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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
LA STAGIONE DEL MENO PEGGIO
[La Repubblica, 31 dicembre 2017]

La mappa dell'anno che verrà, tracciata da Demos in base a un sondaggio condotto negli ultimi giorni, disegna un orizzonte grigio.

Secondo gli italiani, infatti, il 2018 sarà un anno senza luce. E senza luci. Perché l'orizzonte appare grigio e non si scorgono figure in grado di illuminarlo. Al contrario. Perché gli unici soggetti significativi emergono sugli altri per la loro capacità di oscurare. Il passato. Ma, di conseguenza, anche il futuro.
Infatti, oggi non si scorgono "fari", riferimenti chiari e condivisi. Semmai: muri. Figure e leader che dividono, piuttosto che ri-unire. In particolare, uno. Che svetta su tutti. È ciò che si osserva in ambito nazionale, ma anche nel contesto internazionale.

Un anno fa, in Italia, alla fine del 2016, il sentimento degli italiani era, infatti, polarizzato intorno a Matteo Renzi. Indicato da una componente elevata di cittadini il Migliore (20%). E da un'altra, più elevata, il Peggiore (30%). D'altronde, il Paese, allora, era reduce da un referendum costituzionale, votato a conclusione di una campagna elettorale lunga e (con)tesa. Nell'occasione, Renzi aveva davvero diviso gli italiani, perché il referendum, per responsabilità dell'allora premier, si era progressivamente "personalizzato". Fino a diventare un referendum "personale". Su Renzi. Inevitabile che tutti gli altri attori politici venissero spinti sullo sfondo. Ad eccezione dell'altro Matteo. Salvini. Il quale aveva conquistato la scena politica e mediatica, scendendo dal Nord per rivolgersi al pubblico Nazionale. Come la sua Lega. Non più Padana. Ma, appunto, Nazionale. Come il partito a cui si ispira Salvini. Il Front National. Appunto. L'alternativa di Destra ai partiti storici che hanno governato la Francia, nella Quinta Repubblica: Socialisti e Repubblicani (gollisti e post-gollisti). Il FN oggi è guidato da Marine Le Pen, amica personale del leader leghista. La Lega Nazionale di Salvini, a differenza di quella di Bossi e di Maroni, ha rinunciato ai riferimenti territoriali. E Salvini, oggi, l'ha ribattezzata, non a caso, Lega - e basta. Mira, cioè, a imporsi come baricentro del ri-sentimento politico, in concorrenza con il M5s. Senza limiti, né riferimenti geografici.
Da Nord a Sud, passando per il Centro.

Come un anno fa, anche oggi circa un terzo degli italiani ha identificato il bersaglio del proprio risentimento in Matteo Renzi. Il Peggiore. Mentre gli altri lo seguono a grande distanza. Per primo Salvini, appunto, e Silvio Berlusconi. Ancora lui. Sempre lui. Entrambi vicini - ma sotto - al 10%.
Renzi, dunque, è il leader maggiormente stigmatizzato del 2017. Comunque, l'unico a provocare valutazioni - ed emozioni - davvero forti. Per questo, però, fornisce il segno di un sistema politico in-definito e opaco. Senza più divisioni né appartenenze chiare. Nette. Tutti o meglio, molti, moltissimi, ce l'hanno con lui. Renzi. E questo, in fondo, risulta perfino un fattore di forza più che di debolezza. Perché, comunque, è meglio sollevare dissenso, piuttosto che in-differenza. Come quasi tutti gli altri leader.

Gli stessi esponenti del M5s - Grillo e Di Maio - vengono giudicati Peggiori da componenti di cittadini molto limitate. Fra il 2 e il 5%. Anche se Di Maio risulta primo nella graduatoria dei Migliori. Il Migliore dei Migliori della nostra epoca grigia. Per questo, è "nominato" da poco meno del 10% degli italiani (intervistati). Per la precisione: il 9%: 1 punto in più rispetto a Renzi. E 2 sopra a Salvini. Insomma, oggi l'Italia appare agli italiani "il Paese dei Peggiori". Dove è difficile trovare qualcuno davvero "migliore degli altri". In modo netto. Non è un caso che le due figure politiche istituzionali più autorevoli, il Presidente Sergio Mattarella, e il Premier, Paolo Gentiloni, figurino solo nella graduatoria dei migliori, ma con punteggi limitati: 5-6%.

D'altronde, entrambi, per scelta e per temperamento, propongono un profilo simile. In tempi dove è "normale" andare oltre la "normalità", interpretare il ruolo sopra le righe, con un certo grado di populismo. Mattarella e Gentiloni si muovono sottotraccia. Adottano (come ho già scritto del premier) uno stile im-populista.

La rappresentazione dello scenario internazionale - presso gli italiani - riflette largamente quello nazionale. L'uomo dell'anno è uno solo. Donald Trump. Il Peggiore secondo il 34% degli intervistati. Il Migliore solo per il 4%. Tutti gli altri fanno parte del coro. Sullo sfondo. Fra i Migliori, Papa Francesco, Emmanuel Macron, la stessa Angela Merkel, stazionano fra il 5 e l'8%. Mentre fra i Peggiori, dopo il Presidente Usa (e ben lontano da lui), prevale il presidente Nord-coreano, Kim Jong-un. Che agita la minaccia nucleare. Ma è, soprattutto, il nemico eletto da Trump. Principale bersaglio della sua campagna globale, in questi tempi.

Così, dopo il clima di depressione maturato negli ultimi anni, che aveva toccato il culmine proprio un anno fa, si assiste, fra gli italiani, a una certa "ripresa". Se non economica, almeno psicologica. L'anno che verrà appare, infatti, migliore del precedente. Mentre cala, a maggior ragione, il peso dei pessimisti: 16%, cioè, 9 punti meno di un anno fa. È interessante osservare come l'ottimismo sia (relativamente) più elevato soprattutto fra le persone più anziane. E fra i giovanissimi (i quali, peraltro, appena possono, se ne vanno altrove). Mentre "nel mezzo del cammin di nostra vita" cala la penombra... È difficile, con questi dati, parlare di un cambiamento del clima d'opinione. Sostenere, cioè, che, secondo gli italiani, il 2018 sarà davvero "migliore". Semmai, "meno peggio".

Rispetto all'anno appena passato. Vedremo se le aspettative saranno confermate. Ma provare almeno a crederci: è già qualcosa.



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