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OSSERVATORIO SUL NORD EST - IL NORD EST SI ╚ STANCATO DEI CONCORSI DI BELLEZZA

Svolto su incarico de Il Gazzettino, che ne ospita anche la pubblicazione settimanale, rileva gli atteggiamenti politici e culturali di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento.
MISS, 4 SU 10 DICONO BASTA (E SONO SOPRATTUTTO DONNE)
[di Natascia Porcellato]

"I concorsi di bellezza femminili andrebbero aboliti perché svalutano le donne e le riducono a solo corpo senza personalità e cervello": questa -provocatoria- frase è al centro delle analisi proposte oggi da Demos all'interno dell'Osservatorio sul Nord Est del Gazzettino. 4 intervistati su 10 si dichiarano moltissimo o molto d'accordo con la frase proposta, mentre il 34% la condivide poco e il 26% per niente.

Secondo Oscar Wilde, "la bellezza non può essere interrogata: regna per diritto divino". Sarà quindi per l'introduzione della "miss parlante" che il fascino di queste competizioni nel tempo si è rarefatto? Eppure, attraverso i mutamenti del concorso di bellezza per antonomasia, Miss Italia, si può leggere anche la storia del costume del Paese. Dalla prima trasmissione del concorso via radio del 1950 all'approdo in televisione del 1979; dall'abolizione delle misure imposte alle miss (i famigerati 90-60-90) avvenuta nel 1990 all'apertura a donne sposate e madri del 1994; dalla prima miss di colore eletta tra mille polemiche nel 1996 all'obbligo della maggiore età per le partecipanti introdotto nel 2002; dall'introduzione della categoria dedicata alle forme più morbide del 2011 al trasloco dalla televisione pubblica a quella privata nel 2013; dallo spostamento a Jesolo del 2013 all'innalzamento dell'età massima di partecipazione da 26 a 30 anni del 2014.

Eppure, nonostante i tentativi di ammodernarli, oggi il 40% dei nordestini ritiene che i concorsi di bellezza femminili debbano essere aboliti perché svalutano le donne. E sono proprio le donne (47%) più che gli uomini (32%) ad esprimersi più duramente contro questo tipo di competizioni.

Se consideriamo congiuntamente genere ed età, però, possiamo rintracciare indicazioni interessanti. Tra i giovani, la distanza tra uomini (35%) e donne (33%) è minima e la sensibilità rispetto ai concorsi di bellezza sembra accomunarli. Tra i 25 e i 34 anni, invece, coesistono due visioni diverse: tra gli uomini, la condanna verso i concorsi di bellezza raggiunge il 43%, ma tra le coetanee lo stesso atteggiamento interessa il 64%. I valori tendono nuovamente ad allinearsi nelle persone tra i 34 e i 44 anni: se le donne che ritengono i concorsi di bellezza svalutanti per le partecipanti si attestano al 25%, tra i coetanei la stessa sensibilità non va oltre il 27%. Le distanze si fanno nuovamente marcate tra quanti hanno tra i 45 e i 54 anni: gli uomini di età centrale che mostrano disapprovazione verso i concorsi di bellezza sono il 20%, mentre tra le coetanee il valore sale al 54%. Tra gli adulti (55-64 anni) possiamo rintracciare delle distanze di genere ancora più grandi: il 28% degli uomini vorrebbe abolire i concorsi di bellezza femminili, mentre è il 67% delle donne a chiedere la stessa misura. Tra gli anziani con oltre 65 anni di età, infine, le sensibilità tendono a riavvicinarsi: la quota di uomini (46%) e donne (47%) che sostiene l'abolizione dei concorsi di bellezza femminili, infatti, tende ad essere del tutto simile.

NOTA INFORMATIVA

L'Osservatorio sul Nord Est è curato da Demos & Pi per Il Gazzettino. Il sondaggio è stato condotto nei giorni 4-7 settembre 2017 e le interviste sono state realizzate con tecnica CATI e CAWI da Demetra. Il campione, di 1024 persone (rifiuti/sostituzioni: 5091), è statisticamente rappresentativo della popolazione con 15 anni e più residente in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Trento, per area geografica, sesso e fasce d'età (margine massimo di errore 3.06% con CAWI) ed è stato ponderato in base alle variabili socio-demografiche. I dati fino al 2007 fanno riferimento solamente al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia. I dati sono arrotondati all'unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100.
Natascia Porcellato, con la collaborazione di Ludovico Gardani, ha curato la parte metodologica, organizzativa e l'analisi dei dati. Beatrice Bartoli ha svolto la supervisione dell'indagine CATI-CAWI.
L'Osservatorio sul Nord Est è diretto da Ilvo Diamanti.

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