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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
LA SALUTE PRIMA DI TUTTO, MA ORA GLI ITALIANI TEMONO ANCHE I PREZZI ALLE STELLE
[La Repubblica, 13 ottobre 2025]

L’agenda delle preoccupazioni delineata dall’opinione pubblica non è cambiata molto, nell’ultimo anno. Anche se si osservano variazioni significative. Nell’entità, più che nelle priorità. Il sistema sanitario e il costo della vita continuano, infatti, a prevalere, fra i problemi segnalati dagli italiani. In modo significativo. E pressoché analogo. E questa è una novità, in quanto, un anno fa, la “misura” del tema sanitario era molto maggiore, rispetto alla questione dei prezzi e del costo della vita. Superiore di oltre 10 punti: 40%, contro il 28%. Questa distanza, nel recente sondaggio di Demos appare praticamente “annullata”, più che “ridimensionata”. Il grado di preoccupazione sanitaria, infatti, è sceso al 32%. Pressoché allineato con l’inquietudine suscitata dall’aumento dei prezzi. Effetto, principalmente, del progressivo “distacco” dagli anni del Covid, che avevano accentuato l’importanza del servizio sanitario, agli occhi e nel sentimento dei cittadini. Mentre oggi il Covid è un ricordo lontano e sbiadito.

L’agenda delle preoccupazioni delineata dall’opinione pubblica non è cambiata molto, nell’ultimo anno. Anche se si osservano variazioni significative. Nell’entità, più che nelle priorità. Il sistema sanitario e il costo della vita continuano, infatti, a prevalere, fra i problemi segnalati dagli italiani. In modo significativo. E pressoché analogo. E questa è una novità, in quanto, un anno fa, la “misura” del tema sanitario era molto maggiore, rispetto alla questione dei prezzi e del costo della vita. Superiore di oltre 10 punti: 40%, contro il 28%. Questa distanza, nel recente sondaggio di Demos appare praticamente “annullata”, più che “ridimensionata”. Il grado di preoccupazione sanitaria, infatti, è sceso al 32%. Pressoché allineato con l’inquietudine suscitata dall’aumento dei prezzi. Effetto, principalmente, del progressivo “distacco” dagli anni del Covid, che avevano accentuato l’importanza del servizio sanitario, agli occhi e nel sentimento dei cittadini. Mentre oggi il Covid è un ricordo lontano e sbiadito.

Così riemergono le paure tradizionali. La criminalità, anzitutto. E, quindi, l’immigrazione. Che affiancano l’inquietudine suscitata dalla situazione economica e dalla disoccupazione. Coerente e allineata con l’in-sofferenza nei confronti delle tasse. Anche la preoccupazione per le condizioni economiche familiari, cresciuta negli anni del Covid, negli ultimi due anni si è ridimensionata sensibilmente.

Persiste, invece, il timore sollevato dalla guerra, anche se non coinvolge e non agita i Paesi ai nostri confini. Ma appare, comunque, “incombente”. Perché, come si è detto, è riproposta e riprodotta dai media. In tempo reale. D’altronde, le paure suscitano attenzione. Emozione. E, dunque, fanno audience. Alzano gli ascolti. Per questo vengono utilizzate e alimentate in politica, dove costituiscono fattori di consenso. E dissenso. D’altronde il legame fra politica e media è stretto. È un vero “circuito”. Perché la politica utilizza i media. E viceversa.

Invece, si confermano limitati gli indici di timore generati dalla “qualità della scuola”. In parte perché continua ad essere un’istituzione apprezzata. Anzi, tra le più apprezzate, come confermano le indagini di LaPolis-Università di Urbino Carlo Bo, Demos e Avviso Pubblico sul Rapporto fra “gli italiani e lo Stato”. Compreso l’ultima, condotta nello scorso dicembre. In parte perché oggi si mantiene lontana dai pensieri dei cittadini. Scossi e coinvolti da altre questioni. Ben più drammatiche.

D’altra parte, nonostante si tratti di un argomento discusso e dibattuto, la “questione climatica e del riscaldamento globale” resta sullo sfondo. Non in quanto ritenuta importante, ma, perché, al contrario, è latente. “Sempre presente”. E “sempre distante”. Una minaccia persistente. Che “si agita” intorno a noi, ma, di fatto, “non ci agita”.

Tuttavia, è difficile non percepire il distacco rispetto al sentimento di paura che ha oscurato la nostra società nel lungo periodo. Magari non ieri. Ma ieri l’altro. In modo sempre più rilevante. Un orientamento che induce a dimenticare, talora a rimuovere problemi ed eventi che hanno agitato la nostra storia. Senza, evidentemente, segnare la nostra memoria. Penso, anzitutto, al terrorismo. Oggi appare un ricordo sbiadito. Così gli anni di piombo” non sembrano pesare più molto. Non gravano su di noi in modo drammatico. Anche se quanto avviene “in altri Paesi”, non lontano da noi, dovrebbe sottolineare e rammentare come si tratti una minaccia sempre incombente. Che non passa mai. E dimenticarlo è rischioso. Per tutti. Noi.

Nell’insieme l’indagine di Demos e i riflessi che evoca nella memoria - storica e recente - sollevano un’impressione, in parte, inquietante. In quanto suggerisce che, ormai, sia latente e presente una tendenza alla “rimozione” dei problemi e dei timori che premono su di noi. Sempre più assillanti. Senza sosta. Un giorno dopo l’altro. Un’ora dopo l’altra. Con il rischio di “normalizzare” la nostra visione. Il nostro sguardo. Di fronte a ogni problema, “Per abitudine”. Perché “lo spettacolo della paura”, che va in onda senza soluzione di continuità sui media e on-line, nel lungo periodo genera assuefazione. E, quindi, ridimensiona la preoccupazione. In attesa, di “nuovi eventi” che suscitino “nuove paure”. Per questo, oggi, gli avvenimenti, per quanto drammatici, non ci opprimono. Al più, ci deprimono.

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