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Le mappe di Ilvo Diamanti
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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
INCOGNITA VIRUS SUL FUTURO QUIRINALE E SINDACI SONO L’ANCORA DI SALVEZZA
[La Repubblica, 18 dicembre 2021]

Due anni di pandemia hanno cambiato il nostro sguardo sulla società. Sul mondo. E, naturalmente, sulle istituzioni e lo Stato. Abbiamo (in)seguito questi mutamenti, da molto tempo, nel Rapporto "Gli italiani e lo Stato" curato da LaPolis dell'Università di Urbino e Demos. La ricerca, giunta alla XXIV edizione, ha "ri-costruito" il percorso tortuoso del Paese e degli atteggiamenti sociali nel corso del primo ventennio del secolo. Tuttavia, è chiaro che l'irruzione del Virus ha cambiato tutto. Negli ultimi due anni, infatti, il tempo è stato "de-limitato". E ciò che avveniva "prima" si è quasi perso nel buio. Mentre pensare a ciò che succederà domani, cioè: "dopo", appare im-prevedibile. Im-pensabile. Così è divenuto difficile rappresentare il nostro tempo, sospeso fra ieri e domani. Conta solo quel che avviene oggi. Perché ciò che avviene "ora" è già "passato". Mi rendo conto che, nel presentare il "Rapporto fra gli italiani e lo Stato" (che verrà pubblicato domani sull'Espresso), rischio di confondermi e di confondere coloro che leggono queste riflessioni per "capire" quanto è avvenuto e avviene in Italia. Nella nostra società. Eppure, occorre partire dalle ricerche che abbiamo condotto negli ultimi due anni. Perché sottolineano le difficoltà, per gli italiani, per noi, di guardarsi intorno e avanti. Sospesi, come siamo, in un tempo senza tempo. In-finito.

È sufficiente, per questo, ripercorrere i sondaggi dell'Osservatorio sulla Sicurezza, condotti da Demos- Fondazione Unipolis. Di-mostrano, infatti, come dietro e davanti a noi vi sia il buio. Perché è arduo prevedere quanto durerà la pandemia. Almeno un anno, secondo oltre metà degli italiani. Mentre il 23% ritiene che durerà ancora molti anni. In altri termini, più di 3 italiani su 4 non riescono a "pensare" cosa avverrà domani. E se, all'inizio della pandemia, questo "disagio" riguardava soprattutto i più anziani, in seguito, e ancora oggi, l'incertezza si è allargata, coinvolgendo i giovani. Che rappresentano il nostro futuro. "Sospeso", come abbiamo detto, anche per questa ragione.

Naturalmente, nel corso degli anni, gli italiani si sono abituati. Esperti dell'"arte di arrangiarsi", che, nel nostro Paese, non costituisce un "vizio". Un metodo "opportunista" per aggirare i problemi. De-finisce, invece, la capacità di tradurre le difficoltà in "opportunità", ricorrendo alla tradizione, alle nostre abitudini.

Il Covid, tuttavia, ci ha cambiati. Lo conferma questo "Rapporto gli italiani e lo Stato", nel quale si osservano mutamenti già rilevati nella precedente indagine. Quest'anno, però, le tendenze emerse a fine 2020 si precisano ulteriormente.

In particolare, si è indebolita la partecipazione. "Scoraggiata" dal lockdown e dai rischi "virali". Le manifestazioni pubbliche, le attività "condivise", in mezzo agli altri, sono divenute - e comunque, appaiono - "pericolose". Canali per la diffusione del contagio. Questa tendenza, peraltro, non riguarda solo - e soltanto - le iniziative "politiche". Si allarga, invece, a tutti i settori. A partire dal volontariato. Coinvolge, infatti, le organizzazioni impegnate in ambito culturale, sportivo e ricreativo, che accompagnano tutti gli ambienti. Tutte le età. Così, dalla fine del 2019, la partecipazione è crollata. E nell'ultimo anno, il declino non si è fermato, ma è proseguito. Al tempo stesso, i cittadini, pervasi "dall'in-sicurezza", hanno espresso una crescente domanda di "sicurezza". E di autorità. Così, è aumentata la fiducia verso le "Forze dell'Ordine" e nei confronti delle istituzioni di governo, centrale e territoriale. Comune, Regione. E, ovviamente, lo Stato. Negli ultimi 2 anni, il tempo della pandemia, è risalita anche la "stima" verso l'Unione Europea. Per l'importanza, evidente, del sostegno europeo alla nostra economia. E ai costi dell'emergenza sanitaria.

Mentre si è accentuata la tendenza alla "presidenzializzazione". Sottolineata dall'ampiezza e dalla crescita dei consensi e, soprattutto, dal favore verso l'elezione diretta del Presidente della Repubblica. Al tempo stesso, la maggioranza degli italiani continua a pensare (come negli ultimi anni) che, in nome della sicurezza, "lo Stato debba limitare la libertà". Tuttavia, la democrazia non è messa in discussione. Infatti, per oltre 7 persone su 10, resta "il migliore dei modelli di governo". Tuttavia, si tratta di una democrazia diversa dal passato. È "la democrazia dell'emergenza". Una democrazia "sospesa". Come il tempo in cui viviamo. Il XXIV Rapporto "Gli italiani e lo Stato", curato da LaPolis dell'Università di Urbino e Demos, ci invita, quindi, a guardare avanti. E intorno a noi. A progettare il futuro. A rafforzare le relazioni con gli altri. Cioè, la società. E la partecipazione. Perché, senza fiducia negli altri e nel futuro, rischiamo di perderci.

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