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Le mappe di Ilvo Diamanti
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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
MISURE ANTI-COVID VALIDE PER 8 ITALIANI SU 10. E CRESCE DI NUOVO LA PAURA
[La Repubblica, 1 settembre 2020]

Non è ancora finita. La Pandemia. Anche se siamo ancora in estate, quando era previsto che il contagio sarebbe calato. Invece resiste. E si allarga. Non solo in Italia, ma in Francia, in Germania. In Spagna. E altrove. Il Coronavirus fa ancora paura e l'inquietudine sta crescendo. Di nuovo. Era calata per alcuni mesi, dopo il picco raggiunto a marzo, quando aveva coinvolto oltre il 90% degli italiani. Fino a scendere (appena) sotto l'80%, in giugno. Ma oggi (la settimana scorsa, per la precisione) ha ripreso a salire, per quanto di poco. Il recente sondaggio condotto da Demos, per l'Osservatorio sulla (in)sicurezza (curato insieme alla Fondazione Unipolis), rileva, infatti, come l'82% degli italiani (intervistati) si senta preoccupato dalla diffusione del Coronavirus. "I più preoccupati", in particolare, sono cresciuti dal 31 al 41%.

È, tuttavia, significativo osservare come sia cambiato il profilo socio-demografico della paura. Fino a giugno l'inquietudine pervadeva soprattutto le persone più anziane. Sul piano professionale: gli operai e i pensionati. Oggi, i più preoccupati appaiono i più giovani e gli studenti: circa il 90%. Specchio del contagio, che si è concentrato, sempre più, fra i più giovani. Da un Virus che investiva soprattutto i padri e i nonni, in particolare se afflitti da altri problemi di salute. Il miglioramento dei dati del contagio e la fine del lungo lockdown hanno spinto i più giovani superare i confini. Non solo territoriali, ma della prudenza. Così, nei luoghi di vacanza e negli eventi pubblici, abbiamo assistito e assistiamo a grandi affollamenti. Soprattutto di ragazzi. Anche se non solo...

Insieme alla "demografia", sta cambiando anche la "geografia" della preoccupazione. Che sta crescendo nelle regioni del Centro e del Sud. Molto più che nel Nord. Ma ciò che colpisce particolarmente è la previsione relativa ai tempi del Covid. Oggi oltre due persone su tre pensano che durerà ancora a lungo. Almeno un anno (50%). O anche di più (17%). E quasi 8 persone su 10 non condividono l'idea che le misure e le regole attualmente in vigore siano eccessivamente rigide. E vadano ridimensionate. Al contrario, ritengono che vadano non solo mantenute, ma "prorogate". Ancora a lungo.

È interessante, invece, osservare come la "paura" del virus non abbia un colore politico particolare. È, sicuramente, più estesa a Centro-Sinistra (quasi il 90%), ma a Centro-Destra si attesta, comunque, intorno all'80%. Come tra gli elettori della zona grigia, dove si rifugiano gli incerti (una componente molto ampia). Peraltro, i "negazionisti" sono pochi (meno del 5%).

Invece, si conferma la relazione, evidente, fra l'in-sicurezza e la fiducia nei confronti del Premier. Visto che il consenso verso il governo e verso Conte cresce sensibilmente insieme all'indice di preoccupazione suscitato dal Covid. E all'aspettativa riguardo alla durata del contagio.
Vediamo, così, confermate le indicazioni emerse dalle indagini condotte nel corso degli ultimi mesi. Sul piano politico, in particolare. In quanto appare evidente come il clima di paura generato dal Virus abbia allargato la domanda di autorità. E di soggetti che la interpretino. Anzitutto: il premier. Ma non solo. Questo orientamento ha rafforzato l'immagine di altre figure di governo. I Presidenti di Regione, soprattutto. Per primo, Luca Zaia. Quindi, Vincenzo De Luca. Meno Stefano Bonaccini e, soprattutto, Attilio Fontana. Oscurato da Salvini, che attraversa una fase difficile. Anche per la crescente popolarità di Giorgia Meloni, insieme ai Fd'I. Che stanno erodendo la base elettorale della Lega. A Destra. Visto che i Fd'I hanno una tradizione e una storia veramente di Destra. A differenza della Lega, che viene dal Nord, dove ha conosciuto i suoi primi, importanti, successi. Ed è divenuta (Destra) Nazionale solo nell'ultimo decennio.

Il ritorno del Virus, al centro delle paure, infine, ha valorizzato l'immagine di Mario Draghi. Un "tecnico", con forte impronta "politica", anche se non di parte. Come ogni dirigente del sistema bancario in Europa (e non solo).

D'altronde, il nostro sistema politico si è rivolto ai "tecnici" ogni volta che ha dovuto affrontare una crisi. Così, ha fatto ricorso ai magistrati, negli anni Novanta, dopo la crisi della prima Repubblica. E, dopo le dimissioni di Berlusconi, nel 2011, a Mario Monti. In precedenza, Commissario europeo alla concorrenza. Tuttavia, dopo il passaggio delle prossime elezioni regionali, amministrative e referendarie, è possibile attendersi altri cambiamenti. Anche se non è facile immaginare fratture tali da spingere a nuove elezioni. Perché produrrebbero nuovi equilibri e una composizione del Parlamento ben diversa da quella attuale. E sono in molti a temerlo. Fra i partiti e, ancor più, fra i parlamentari.

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