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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
UN PAESE SENZA IDENTITÀ POLITICA
[La Repubblica, 22 settembre 2019]

Infine, il Partito di Renzi è effettivamente sorto. Non il PdR, che avevo evocato ancora nel 2014. Quando mi riferivo alla personalizzazione del Pd. Ma "Italia Viva", un partito davvero "personale". Creato da Matteo Renzi, per scompaginare anzitutto il Pd. In vista delle prossime elezioni. Evocate e temute, dagli stessi soggetti che le invocano. I sondaggi condotti negli ultimi giorni, tuttavia, non concedono al Partito di Renzi molto spazio. Secondo Demos, intorno al 3-4% di elettori. Con un'area di incerti superiore al 10%. È interessante osservare come il maggior grado di attenzione, verso questo soggetto politico, sia espresso dalla base del Pd (4,7% di certi, quasi il 29%, comunque, "possibili"), ma più ancora dagli elettori di FI.

Tuttavia, l'aspetto più interessante, a mio avviso, non riguarda tanto il destino di Renzi e della sua avventura, ma del sistema politico italiano. Infatti, per la prima volta, nel dopoguerra, ci muoviamo in un quadro senza riferimenti. Nella Prima Repubblica, lo schema era chiaro: divideva la Dc - e gli alleati - dal Pci. La "frattura" decisiva era quella "anticomunista". Marcata dal Muro di Berlino. Caduto il Muro, Silvio Berlusconi, in Italia, ha eretto, al suo posto, il "muro di Arcore". Per mantenere fermo - e sfruttare a proprio favore - il "sentimento anticomunista", che ha condizionato, a lungo, il voto ai partiti legati, in qualche misura, a quella storia. Lo dimostra la stessa geografia politica del Pd, ridisegnata dalla leadership di Renzi. Il quale, alle elezioni europee del 2014, riuscì a imporsi anche in zone dove, fino al 2008, la Sinistra - e il Centro-Sinistra- non erano mai riusciti a penetrare.

Negli ultimi anni, però, tutto è cambiato. A livello internazionale e nazionale. I muri sono crollati, anche in Italia. Soprattutto dopo le fine del governo Berlusconi, nel 2011. E la conseguente caduta del "muro di Arcore". Al tempo stesso, però, sono cambiati gli attori della scena politica. I partiti, anzitutto. Si sono trasformati profondamente. Come ho già scritto (e altri lo hanno fatto, prima di me), i partiti si sono personalizzati. E, progressivamente, de-ideologizzati. Mentre la geografia politica, in Italia, ha perduto i suoi colori. Il Paese è divenuto progressivamente "incolore". Più dei partiti, sono divenuti importanti i leader. Così si sono imposti i partiti "personali" (per riprendere la nota definizione di Mauro Calise). Insieme agli "anti-partiti", come il M5s, che ha intercettato il disagio di un elettorato senza più appartenenze né riferimenti. Perché i partiti tradizionali avevano radici profonde e legami con la società, garantiti dai militanti, dall'organizzazione e dalle associazioni presenti nella società.

Oggi non è più così. Comunque, lo è molto di meno di ieri. La svolta definitiva - e visibile - è avvenuta alle elezioni del 2018, che hanno sancito il successo di due partiti diversi, ma uniti dal distacco da tutti gli altri. Il M5s: un "non-partito" per auto-definizione. E la Lega di Salvini. Che non è quella di Bossi e Maroni, come si è visto una settimana fa a Pontida. È un partito "personale", stretto intorno al capo. Il M5s e la Lega di Salvini si sono trovati al governo uniti da ciò che li divide da tutti gli altri. Oggi, il PdR, o meglio, l'IV(dR), l'Italia Viva di Renzi, ripropone lo stesso modello, lo stesso schema. È un partito personale. Non fa riferimento a basi sociali e ideali precise. Ciò che lo unisce e lo divide dagli altri è Renzi. Come Salvini, dall'altra parte. È una conferma della crisi del nostro sistema politico. Come si osserva negli stessi Paesi dove la "democrazia liberale" è più solida. Si pensi alla Francia, dove i post-gollisti (Républicains) e i socialisti, dopo essersi alternati al governo e alla presidenza, per decenni, sono collassati e hanno lasciato il posto a Emmanuel Macron e al suo partito personale, "En Marche!", che ha superato la destra populista del "Front (ora Rassemblement) National", guidato da Marine Le Pen. Anche in Germania, d'altronde, i socialdemocratici sono in crisi, da tempo, e i popolari (CDU-CSU) guidati fino a pochi mesi fa, da Angela Merkel, per quanto ancora saldamente al governo, debbono affrontare la sfida della destra populista di AfD. Soprattutto nei Lander orientali. Mentre nel Regno Unito i conservatori, ora guidati da Boris Johnson, corrono per la Brexit. Insieme a Nigel Farage. Peraltro, si sta allargando il movimento ambientalista. Insieme ai Verdi, che, in alcuni Paesi, come in Germania, ma anche in Francia (non in Italia), hanno ottenuto importanti successi...

L'esperimento di Renzi, dunque, solleva dubbi e "incertezze" perché l'intero sistema politico italiano è "incerto". Senza riferimenti e identità. Come il sistema politico europeo. Infatti, dovunque, i partiti storici si sono indeboliti. E "personalizzati". La differenza, semmai, è nelle persone. Perché in Francia e in Germania ci sono Macron e Merkel ...

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