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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
I TERRITORI SCOMPARSI NELLE ELEZIONI POP
[La Repubblica, 7 giugno 2009]

Si tratta, forse, delle prime "elezioni pop" della storia della Repubblica. Settimane di inchieste, richieste, interviste, minacce, denunce intorno alle amicizie e alle frequentazioni del leader. E, ancora, di sua moglie.

Fatti privati che diventano pubblici, perché la "democrazia del pubblico", fondata sulla personalizzazione, sui media e sull'opinione, si concentra sul privato. Perché oggi il "personale è politico". Assai più che negli anni Settanta, ai tempi delle rivendicazioni femministe. Anche se i contenuti e i motivi che alimentano questa evoluzione (?) della democrazia sono ben diversi da allora. Le "elezioni pop", peraltro, tendono inevitabilmente a riassumersi in un referendum. Pro o contro Berlusconi. Non diversamente dal passato, d'altra parte. Tuttavia, mai come in questa occasione Berlusconi rappresenta non tanto un modo di intendere l'economia, il lavoro, lo Stato. Ma uno stile di vita, un'ideologia, una morale. Per questo, una volta di più e forse più di tutte le altre volte, il territorio e i confini sono scomparsi.

L'Europa: nessuno ne ha parlato. Gran parte degli elettori manco sanno dove abbia sede il Parlamento della Ue. D'altronde, il voto europeo è sempre stato usato per altri scopi. Come occasione per misurare i rapporti di forza tra e dentro le coalizioni. In questo caso: tra destra e sinistra. (E il centro). Fra Pd e Idv. Fra Pdl e Lega. Fra Berlusconi e tutti gli altri. Un sondaggio d'opinione pesante, che fa scomparire l'Europa, ma anche il territorio. Perché in questi due giorni quasi metà degli italiani votano per rinnovare la loro amministrazione: comunale o provinciale. Ma non ne parla nessuno, se non nei luoghi interessati. Come se l'esito riguardasse soltanto loro.

Eppure questa Repubblica, la seconda Repubblica, non è stata fondata da Berlusconi. La prima Repubblica non è stata "affondata" dai magistrati. Dietro ai magistrati, a Berlusconi e al movimento referendario guidato da Segni c'era il territorio. Bandiera della rivolta anticentralista del Nord, guidata dalla Lega. Delle rivendicazioni dei sindaci e dei presidenti provinciali e regionali, eletti direttamente dai cittadini. Non a caso, verso la metà degli anni Novanta, si parlò di un "partito dei sindaci". Perlopiù di centrosinistra, ma non solo. Perlopiù del Nord e del Nordest. Ma non solo. Mirava a riformare lo Stato centrale e i partiti nazionali.

Le elezioni amministrative, d'altra parte, hanno contribuito a segnare i cicli politici della seconda Repubblica forse più di quelle europee, a cui erano affiancate. Si pensi al 1999, quando il successo di Forza Italia e di Berlusconi, alle europee si associa alla conquista di Bologna. Capitale - e "città esemplare" - della zona rossa, espugnata da Giorgio Guazzaloca, sostenuto da una civica di centrodestra. Evento simbolico della fine di un'epoca. Così, cinque anni fa, più che dal riequilibrio tra le coalizioni alle europee, il marchio della consultazione è stato impresso dalle elezioni amministrative. Dalla riconquista di Bologna, con un risultato schiacciante. E da un successo generalizzato.

Infatti, le liste di centrosinistra, nel 2004, hanno vinto in 52 province, delle 63 in cui si votava; 8 in più rispetto alla situazione precedente. Il successo di Penati, a Milano, costituisce, sicuramente, il risultato più importante e appariscente, per motivi simbolici. Ma non l'unico. Si pensi a Bergamo, cuore della pedemontana leghista. A Padova, cuore del Nordest. Ma il centrosinistra si afferma ovunque. Anche alle elezioni municipali, dove elegge il proprio candidato sindaco in 171 comuni oltre i 15mila abitanti, sui 231 in cui si votava. Il che sottolinea un elemento importante del rapporto fra politica e società, nella seconda Repubblica.

Almeno fino ad oggi. La maggiore capacità competitiva della sinistra - e del centrosinistra - a livello locale, sul territorio. Perché più organizzato e radicato. In grado di esprimere una classe dirigente più esperta e legittimata.

Si delinea così una sorta di bilanciamento dei poteri. Berlusconi al governo dello stato e dei media. Il centrosinistra insediato nel territorio, al governo delle città e delle altre entità territoriali. A contrastarlo: la Lega nel Nord. Dove si presenta, spesso, da sola. Indebolendo, così, gli alleati del centrodestra. Ancora oggi, il centrosinistra governa nel 60% dei comuni capoluogo, nel 70% delle province e nei due terzi delle regioni. Una via - fin qui l'unica - per uscire dalla roccaforte - e dalla prigione - della zona rossa del centro. Ma l'impressione è che possa trattarsi di una geografia inattuale. Peraltro, pesantemente incrinata dalla sconfitta di una anno fa, al comune di Roma.

Anche in quel caso: decisiva, più ancora del voto alle politiche, nel sancire il successo del centrodestra guidato da Berlusconi. E la parallela sconfitta del Pd di Veltroni. Più in generale, i sindaci e governatori non sembrano più un contropotere democratico, testimoni e garanti dell'autonomia del territorio. La loro voce in ambito nazionale è debole. La loro scelta avviene, sempre più, in base a calcoli di partito e di coalizione, a livello centrale. (Come nel caso del Veneto, conteso fra Lega e Pdl). La Lega, peraltro, più della bandiera del territorio, oggi agita il fantasma dell'insicurezza. La paura dell'altro. Per superare i confini del Nord.

La scomparsa del territorio da questa campagna elettorale, dunque, non è casuale. E dovrebbe inquietare. Soprattutto il centrosinistra, la cui storia e la cui forza dipendono in modo determinante dal rapporto con la società locale. Ma dovrebbe preoccupare tutti i cittadini. Perché il risultato di Bologna, Milano, Torino, Padova, Bergamo, Firenze, Bari e in migliaia di comuni medi e piccoli avrà conseguenze politiche importanti, in ambito nazionale. E determinerà effetti duraturi sulla vita quotidiana delle persone. Sull'ambiente. Sulla formazione del ceto politico e di governo a livello locale. Mentre il voto europeo, fra qualche giorno, apparirà un semplice episodio del romanzo pop che ispira la politica italiana del nostro tempo.
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