente cospicua (sebbene ancora minoritaria) della popolazione nordestina proponga una concezione del tutto scollegata dal matrimonio: secondo il 44% dei soggetti interpellati dall’Osservatorio sul Nord Est, basta che due persone scelgano di convivere.
E’ interessante osservare, soprattutto, come la definizione cambi nei diversi segmenti sociali e, in particolare, nei diversi settori anagrafici. A ritenere che, per diventare una famiglia, sia necessario il rito religioso sono soprattutto i settori anziani e meno istruiti della popolazione. Tuttavia, il dato supera di poco la quota di una persona su quattro anche tra gli over-65 (27%). Anche tra i praticanti assidui - chi va in chiesa tutte le domeniche o quasi – questa convinzione è proposta da appena un terzo degli intervistati (34%). A scegliere la definizione più “larga” di famiglia - quella svincolata dal matrimonio - sono, per converso, i settori più giovani e secolarizzati. In particolare, la componente di persone che attribuisce questo significato alla parola diventa maggioritaria al di sotto 35 anni e tra quanti hanno conseguito il diploma di scuola secondaria superiore. Ma anche il 50% dei praticanti saltuari adotta questa definizione, che mette invece d’accordo tre persone su quattro tra chi non partecipa mai o quasi mai ai riti religiosi. Rilevante, infine, è anche il collegamento con la variabile politica. Se quasi la metà degli elettori di centro-sinistra parla di famiglia quando una coppia sceglie di vivere insieme (49%), il dato si ferma al 38% fra gli elettori di centro-destra (che nel 28% dei casi rimarca l’importanza del matrimonio in chiesa).
NOTA METODOLOGICA

I dati dell'Osservatorio sul Nord Est, curato da Demos & Pi, sono stati rilevati attraverso un sondaggio telefonico svolto tra il 13 e il 15 ottobre 2008. Le interviste sono state realizzate con tecnica CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing), dalla società Demetra di Venezia. Il campione, di 1005 persone, è statisticamente rappresentativo della popolazione, con 15 anni e più, residente in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Trento, per area geografica, sesso e fasce d'età. I dati fino al 2007 fanno riferimento solamente al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia.
Fabio Bordignon e Natascia Porcellato hanno curato la parte metodologica, organizzativa e l'analisi dei dati. Giovanni Pace ha svolto la supervisione dell'indagine CATI. Lorenzo Bernardi ha fornito consulenza sugli aspetti metodologici. L'Osservatorio sul Nord Est è diretto da Ilvo Diamanti.
Documento completo su www.agcom.it.

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