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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
SONDAGGI, GLI ELETTORI DI PD E M5S: ALLEANZA SÌ, MA SOLO TATTICA
[La Repubblica, 2 agosto 2021]

L'alleanza fra PD e M5S riflette ragioni tattiche, di necessità. Non certo di identità. Soprattutto per gli elettori del M5S. È quanto si coglie dal recente sondaggio di Demos per Repubblica. Un'intesa necessaria, per affrontare i partiti di Centro Destra, non solo in questa fase, ma in vista delle prossime scadenze. In Parlamento e sul piano elettorale.

Tanto più dopo l'appello di Silvio Berlusconi a "costruire dal basso il Centro Destra unito", per preparare il voto politico del 2023. L'idea dell'alleanza "giallo-rossa" suscita interesse soprattutto fra gli elettori del PD. Ma, negli ultimi mesi, ha generato attenzione anche nella base del M5S. Questo orientamento è sollecitato, principalmente, da due ragioni, già evocate.

La prima riguarda le scadenze politiche dei prossimi mesi. E anni. Sul piano nazionale e locale. Anche se ciascun partito pensa, anzitutto, a se stesso, cioè: ai propri interessi, è indubbio che la questione delle alleanze risulti determinante. Per competere con le altre forze politiche. L'altro motivo a sostegno dell'alleanza fra PD e M5S è l'intesa crescente tra le forze di Centro Destra.

Per quanto divise di fronte all'attuale governo. Con i Fd'I, da soli, all'opposizione. E la Lega, insieme a FI, nella maggioranza. Per quanto su posizioni diverse su "diversi" temi. D'altra parte, anche l'alleanza giallo-rossa appare incerta. Attraversata da tensioni che scuotono i partiti anche al loro interno. Come sulla questione della riforma Cartabia sulla Giustizia. In discussione proprio in questi giorni.

Il sondaggio di Demos contribuisce a sottolineare le distanze - e i punti di incontro - fra i due partiti. Anzitutto sulla prospettiva di un percorso "comune", se non "unitario". Un'idea condivisa, in particolare, dagli elettori del PD. Fra i quali è cresciuta la propensione a costruire una coalizione, in primo luogo. Oppure, in seconda battuta, a mantenere un'alleanza "tattica". Senza ulteriori implicazioni - e complicazioni.

A differenza degli elettori del M5S, disponibili, seppure in minor misura, a stringere un'alleanza, in chiave specificamente elettorale. La domanda di coalizione, tuttavia, si è allargata in misura sensibile, negli ultimi due mesi, raggiungendo o (nel caso del PD) superando il grado di consenso ottenuto nello scorso marzo, dopo la formazione del governo guidato da Mario Draghi.

Sostenuto, ancora oggi, da una maggioranza quasi unanime di elettori del PD. E ampia anche nella base del M5S. Entrambi i partiti di-mostrano, peraltro, un limitato grado di personalizzazione. A differenza del Centro Destra, composto da soggetti politici che hanno un volto visibile e ri-conoscibile. Partiti "personali", più che "personalizzati". La Lega di Matteo Salvini e i Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Sulla scia di FI, identificata da sempre con Berlusconi. Certo, il M5S, oggi, ha assunto il volto di Giuseppe Conte, gradito da oltre 9 elettori su 10, ma Luigi Di Maio, presso la base dei 5S, continua a ottenere un consenso elevato.

Gli elettori del PD appaiono, a loro volta, "coin-volti dai diversi volti", proposti dal partito. Enrico Letta, davanti a tutti (86%). Ma di poco, visto che Dario Franceschini riscuote un grado fiducia quasi uguale - e totale (84%). Lo stesso Nicola Zingaretti, che si è dimesso, polemicamente, dalla carica di segretario nello scorso marzo, appare molto apprezzato, fra gli elettori del PD (79%). E da quelli del M5S: 47%: il più gradito fra i leader PD. In parte, per le ragioni e le critiche espresse, al momento delle dimissioni.In parte, perché lo stesso Zingaretti ha contribuito e partecipato alla formazione del governo giallo-rosso.

L'alleanza fra PD e M5S interessa, dunque, alla base elettorale di entrambi i partiti. Oggi più di qualche mese fa. Tuttavia, è difficile interpretarla come un orizzonte coerente e condiviso. Appare, piuttosto una strada obbligata, di fronte a impegni politici e parlamentari incombenti. Che nessuno, dei due partiti, è in grado di affrontare da solo. Soprattutto perché, dall'altra parte, le forze di Centro Destra appaiono determinate a col-legarsi ulteriormente. Per rafforzare il proprio ruolo e la propria influenza. In Parlamento e nel Paese. Tuttavia, è difficile individuare scenari precisi e de-finiti, per il sistema politico italiano, da questi dati. E, ancor più, dagli eventi e dalle scelte recenti - e incombenti.

Perché entrambi i fronti - il Centro Destra e il Centro Sinistra - appaiono instabili. Le forze di Centro Destra: Lega, FI e Fd'I. Unite e divise. Dentro e fuori il governo. Il Centro Sinistra, ancora ipotetico. Marcato dal ruolo e dal peso assunti dal Centro Destra. Così, l'alleanza "ipotetica" fra un partito in cerca di futuro, il PD, e un non-partito in cerca di identità, il M5S, rischia di generare una "non-alleanza". Almeno: un'alleanza provvisoria.

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