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OSSERVATORIO SUL NORD EST - NORD EST, CRESCE LO SCETTICISMO VERSO L'UNIONE EUROPEA

Svolto su incarico de Il Gazzettino, che ne ospita anche la pubblicazione settimanale, rileva gli atteggiamenti politici e culturali di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento.
IL PROGETTO EUROPEO RESISTE, MA IL NORD EST È PIÙ SCETTICO
[di Natascia Porcellato]

Crescente scetticismo verso l'Unione Europea, ma non abbandono del progetto Europeo: questi -contrastanti- sentimenti sembrano caratterizzare i nordestini intervistati da Demos per Il Gazzettino. Secondo i dati dell'Osservatorio sul Nord Est, infatti, è il 27% a dichiarare di provare moltissima o molta fiducia verso l'Unione Europea. La quota appare più che dimezzata rispetto al 60% registrato nel 2002. Il distacco registrato nel corso degli anni, però, non pare aver intaccato il giudizio positivo sul complesso disegno di costruzione europea: il 63%, infatti, ritiene che per l'Italia sia preferibile restare nell'UE e nell'Euro, mentre sono quote minoritarie ad esprimere la volontà di abbandonare tutto (10%) o di uscire dall'area Euro (19%).

Storicamente, l'opinione pubblica nordestina ha sempre riposto grandi speranze nel progetto di costruzione europea. Perché è in quest'area che, in modo particolare, si guardava a Bruxelles per il cambiamento e le riforme, quasi un'alternativa a Roma, da sempre vissuta con una certa insofferenza. Negli ultimi anni, però, la crisi economica e la richiesta di austerità europea hanno minato la fiducia che legava il Nord Est all'Unione Europea.

Guardando alla serie storica, è evidente come l'erosione del consenso sia stata continua. Nel 2002 era il 60% a provare moltissima o molta fiducia nell'UE, ma già cinque anni dopo il valore scende al 42%. Nel 2012 registriamo un'ulteriore diminuzione di 10 punti percentuali fino all'attuale 27%.

La fiducia nell'UE tende a crescere tra i giovani (47%) e tra quanti hanno tra i 25 e i 34 anni (42%), mentre si mantiene intorno alla media dell'area tra quanti hanno tra i 35 e i 44 anni (25%). Decisamente più bassa, invece, la riserva di consenso che possiamo registrare tra gli over-45, compresa tra il 17 e il 23%. Se consideriamo il livello di istruzione, invece, emerge come la fiducia nell'UE aumenti parallelamente agli anni di scolarizzazione: tra quanti hanno la licenza elementare il consenso si ferma al 20%, sale al 23% tra chi è in possesso di un livello di istruzione medio e raggiunge il 35% tra chi ha conseguito un diploma o una laurea. Coerentemente, se consideriamo il fattore professionale, l'UE raccoglie la quota di consenso maggiore tra gli studenti (55%), si mantiene intorno alla media dell'area tra impiegati, liberi professionisti e disoccupati (30%), mentre si contrae in valori compresi tra il 17 e il 22% tra imprenditori, casalinghe, pensionati e operai.

Questi sentimenti, però, non sembrano mettere in discussione la partecipazione italiana al progetto europeo. Il 63% degli intervistati, infatti, ritiene che l'Italia debba restare nell'Euro e nell'UE, mentre un nordestino su dieci (10%) preferirebbe abbandonare da tutto questo. Il 19%, invece, vorrebbe lasciare solo l'Euro e l'8% non prende una posizione. Politicamente, la critica più radicale sembra provenire dai sostenitori del M5s che vedono una presenza rilevante sia di chi vorrebbe abbandonare del tutto il progetto europeo (22%) sia di quanti farebbero a meno solo dell'Euro (39%), ma va sottolineato che un grillino su tre (32%) ritiene che l'Italia debba restare nell'UE e nell'area Euro. Gli elettori della Lega Nord, invece, appaiono più focalizzati sulla necessità di lasciare la moneta unica (40%), anche se al suo interno ha un'ampia componente (46%) che la ritiene irrinunciabile insieme all'UE. La necessità di continuare il progetto europeo, infine, raccoglie il favore soprattutto degli elettori del Pd (89%) e dei partiti minori (71%), oltre a quanti si collocano nell'area grigia della reticenza (67%).




NOTA INFORMATIVA

L'Osservatorio sul Nord Est è curato da Demos & Pi per Il Gazzettino. Il sondaggio è stato condotto nei giorni 9-11 gennaio 2017 e le interviste sono state realizzate con tecnica CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing) da Demetra. Il campione, di 1011 persone (rifiuti/sostituzioni: 10374), è statisticamente rappresentativo della popolazione, con 15 anni e più, in possesso di telefono fisso, residente in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Trento, per area geografica, sesso e fasce d'età (margine massimo di errore 3.08%). I dati fino al 2007 fanno riferimento solamente al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia. I dati sono arrotondati all'unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100.
Natascia Porcellato, con la collaborazione di Ludovico Gardani, ha curato la parte metodologica, organizzativa e l'analisi dei dati. Beatrice Bartoli ha svolto la supervisione dell'indagine CATI.
L'Osservatorio sul Nord Est è diretto da Ilvo Diamanti.

Documento completo su www.agcom.it.

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