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OSSERVATORIO SUL NORD EST - IL NORD EST SOTTOVALUTA LA MAFIA

Svolto su incarico de Il Gazzettino, che ne ospita anche la pubblicazione settimanale, rileva gli atteggiamenti politici e culturali di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento.
A NORD EST FANNO PIÙ PAURA I DELINQUENTI CHE LA MAFIA
[di Natascia Porcellato]

Secondo Don Luigi Ciotti, "la forza della mafia non sta nella mafia, è fuori, è in quella zona grigia costituita da segmenti della politica, del mondo delle professioni e dell'imprenditoria". A questo elenco, forse, dovremmo aggiungere anche l'incoscienza dell'opinione pubblica che, almeno in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e in provincia di Trento, sembra essere scarsamente preoccupata della presenza sul territorio di organizzazioni mafiose e del loro operato. Secondo i dati raccolti da Demos e pubblicati oggi all'interno dell'Osservatorio sul Nord Est del Gazzettino, infatti, è poco più di un intervistato su cinque a sostenere che la criminalità organizzata è molto o abbastanza presente nella propria zona e una quota sostanzialmente analoga (21%) ritiene che la presenza delle cosche sia aumentata negli ultimi 10 anni.

Eppure, guardando alla ricerca "Le mafie liquide in Veneto. Forme e metamorfosi della criminalità organizzata nell'economia regionale" di UnionCamere Veneto per Libera (maggio 2016), il quadro appare tutt'altro che rassicurante. L'indice di presenza mafiosa indica che nelle province del Nord Est vi è una presenza media o medio-bassa. Nel campo del narcotraffico, ad esempio, in Friuli-Venezia Giulia è attiva la Camorra, a cui si aggiungono Cosa Nostra e `Ndrangheta in Veneto.

Il rischio più grande, però, è il progressivo tentativo di insediamento nei diversi settori produttivi, minando in questo modo, oltre che le fondamenta dell'economia locale, anche l'identità stessa della terra del laburismo. D'altra parte, per la stragrande maggioranza degli intevistati la mafia è poco o per nulla presente nella propria zona di residenza (71%) e c'è una quota minoritaria (ma non trascurabile, 14%) di intervistati che ritiene che le mafie non ci sono oggi e non ci sono mai state: in questo caso, ritroviamo una presenza superiore alla media di anziani over-65 (20%), imprenditori (17%), pensionati (19%) e di persone che vivono in comuni con meno di 15mila abitanti (17%).
In ogni caso, la maggioranza dei nordestini ritiene che la presenza delle mafie sia rimasta stabile o diminuita (complessivamente: 54%) nel corso dell'ultimo decennio. La percentuale, inoltre, tende a salire tra le persone di età centrale (25-44 anni) e gli adulti tra i 55 e i 64 anni), oltre che tra quanti vivono in città con oltre 50mila abitanti. Dal punto di vista socio-professionale, poi, l'idea che le mafie siano rimaste stabili o diminuite nel corso degli ultimi 10 anni coinvolge in maniera trasversale diversi settori: operai e casalinghe, lavoratori autonomi e imprenditori, tecnici e liberi professionisti.

Sempre ricorrendo ai dati UnionCamere, l'evidenza racconta una realtà piuttosto diversa: nel 2015, nel solo Veneto, ci sono state 186 azioni di confisca di beni mafiosi, mentre nel 2013 lo stesso conto si era fermato a 88.

D'altra parte, la tensione del Nord Est appare attratta "dall'altro lato" della criminalità: quella comune. Scippi, borseggi, furti d'appartamento: i reati che colpiscono direttamente il singolo cittadino, minando la sua tranquillità e mettendo a rischio la sua incolumità, sono quelli su cui si concentra la maggiore preoccupazione e su cui c'è una maggiore richiesta di attenzione e di intervento alle Autorità pubbliche. Nella scelta tra criminalità comune e organizzata, oggi come nel 2010, gli intervistati mostrano pochi dubbi: il 69% indica come più grave la criminalità comune mentre chi punta il dito su quella organizzata si ferma al 21%.




NOTA INFORMATIVA

L'Osservatorio sul Nord Est è curato da Demos & Pi per Il Gazzettino. Il sondaggio è stato condotto nei giorni 5-7 settembre 2016 e le interviste sono state realizzate con tecnica CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing) da Demetra. Il campione, di 1013 persone (rifiuti/sostituzioni: 10914), è statisticamente rappresentativo della popolazione, con 15 anni e più, in possesso di telefono fisso, residente in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Trento, per area geografica, sesso e fasce d'età (margine massimo di errore 3.08%). I dati fino al 2007 fanno riferimento solamente al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia. I dati sono arrotondati all'unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100.
Natascia Porcellato, con la collaborazione di Ludovico Gardani, ha curato la parte metodologica, organizzativa e l'analisi dei dati. Beatrice Bartoli ha svolto la supervisione dell'indagine CATI.
L'Osservatorio sul Nord Est è diretto da Ilvo Diamanti.
Documento completo su www.agcom.it.

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