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OSSERVATORIO SUL NORD EST - IL NORD EST E L'UNIONE/FUSIONE FRA COMUNI

Svolto su incarico de Il Gazzettino, che ne ospita anche la pubblicazione settimanale, rileva gli atteggiamenti politici e culturali di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento.
SÌ ALLE FUSIONI TRA COMUNI, MA CHI LE HA PROVATE È DELUSO
[di Natascia Porcellato]

Quale futuro per i Comuni? Secondi i dati elaborati da Demos e pubblicati oggi all'interno dell'Osservatorio sul Nord Est del Gazzettino, la maggioranza relativa guarda con favore (42%) alle Fusioni di Comuni, mentre è il 32% a preferire le operazioni di Unione. Il 22%, però, ritiene che tutto debba restare così com'è. D'altra parte, la stragrande maggioranza (77%) vive in realtà non toccate da queste iniziative, mentre è una quota contenuta ad essere residente in un Comune che fa parte di un'Unione o che si è fuso con altri municipi (16%). I giudizi espressi da questi ultimi sugli effetti nelle loro realtà locali non sono particolarmente positivi: non sembrano essere migliorati i servizi (47%) e non è stata percepita una diminuzione delle spese (60%) o delle tasse locali (71%).

Il dilemma "Unione di Comuni o Fusione di Comuni" in questi anni si è posto con forza agli enti locali. Respinto l'ultimo tentativo di imporre la fusione ai Comuni con meno di 5.000 abitanti, resta il problema di un sistema di municipi frastagliato e sempre più in affanno a causa dei trasferimenti sempre più ridotti e degli organici progressivamente più inadeguati date le assunzioni sempre più difficili. Solo nel 2016, ci sono state 29 Fusioni di Comuni: 4 in Emilia-Romagna, 2 in Lombardia, 3 in Piemonte, 2 in Veneto e 18 in Trentino-Alto Adige. Dal 2013 ad oggi, si contano 62 Fusioni che hanno coinvolto 153 Comuni.

Che dei cambiamenti vadano effettuati è chiaro anche all'opinione pubblica del Nord Est. Infatti, è una minoranza -il 22%- a ritenere che le cose vadano lasciate così come sono. Sono soprattutto persone tra i 55 e i 64 anni (26%), in possesso della licenza media (26%) e residenti in Comuni con meno di 15mila abitanti (28%). Dal punto di vista professionale, invece, sono operai (29%) e studenti (48%) a orientarsi maggiormente per il mantenimento dello status quo.
Il 32% giudica l'Unione di funzioni o servizi, con il mantenimento delle singole municipalità, la formula migliore. In questo caso, oltre alle persone in possesso di un alto livello di istruzione (42%), sono i giovani under-25 (58%) ad essere più propensi per questa ipotesi, ma le percentuali si collocano al di sopra della media anche tra le persone tra i 25 e i 44 anni (36%). Professionalmente, osserviamo un favore trasversale che vede insieme casalinghe (55%) e liberi professionisti (50%), imprenditori e lavoratori autonomi (45%), studenti (40%) e operai (36%).

È la Fusione di Comuni a raccogliere il consenso della maggioranza (relativa, 42%) degli intervistati. In questo caso, a sostenere la strada della vera e propria aggregazione sono soprattutto gli adulti (oltre 45 anni, 46-52%), quanti hanno conseguito la licenza elementare (52%) e gli impiegati (49%).
La stragrande maggioranza degli intervistati (77%), però, vive in realtà non interessate da Unioni o Fusioni. Tra questi, solo una minoranza vorrebbe il proprio Comune coinvolto in un'Unione (14%) o come parte di una Fusione (15%): la gran parte, infatti, preferisce lasciare le cose come sono oggi (45%).

Il 16%, infine, vive in municipi che sono già coinvolti in Unioni o che hanno fatto delle Fusioni. Il bilancio dell'esperienza, però, non sembra particolarmente positivo. Il giudizio sui servizi appare controverso, con un sostanziale equilibrio tra chi ha percepito un loro miglioramento post-Unione o Fusione (46%) e chi no (47%). Più netta, invece, l'idea che tasse locali (71%) e spese (60%) non siano diminuite a seguito di questi cambiamenti.





NOTA INFORMATIVA

L'Osservatorio sul Nord Est è curato da Demos & Pi per Il Gazzettino. Il sondaggio è stato condotto nei giorni 5-7 settembre 2016 e le interviste sono state realizzate con tecnica CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing) da Demetra. Il campione, di 1013 persone (rifiuti/sostituzioni: 10914), è statisticamente rappresentativo della popolazione, con 15 anni e più, in possesso di telefono fisso, residente in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Trento, per area geografica, sesso e fasce d'età (margine massimo di errore 3.08%). I dati fino al 2007 fanno riferimento solamente al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia. I dati sono arrotondati all'unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100.
Natascia Porcellato, con la collaborazione di Ludovico Gardani, ha curato la parte metodologica, organizzativa e l'analisi dei dati. Beatrice Bartoli ha svolto la supervisione dell'indagine CATI.
L'Osservatorio sul Nord Est è diretto da Ilvo Diamanti.
Documento completo su www.agcom.it.

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