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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
SBARCHI O PUTIN, SALVINI È SALDO. TRA I RIVALI IL PD MEGLIO DEI 5S
[La Repubblica, 12 luglio 2019]

Un anno dopo, il governo giallo-verde, presieduto da Giuseppe Conte, dispone ancora di un consenso elevato. Insieme al Premier. Il sondaggio condotto nei giorni scorsi da Demos per Repubblica sottolinea come il clima d'opinione nei loro confronti resti ancora largamente favorevole.

Alle elezioni del 2018, Lega e M5s, insieme, rappresentavano, infatti, qualcosa più del 50% degli elettori. Oggi, insieme, sfiorano il 53%. Tuttavia, com'è noto, il loro peso relativo è cambiato. Anzi, si è letteralmente rovesciato.

Perché la Lega di Salvini è stimata sopra il 35% e il M5s meno della metà: 17,6%. Così la posizione dei 5s è divenuta difficile. E complicata. Perché non sono più il "partito di maggioranza nella maggioranza". Ma non riescono neppure a svolgere il ruolo di opposizione - nella maggioranza.

Infatti, secondo le stime di Demos, il PD, guidato da Zingaretti, li ha raggiunti e superati. Nettamente. Con il 22,5%, è quasi 5 punti sopra il M5s. Anche se rimane quasi 10 punti sotto alla Lega. Il PD, tuttavia, oggi appare il principale partito di opposizione. In ripresa, ha superato il risultato ottenuto alle Politiche del 2018. Dietro, c'è il vuoto. Comunque, la penombra. A Destra, FI, ridotta al 7%, è quasi affiancata dai FdI di Giorgia Meloni.

Il governo, peraltro, mantiene un gradimento elevato: 55%. In crescita, negli ultimi mesi. Come il Premier, Giuseppe Conte, che ha raggiunto il livello di consensi più alto, nel corso del suo mandato: 64%. Probabilmente, perché, accanto a Salvini e Di Maio, appare rassicurante.

Il "Bilanciere" di un governo e di un Paese "sbilanciato". All'interno, ma anche all'esterno. Viste le tensioni che si ripetono, intorno al ruolo e ai rapporti in ambito internazionale. Con l'Unione Europea. E non solo. Nei giorni scorsi, infatti, sono esplose polemiche a proposito dei contatti intrattenuti dall'imprenditore Savoini, vicino a Salvini, con Putin.

Tuttavia, non è una novità. Certamente non "spaventa" i leghisti, come conferma il sondaggio di Demos. Al contrario. Circa 2 elettori della Lega su 3 esprimono, infatti, una valutazione positiva su Putin. Un orientamento emerso anche in passato. La base della Lega è la più vicina al Presidente russo, Vladimir Putin, ma anche a quello USA, Donald Trump. E alla leader del FN Marine Le Pen. Insomma: ai leader che, fuori e dentro l'Europa, appaiono ostili alla UE.

Parallelamente, sono i più distanti e distinti rispetto ai Capi dei Paesi al centro della UE: Germania e Francia. Dunque: Angela Merkel ed Emmanuel Macron. All'opposto degli elettori del PD, che appaiono i più lontani da Putin, Trump e Le Pen. E i più vicini a Merkel e Macron. Superati, in questo caso, dagli elettori di Forza Italia. Che, peraltro, simpatizzano anche per Putin. Come il loro Capo.

È significativo, al proposito, l'atteggiamento degli elettori del M5s. I più titubanti. A favore di Putin, Trump, perfino di Marine Le Pen. Ma non troppo. Anche se più della media.

Così, si delinea una ragione del rafforzamento, molto relativo, del PD. Che occupa (quasi) da solo uno spazio politico di opposizione. Distante da Putin, Trump, Le Pen, Orbán. Vicino alla UE e ai leader che la guidano. Elemento di svantaggio, in un Paese che guarda la UE e l'Euro con sospetto. Ma teme, allo stesso tempo, di venirne escluso.

Il PD e il suo leader, Zingaretti. Defilati e in penombra. Schierati su argomenti e valori "im-populisti", ma anche piuttosto "im-popolari". Come sul tema degli sbarchi e dell'immigrazione. Scelto da Salvini come il bersaglio privilegiato, per intercettare e concentrare il ri-sentimento sociale. L'in-sicurezza dell'opinione pubblica.

Un obiettivo che, in tempi di "personalizzazione", diventa più efficace quando viene "personalizzato". Com'è avvenuto nel caso della Sea Watch, guidata dalla comandante Carola Rackete. Che ha sfidato i divieti (im)posti dal governo. E, in particolare, dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Il Capitano Matteo, infatti, ha identificato nella "Capitana Carola" la figura esemplare dell'Altro, che minaccia il nostro mondo, trasportando gli Altri.

I disperati che vengono da fuori. Perché la realtà non esiste, i nemici non esistono, il mondo non esiste, se non hanno un volto. Un'immagine. E lo stesso vale per il nostro sistema politico. Che ha bisogno di Capi, nei quali riconoscersi. Contro i quali battersi. Intorno a temi e obiettivi ad alto valore simbolico. Almeno fino a quando non si fanno i "conti" con i problemi economici veri. Anzi, i temi simbolici servono a oscurarli.

Così, le ragioni del consenso alla Lega sono largamente riassunte nella figura del Capo. Matteo Salvini. Nella sua capacità di "impersonare" la domanda di sicurezza, intercettando l'insicurezza della società attraverso bersagli sempre nuovi. Con esiti, tuttavia, contrastanti. Almeno, in prospettiva. Perché "la chiusura dei porti agli immigrati" è ritenuta una scelta importante da un quarto, ma risulta, al tempo stesso, la misura più sgradita da un terzo degli elettori.

Così, Salvini personalizza le paure, le emergenze. Ma ne diventa, a sua volta, parte. Così, rafforza l'immagine rassicurante di Conte. E offre un ruolo politico a soggetti che oggi sono disorientati, ma hanno una tradizione chiara e una posizione diversa, come il PD. Mentre svuota quelli che gli girano intorno.

Da una parte, il Centro-Destra, "sperduto" dietro a Berlusconi. Dall'altra, il non-partito inventato da Grillo. Oggi alla ricerca di un capo. E di una direzione.
Perché alla fine dei "partiti personali" rimangono "persone senza partiti".


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