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Le mappe di Ilvo Diamanti
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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
IL POTERE LOCALE NELLA DEMOCRAZIA INCERTA
Gli italiani delusi da sindaci e governatori la fiducia è ai minimi e tiene solo al nord
[La Repubblica, 29 gennaio 2024]

Il 2024 è un "anno elettorale" importante. Segnato dalle elezioni europee del prossimo giugno. Inoltre, si voterà per rinnovare le amministrazioni e quindi i presidenti di 5 Regioni. Anzitutto in Sardegna e, quindi, in Abruzzo. Più avanti, in Piemonte, Basilicata, Umbria. Inoltre, si voterà in 3.700 località. In altri termini: quasi la metà dei comuni italiani. Per la precisione: il 47%. Piccoli e grandi. Si tratta della prima occasione nella quale entreranno in vigore le nuove regole, che non prevedono limiti di mandato per i sindaci dei comuni fino a 5 mila abitanti. E offrono, comunque, una terza possibilità di elezione per i sindaci fino a 15 mila abitanti.

Il XXVI Rapporto su "Gli italiani e lo Stato", realizzato dall'Istituto LaPolis (Università di Urbino), insieme a Demos, sottolinea come le Regioni e i Comuni abbiano conquistato un elevato grado di consenso, soprattutto nei primi anni Venti. Dopo l'irruzione del Covid, che ha generato una domanda di "protezione", presso i cittadini. I quali si sono "stretti" intorno alle istituzioni e alle autorità pubbliche. Alla ricerca di riferimenti "comuni" e condivisi. Anzitutto, a livello nazionale: il presidente della Repubblica. Sergio Mattarella, "accreditato" da oltre due terzi dei cittadini. Quindi, in ambito territoriale, i Comuni, in particolare, e, in misura minore, le Regioni. In seguito, la "paura virale" è calata. Insieme alla diffusione del virus. E all'insorgere di altre paure. Generate, soprattutto, dalle guerre. Vicine e lontane dai nostri confini. In Ucraina e in Israele. D'altra parte, le "paure" sono riprodotte e amplificate dai media. E le distanze influiscono relativamente sul nostro "sentimento". La fiducia nei confronti di queste istituzioni risulta, comunque, in calo. La percezione dei Comuni, inoltre, è condizionata dalla dimensione demografica. In particolare, nei comuni più piccoli, sotto i 15mila abitanti. Le ragioni di questo "orientamento" sono comprensibili. Riflettono il rapporto dei cittadini con le amministrazioni. Che è più "diretto", nelle località più "piccole". Inoltre, è "personalizzato", perché "l'elezione diretta" del sindaco rende"visibile" l'istituzione. Il governo locale. Gli dà un volto, un nome. Conosciuto e, quindi, "riconosciuto". Questa tendenza appare particolarmente chiara nel Centro Nord e, ovviamente, nel Nord. Per ragioni che dipendono, prevalentemente, dalla disponibilità di risorse degli enti locali. E, dunque, dal maggior grado di "autonomia" amministrativa che ne consegue. Mentre nel Centro Sud e nel Mezzogiorno il grado di dipendenza dallo Stato centrale è maggiore. E condiziona, di conseguenza, il rapporto con gli enti locali. Limitandone il consenso. Si tratta di questioni che spiegano il dibattito sollevato dal progetto sull'autonomia differenziata, presentato nel ddl Calderoli. Un importante fattore per la credibilità delle amministrazioni è costituito dall'orientamento politico dei cittadini. In particolare, la fiducia verso i Comuni appare rafforzata presso gli elettori di Forza Italia e del PD, mentre la base della Lega è maggiormente rivolta verso la Regione. "Sospinta", probabilmente, da presidenti come Luca Zaia, in Veneto. Che ha assunto, negli anni, una visibilità che va oltre i confini della sua Regione. Accanto a lui (anche sotto il profilo "territoriale") Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia. Maurizio Fugatti (Trentino-Alto Adige) e Attilio Fontana (Lombardia). Anch'essi della Lega.

Gli elettori dei FdI, infine, risultano meno condizionati dai "fattori territoriali", in quanto il "successo" del partito è (relativamente) recente. Ma "governa", comunque, due Regioni del Centro. Le Marche e l'Abruzzo. Peraltro, il declino del centrosinistra dalle sue storiche aree di forza è noto. Le "zone rosse", come si era soliti definirle, si sono scolorite e talora hanno cambiato colore. Condizionate non solo dal voto ma, spesso, dal non-voto. Perché gli elettori di (centro)sinistra hanno un'identità radicata nel tempo e nel territorio. Così, piuttosto che votare diversamente preferiscono, spesso, "non votare". Com'è avvenuto, peraltro,nel 2022. Così, nei prossimi mesi, si è associato il voto amministrativo a quello europeo. Caratterizzato da tassi di astensione elevati. Con l'obiettivo di incentivare la partecipazione elettorale dei cittadini. Tuttavia, i dati relativi alla fiducia verso gli enti locali, proposti in questo sondaggio dell'Istituto LaPolis (Università di Urbino), con Demos, non forniscono, al proposito certezze. Al contrario, rafforzano l'immagine di una "democrazia incerta". Che si allarga nella nostra società. E non è detto che allungare il numero dei mandati per i sindaci possa risolvere il problema. Se la democrazia non cerca e ritrova le sue radici nel territorio e nella società. "Oltre le persone".

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