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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
LA GUERRA INTERNA FA PERDERE VOTI AI 5S. SCENDE ANCHE LA FIDUCIA PER CONTE
[La Repubblica, 16 luglio 2021]

Viviamo tempi "incerti". Privi di riferimenti "certi". Verso o contro i quali orientarsi. Soprattutto in politica, che, in Italia, più che altrove, costituisce un campo aperto e conteso. Soprattutto "in questi tempi". Il sondaggio di Demos per l'Atlante Politico pubblicato oggi su Repubblica lo conferma in modo evidente. A partire dagli "orientamenti" elettorali, che riflettono un certo dis-orientamento. Perché non si colgono linee di coalizione ma neppure di frattura precise. Le stime di voto, infatti, pre-vedono tre partiti, davanti agli altri. Raccolti, però, a breve distanza uno dall'altro. Anzi: brevissima. Nello spazio di un punto. La Lega è ancora davanti agli altri, ma ormai di poco. Mezzo punto sopra i Fd'I, che, guidati da Giorgia Meloni, appaiono in costante crescita. Hanno, infatti, superato il 20%: quasi 6 punti in più, nell'ultimo anno. Ma quasi 16, rispetto alle elezioni politiche del 2018. Un'altra "era politica". Negli ultimi mesi, invece, il PD è sceso, seppur di poco, appena sotto il 20%. Tutti gli altri partiti sono più lontani. Compreso il M5S, alleato del PD. Ma oggi in chiara difficoltà. Sul piano interno, anzitutto. Logorato dalle polemiche fra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Il fondatore e l'ex Presidente del Consiglio, oggi "leader in pectore". Le conseguenze di queste tensioni appaiono evidenti. Anzitutto, nelle stime elettorali, che vedono il M5S in grande calo. Poco sopra il 15%: 2 punti in meno, rispetto agli ultimi mesi. Ma molto più se consideriamo le elezioni politiche del 2018, rispetto alle quali appare più che "dimezzato".

Inoltre, se consideriamo gli indici di fiducia "personale", Giuseppe Conte perde 9 punti. Ma continua a ottenere un grado di consenso molto elevato: 59%. Fra gli elettori del M5S supera il 91%. Una conferma che i "grillini" sono, ormai, divenuti "contini".

Se, però, consideriamo l'insieme degli elettori, Conte è affiancato e "raggiunto" dal Presidente della Regione Veneto. Luca Zaia. Leader della Lega (meglio: Liga) Veneta. Molto più apprezzato, rispetto al capo della Lega Nazionale, Matteo Salvini, anche fra gli italiani.

Accanto a loro, sul piano dei consensi, incontriamo alcune figure che occupano ruoli importanti, sul piano politico e di governo. In particolare, intorno al 50%, si collocano il ministro della salute, Roberto Speranza, la leader dei Fd'I, Giorgia Meloni e il Commissario Europeo, Paolo Gentiloni. Più sotto, in-seguono alcuni autorevoli soggetti politici nazionali e regionali. Oltre a Salvini, il presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e il ministro Dario Franceschini. Mentre Enrico Letta, nuovo segretario del PD, è (non molto) più indietro. Ottiene, infatti, il 40% di gradimento. In calo di 4 punti, negli ultimi mesi. Segno - e conseguenza - della "difficoltà" di guidare un partito anch'esso "in difficoltà". Senza ripetere tutta la graduatoria, visibile in tabella, è significativo come in fondo, secondo tradizione, vi sia Beppe Grillo. Preceduto, di poco, da Matteo Renzi. Il quale, tuttavia, guadagna un po' di consensi.

Nell'insieme, emerge un Paese senza un vero baricentro politico. Si conferma, dunque, l'asimmetria fra gli equilibri, o meglio, gli squilibri, in Parlamento e fra gli elettori. Perché il Parlamento è stato eletto nel 2018. In un'altra epoca. In un altro clima d'opinione. Oggi, i partiti di Centro Destra, insieme, sarebbero molto vicini al 50%. Quasi 10 punti in più rispetto all'asse fra Pd e M5S.

Tuttavia, è difficile immaginare, in questa situazione, che nuove elezioni possano "aggiustare" questo squilibrio. Perché ogni elezione è, comunque, imprevedibile, come abbiamo imparato ormai da 10 anni. E perché, oggi, nessuno ha intenzione di - e interesse ad - affrontare il voto. Tanto più dopo il taglio di oltre un terzo dei componenti nei due rami del Parlamento. Che renderebbe ancora più incerto il futuro "parlamentare" per molti parlamentari.

Così, ci troviamo stretti e quasi costretti in un contesto politico e istituzionale precario. In equilibrio instabile. Come risulta evidente dai dati di questo sondaggio. Che vede tre forze politiche praticamente alla pari. Nello spazio di un punto percentuale. Cioè: nulla. Mentre intorno al governo c'è una maggioranza che raccoglie tutti i partiti meno uno. I Fd'I di Giorgia Meloni. L'unica a guadagnare consensi. Non per caso. È lo specchio di un Paese frammentato, più che diviso.
Unito, soprattutto, dalla nazionale di calcio. E dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi. L'unico vero punto di riferimento degli italiani, secondo il sondaggio, appare, infatti, il governo. Stimato dal 74% dei cittadini. Praticamente, 3 italiani su 4. Ancora in crescita, rispetto alla precedente rilevazione, condotta nello scorso maggio. In assoluto, si tratta del livello più elevato registrato, negli ultimi 5 anni. Parallelamente, si è allargata la componente di quanti ritengono che questo governo durerà a lungo. Fino alla conclusione della legislatura. Nel 2023. Una previsione cresciuta di 15 punti negli ultimi due mesi. Si tratta, in parte, di un auspicio. Giustificato dai risultati ottenuti.

In questo Paese incerto, Mario Draghi costituisce, dunque, per gli italiani, l'unico e ultimo riferimento "nazionale". Insieme alla nazionale di calcio. Ma riteniamo altamente improbabile immaginare che Roberto Mancini accetterebbe di guidare questo sistema politico.....

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