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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
SEMPRE IN CERCA DI UN NEMICO I LEADER SI BRUCIANO IN FRETTA
[La Repubblica, 31 dicembre 2019]

Cosa ci attendiamo nel 2020? L'anno che verrà? Mi piace ripetere questa frase, un anno dopo l'altro, perché mi ricorda una canzone indimenticabile. Di un artista indimenticabile. Lucio Dalla. Tuttavia, l'anno che verrà, secondo circa metà degli italiani intervistati da Demos (per Repubblica), non sarà indimenticabile. Né migliore e neppure peggiore. Sicuramente non "bellissimo", per citare Giuseppe Conte. Piuttosto, "simile", se non "uguale", all'anno che sta finendo. Al 2019. Che disegna un Paese sospeso. Unito e diviso da un leader. Come nel decennio che finisce. Quest'anno: da Matteo Salvini. Dopo l'altro Matteo. Renzi. E, naturalmente, dopo Berlusconi. Le speranze degli ultimi anni, quando oltre un terzo dei cittadini immaginava un futuro (prossimo) diverso e migliore, si sono, dunque, "normalizzate". Gli ottimisti superano di pochissimo i pessimisti. Così, il quesito sul nostro "domani" resta (letteralmente) sospeso. Senza risposta. Cosa attendersi nell'anno che verrà? Chissà...

Tuttavia, il sentimento sociale non appare particolarmente scosso. D'altra parte, ci siamo abituati alle svolte. Alle "rivoluzioni", puntualmente frenate da "involuzioni". Così, perfino l'incertezza verso il futuro si è ridimensionata. In calo di 3 punti rispetto all'anno scorso, ma di 11 rispetto a un anno fa. Anche se mantiene livelli molto elevati: 45%. Delinea un Paese diviso e sospeso. Che, ormai, si è abituato a tutto. Anche all'incertezza. Divenuta una certezza. Come la famiglia. Unico riferimento certo di questo Paese senza riferimenti. La famiglia. Circa il 60% degli italiani la considera un sostegno "economico sicuro". A conferma che l'Italia è un Paese fondato sulla famiglia. Un rimedio all'insoddisfazione generale. Non solo "economica". Perché garantisce l'integrazione sociale e "bilancia" lo scetticismo verso il funzionamento della democrazia. Valutata positivamente, nel sondaggio di Demos, dal 41% dei cittadini. Dunque, da una larga...minoranza. D'altronde, la democrazia è cambiata sensibilmente.

Non solo in Italia. Ma in Europa. In Occidente. La democrazia "rappresentativa", in particolare. Ha ri-sentito dei cambiamenti che hanno coinvolto - talora "travolto" - i soggetti della rappresentanza. Le associazioni, le organizzazioni economiche... I partiti. Ormai, riassunti dalle "persone". Partiti "personali". Che diventano, talora, anzi: sempre più spesso, "persone senza partiti". "Oltre" i partiti. E lasciano un vuoto dove echeggia, forte, la voce dell'Uomo solo al comando. Un richiamo che incontra il favore di oltre metà dei cittadini, come mostra, da anni, il Rapporto di Demos su "Gli italiani e lo Stato". Nell'edizione più recente, pubblicata una settimana fa, raccoglie il consenso del 55% del campione. Mentre il quasi il 90% ritiene (molto o abbastanza) positiva la riduzione dei parlamentari. Cioè: dei "rappresentanti". È lo specchio di un Paese deluso dai partiti e dalle istituzioni. In cerca di Capi da seguire. E da per-seguire. D'altronde, in politica, i "nemici" contano assai più degli "amici".

Così, se valutiamo la graduatoria dei migliori e dei peggiori dell'anno appena trascorso, vediamo come prevalgano i "peggiori". Largamente. D'altronde, in Italia, e non solo, gli orientamenti politici sono, da sempre, ispirati dal "distacco". Da fratture. Più della preferenza politica, conta l'antipolitica. Che divide il Paese a metà. Quest'anno, intorno a Salvini. Per il 21% degli intervistati: il migliore. Per oltre un terzo (il 34%): il peggiore. Oltre metà degli orientamenti politici ruota intorno a lui, in Italia. Pro o contro Salvini. Un anno fa, c'era Matteo Renzi a contendergli la palma del peggiore. Ma quest'anno, Renzi si deve accontentare del terzo posto. Fra i peggiori. Indicato, da una frazione di persone. Il 15%. Una posizione marginale, per chi era abituato a recitare da protagonista. Se non la parte del "migliore", almeno del "peggiore". Anzi "meglio il peggiore". Visto che in Italia ciò che conta è individuare un nemico da contrastare.

Ma oggi l'unico leader che appare in grado di aggregare e dividere è l'altro Matteo. Salvini. Seguito, a grande distanza, da Luigi Di Maio. Mentre Silvio Berlusconi, nella graduatoria dei peggiori, è segnalato da una frazione di persone. Il 2%. Lui, il muro che aveva diviso e segnato la seconda Repubblica. Oggi è ai margini. Un ricordo...Perché la personalizzazione, in tempi di democrazia im-mediata, senza mediazioni né mediatori, rende rapidi anche i cambiamentii. Da un leader all'altro. È, invece, interessante osservare il riconoscimento ricevuto dal premier, Giuseppe Conte. L'anno scorso un'ombra nell'ombra. Quest'anno, secondo fra i "migliori". Accanto al Presidente della Repubblica. Mattarella. In mezzo a tante grida, le parole a bassa voce e i silenzi di Conte favoriscono l'attenzione.

Diverso e coerente con il passato recente è lo scenario dei riferimenti internazionali. Dominato da Donald Trump. Il "peggiore", secondo il 28% degli italiani. In uno scenario senza "migliori". Il più apprezzato, infatti, è Papa Francesco. Indicato dall'8% degli italiani. Più che un "punto di riferimento", dunque, solo "un punto". Come Greta. Eletta "migliore" da una quota analoga a Salvini e Trump. Papa Francesco, d'altronde, è, da tempo, criticato da Salvini. In quanto colpevole di sostenere "l'invasione dei disperati". I migranti. Per questa ragione, il Papa ottiene consensi molto bassi fra gli elettori della Lega, ma anche dei Fd'I. Al contrario di Trump.

Si tratta di segnali eloquenti di una geopolitica senza bandiere. Senza capi ai quali rivolgersi. "Salvo Salvini", in Italia. E Trump, nel mondo. Solo lui e lui da solo. Visto che Angela Merkel è scomparsa, dall'orizzonte degli italiani. Mentre Emmanuel Macron appare ancora nella classifica dei "peggiori", segnalato dal 6%. Molto pochi. Perché evidentemente conta poco. Secondo gli italiani. D'altronde, in questo Paese, tutto cambia in fretta. Un anno dopo l'altro. Un Capo dopo l'altro. E noi ci scopriamo cittadini sospesi di un Paese sospeso. In mezzo all'Europa. Anch'essa sospesa. Così, l'anno che sta arrivando, fra un anno passerà. E, io mi sto preparando, a molte nuove novità ...

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