|
|
 |
 |
|
|
|
ULTIME MAPPE |
|
|
 |
Testa a testa tra le coalizioni, effetto Vannacci sulla destra (8 maggio 2026)
|
|
|
 |
Perché la Lega di Bossi non può tornare (30 marzo 2026)
|
|
|
 |
Storie in bilico tra leader e partiti (16 marzo 2026)
|
|
|
 |
La corruzione preoccupa. Ma le istituzioni fanno poco per combatterla sul serio (23 febbraio 2026)
|
|
|
|
|
 |
|
LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI
La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica. |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
QUEL PONTE CHE NON UNISCE LO VUOLE SOLO UN ITALIANO SU TRE [La Repubblica, 11 agosto 2025]
I ponti sono “oggetti” importanti. E diventano “soggetti”, perché ri-disegnano il territorio e la loro identità. Uniscono aree diverse, altrimenti divise, modificano corsi e per-corsi del Paese. Con esiti non sempre prevedibili. Anzi, talora in contrasto con il loro obiettivo. I ponti, infatti, servono a unire e a collegare. Ma a volte ciò non avviene. O avviene perfino il contrario. Quando crollano, con conseguenze drammatiche. Com’è avvenuto a Genova, nel 2018. Tuttavia, la loro importanza è notevole, determinante, quando permettono e comunque promettono di superare divisioni territoriali significative, ben oltre le distanze. Così si spiega il dibattito acceso intorno al “ponte sullo stretto di Messina”. Proposto dal ministro Matteo Salvini.
D’altronde, lo “Stretto di Messina”, in realtà, marca una distanza molto più ampia rispetto a quella misurabile in chilometri, visto che può essere attraversato solo per mare o in volo. Peraltro, si tratta di una scelta che rivede le posizioni del passato. E che sta sollevando molte discussioni. Anche positive, visto che nei giorni scorsi è stata apprezzata da Roberto Occhiuto, già presidente dimissionario della Calabria.
Tuttavia, questa “grande opera”, nonostante tutto, suscita ancora molte perplessità. Trasversali, sul piano territoriale e soprattutto politico. La quota di cittadini che, in Italia, si dice contraria alla realizzazione dello “Stretto di Messina”, infatti, appare davvero molto larga. Non giustificabile su base territoriale, ma, come si è detto, soprattutto “politica”, come si vedrà dall’analisi dei dati. Nel complesso, infatti, questo progetto è condiviso dal 28% del campione nazionale intervistato da Demos. Meno di 1 italiano su 3. Peraltro, il consenso non raggiunge ??" e neppure si avvicina alla ??" la maggioranza in nessuna area del Paese. Indipendentemente dalla distanza rispetto alla zona interessata. Certo, i più lontani da questa idea sono, in effetti, più lontani anche geograficamente. Nelle regioni del Nord e del Centro Nord, infatti, il grado di approvazione oscilla (poco) fra il 24 e il 28%. Mentre sale sensibilmente nelle regioni del Centro Sud. E, in misura minore, nelSud e nelle Isole. Le aree direttamente coinvolte. Questi dati, però, non sorprendono molto, perché, comunque, per attraversare lo Stretto...occorre il traghetto. I mezzi (auto) mobili servono poco. In altri termini, non si colgono vere “fratture” territoriali, nelle opinioni dei cittadini.
Invece, la differenza diventa più chiara ed evidente quando si valuta e si osserva lo sguardo “politico” dei cittadini.
In questo caso, infatti, si ri-propongono e ri-producono le distanze note, fra partiti e schieramenti, rispetto al governo.
Gli elettori che esprimono maggiore consenso verso il progetto sono i più vicini alla maggioranza. Anzitutto, alla Lega. Fra i suoi simpatizzanti, infatti, oltre i due terzi si dicono favorevoli allo Stretto. Comprensibilmente. Perché è il “partito di Salvini”. Il vice presidente del Consiglio. Che ha definito il progetto. E gli offre volto e immagine. Lo Stretto di Messina potrebbe, dunque, venire superato dal Ponte di Salvini. Che, anche per questo, ottiene un sostegno elevato anche tra i simpatizzanti degli altri partiti di governo: FdI e Forza Italia. Un consenso che si allarga nell’ex Terzo Polo. Anzitutto, fra i sostenitori di Italia Viva. E, in misura minore, di Azione. Il favore, invece, scende notevolmente nella base di +Europa. E crolla a sinistra. Fra quanti si dicono vicini a M5s, ad Avs. E, soprattutto, al Pd. Insomma, il ponte sullo Stretto rende più “larga” la distanza politica. Fra e negli schieramenti. E disegna una mappa dove coabitano diverse Italie...diverse. Che segnano i cambiamenti avvenuti rispetto al passato. L’aspetto che colpisce (almeno, dal mio punto di vista) riguarda il protagonista di questo progetto. Matteo Salvini. Leader di un partito che, in origine, era Lega- to al Nord. O, almeno, ai Nord. Il Nord-Est post-Dc: Liga Veneta. E il Nord-Ovest. Metropolitano.
Oggi quella divisione non esiste più. Si è dissolta. Insieme alla Liga (che, in effetti, ancora resiste, trainata da Zaia). E alla Lega Nord. Di Bossi e Maroni. Scomparsa insieme ai leader. Così resta e resiste la Lega nazionale di Salvini. Che, però, fatica a superare...il Ponte sullo Stretto.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|