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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
SOLO SALVINI È IL NEMICO DI SALVINI
[La Repubblica, 22 luglio 2019]

Non è facile immaginare cosa succederà nel prossimo periodo in Italia. Che ne sarà del governo e, in particolare, di Matteo Salvini. Vicepremier e ministro dell'Interno. I suoi rapporti politici e personali con Savoini, protagonista dello scandalo russo del petrolio, hanno sollevato molte polemiche. E la vicenda non è conclusa. Anzi, si sta allargando. Anche nel tempo. Fino a coinvolgere le relazioni pericolose - sul piano politico e finanziario - fra Salvini e Putin. Fra Lega e Russia. Tuttavia, l'impressione è che questi avvenimenti non abbiano avuto e non possano avere conseguenze sotto il profilo dei consensi. Politici e personali. Per la Lega e per Salvini. Il che è lo stesso. Perché la Lega si identifica in Salvini. Che, a sua volta, la identifica. Le dà un volto, una voce. Dunque, un'identità. I sondaggi degli ultimi giorni suggeriscono, anzi, una tendenza contraria. Vedono, infatti, la Lega salire ancora, nelle stime di voto. Oltre il 35%. Mentre la fiducia personale nei confronti di Salvini resiste, su livelli molto elevati. Come se il vento dell'Est avesse sollevato, in Italia, una reazione di (auto)difesa, da parte della base leghista. E non solo. Perché è l'Uomo Forte della compagine governativa. In un Paese nel quale quasi due terzi dei cittadini hanno sempre evocato e invocato l'avvento dell'Uomo Forte. Appunto. E ciò (mi) induce a suggerire un'ipotesi "personalizzata". Più delle trame russe e dei sospetti, anzi, le evidenze, circa i favori richiesti alla Russia dagli amici di Salvini, infatti, l'unico soggetto e oggetto in grado di indebolire il consenso verso Salvini e della Lega è Salvini stesso.

D'altronde, se queste - e altre - polemiche non hanno avuto effetti sull'opinione pubblica fino a oggi, non c'è motivo di supporre che, in futuro, possano influenzare il sentimento popolare. Fino a rovesciarne il segno. A questa "in-differenza" contribuisce, in primo luogo, l'assuefazione alla corruzione politica, che attraversa la società. Di più. L'abitudine a considerare la corruzione contestuale alla politica. Un elemento e una componente "normale" del sistema politico. Tanto più in Italia. Dopo le vicende di Tangentopoli che nei primi anni Novanta travolsero i partiti e la classe dirigente della Prima Repubblica. Anzi, travolsero la Prima Repubblica. Da allora, molto è cambiato, in Italia. Però gran parte dei cittadini (oltre 8 su 10) pensa che, rispetto all'epoca di Tangentopoli, la corruzione politica sia diffusa nella stessa misura (51%) o perfino di più (34%). Così, emergeva nel sondaggio condotto da Demos (per Repubblica) dopo le elezioni del 2018. Confermando una tendenza osservata da almeno 10 anni. Così, è difficile pensare che lo scandalo dei fondi russi susciti davvero scandalo. In fondo, così fan tutti... O meglio, lo han sempre fatto. Salvini e la sua Lega non fanno eccezione. E allora perché stupirsi?

Lo stesso vale per le relazioni pericolose con la Russia. Note da tempo. Come la simpatia degli elettori leghisti per la Russia. E per Putin. Come abbiamo rilevato anche una settimana fa. I leghisti, infatti, si confermano gli elettori che apprezzano maggiormente Putin. Ma anche Trump. E ancora, Marine Le Pen. Per contro, i più distaccati da Macron e dalla Merkel. Insomma, i più lontani dall'Unione europea e dai suoi leader. Non per caso, di recente, i loro parlamentari non hanno partecipato al voto che ha eletto Ursula von der Leyen presidente della Commissione europea.

Dunque, la Lega continua a raccogliere consensi. Anzi li aumenta. Nonostante tutto. In particolare, nonostante gli scandali che evocano la corruzione e la dipendenza dai poteri economici e politici "stranieri". Antichi vizi politici nazionali. Perché gli italiani si dovrebbero distaccare da Salvini e dalla Lega se, in fondo, la Lega di Salvini riproduce il copione di una storia nota? Forse proprio per questa ragione. Almeno, in prospettiva. Perché ne "corrompe" l'immagine di diversità. Ne contraddice la "singolarità". Ne erode il senso di "differenza" che il leader ha impersonato fino a oggi. Meglio: fino a ieri. Mentre oggi il Capo è costretto a spiegare che non c'entra con le trame ordite dai suoi amici. Dai suoi collaboratori. "A sua insaputa". Anche se a nome suo.

Il Capo: spinto a giustificare comportamenti impropri. Da Prima Repubblica. Quasi si trattasse ancora della "Lega di Bossi". Riluttante a discuterne in Parlamento. Perché «isolato dal suo stesso governo, di cui fino a ieri era il padrone», ha scritto Ezio Mauro. Comunque vada, rischia di perdere autorevolezza e credibilità. Quasi non fosse più il Capitano, ma un Caporale. È questo il vero problema di Salvini. Apparire meno diverso dagli altri, meno distante e distinto dalla classe dirigente di quella Prima Repubblica, che gran parte del Paese considera il passato. Lontana. Ebbene, quella Repubblica oggi appare meno lontana. Meno passata. E la Lega di Salvini ne appare meno estranea. Così, Salvini rischia, a sua volta, di venirne contaminato. Indebolito. Di apparire non più un "uomo forte", ma "uno come gli altri". Un "politico". Costretto a dissimulare l'evidenza. La realtà. E, quindi, a nascondersi. Ma Salvini non si può nascondere. Perché se diventa "uno come gli altri", "uno dei tanti", allora rischia di perdersi. In mezzo agli altri...


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