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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
GIUSTIZIA, I GIUDICI NON SONO PIÙ IL CONTROPOTERE ITALIANO
[La Repubblica, 12 luglio 2021]

In un sondaggio recente condotto da Demos per Repubblica, circa 4 italiani su 10, per la precisione: il 36%, esprimono fiducia verso la magistratura. Si tratta di una misura analoga a quella rilevata negli ultimi 10 anni. Con variazioni, talora, sensibili. Di segno positivo, in alcuni anni. E opposte, in altri momenti.

Peraltro, nelle indagini sul rapporto fra "Gli Italiani e lo Stato", che conduciamo da oltre vent'anni, il consenso verso la Magistratura, anche di recente, risulta superiore rispetto alle principali istituzioni e ai principali soggetti politici. Non solo ai partiti, anche al Parlamento. E allo stesso Stato. Si tratta di dati utili a comprendere le polemiche intorno alla "riforma della giustizia" che si sono accese in questi giorni. E hanno coinvolto le forze della maggioranza. In particolare, il M5S, che sui temi della legalità ha fondato la sua identità. La questione della "giustizia" è all'origine della nostra democrazia e della nostra Repubblica. Tanto più negli ultimi trent'anni.

In questa specifica occasione, l'intervento del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, pareva avere sbloccato il percorso della riforma. In particolare, sul tema della prescrizione. Anche grazie al dialogo diretto con il "garante" del MoVimento, Beppe Grillo. Tuttavia, questa stessa iniziativa ha contribuito ad accentuare i contrasti interni ai 5S. In primo luogo, tra il fondatore e il leader - in pectore - Giuseppe Conte.

Anche per questo motivo, non è chiaro cosa avverrà, in Parlamento, in vista dell'approvazione. Un altro segno della fragilità del sistema politico italiano, in questa fase. Perché, oggi, non si vedono alleanze e maggioranze stabili e resistenti, fra i partiti. Tutti insieme, al governo, tranne i FdI di Giorgia Meloni. Che, anche per questo, risultano in grande ascesa. Secondo alcuni sondaggi, primi. Davanti a tutti. Ma nessuna forza politica appare tanto forte e sicura da spingersi ad affrontare il voto degli italiani, prima della scadenza prevista. Troppo rischioso. Per tutti. Infatti, se guardiamo la Supermedia dei sondaggi politici realizzata da YouTrend, la partita tra FdI, Lega e Pd risulta aperta.
Attraversiamo, quindi, un periodo di incertezza, che non sappiamo quanto durerà.

Una patologia politica che conosciamo bene. Perché ha accompagnato l'Italia almeno da trent'anni. Da quando è caduta la Prima Repubblica. Nei primi anni Novanta. Allora, la Magistratura svolse un ruolo determinante. Attraverso le inchieste sulla corruzione "dei" e "nei" partiti, riassunta nella parola-chiave: Tangentopoli.

La figura simbolo di quella fase fu Antonio Di Pietro. Magistrato. Principale artefice delle inchieste giudiziarie di "Mani Pulite". Fondò e guidò, a sua volta, un partito, l'Italia dei Valori, che apparse il "partito anti-corruzione". In fondo, "l'anti-partito", visto che i partiti erano divenuti sinonimo di corruzione. Ma altri magistrati, in seguito, ne hanno seguito l'esempio. Per questo è interessante osservare l'andamento dei consensi, ondivago, verso la Magistratura negli ultimi 30 anni. In quanto riflette il sentimento politico e anti-politico degli italiani. La fiducia nei confronti della Magistratura raggiunge l'apice nei primi anni Novanta, gli anni di Tangentopoli, quando (secondo dati dell'ISPO) sfiora il 70%. In seguito, scende sensibilmente fino al 40%, intorno alla fine degli anni Novanta. Quando il ruolo politico dei magistrati è segnato dal confronto-contrasto con Silvio Berlusconi. E con altri leader dell'epoca. E ciò produce effetti contrastanti, per entrambe le parti. Perché politica e anti-politica si "contagiano" reciprocamente. La popolarità dei magistrati risale, nuovamente, all'inizio del decennio scorso. In coincidenza con il declino e la successiva caduta di Berlusconi. Figura simbolo della Seconda Repubblica. La magistratura è, infatti, garante e contro-potere istituzionale e costituzionale. Si afferma, dunque, nei passaggi cruciali della nostra storia recente. Nei primi anni Novanta, dopo la caduta del muro di Berlino, che accompagna la caduta della Prima Repubblica. E dopo la caduta del muro di Arcore, cioè, di Berlusconi, all'inizio degli anni Dieci del nuovo millennio. In seguito, la fiducia verso la Magistratura pro-segue in modo intermittente. Pur di-mostrando indici più limitati rispetto agli anni Novanta. È interessante, a questo proposito, osservare come, oggi, il grado più elevato di consenso emerga fra gli elettori del Pd e, in misura minore, del M5S. Nonostante l'importanza che la questione della giustizia assume nella loro "biografia". Al contrario, indici molto minori sono espressi dalla base di Forza Italia e dei Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Un segno ulteriore del ruolo assunto dalla Magistratura. Contro-potere e garante nei confronti delle istituzioni e del sistema politico. Ma, per la stessa ragione, coinvolta, perfino "implicata" nella politica. Agli occhi dei cittadini: un "soggetto politico" fra gli altri. Come gli altri. E, in ogni caso, un fattore di divisione, in un sistema politico fragile e geneticamente "diviso".

Che è passato da una Repubblica all'altra accompagnato, talora: trainato, dalla Magistratura.

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