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ALTRE RICERCHE - VOGLIA DI ETICA - INDAGINE DEMOS PER BANCA ETICA

Indagini e approfondimenti sull'evoluzione dell'opinione pubblica e sulle dinamiche politico-elettorali in Italia.
OLTRE L'OSSIMORO

Banca Etica, committente di questa indagine, è (quasi) un ossimoro. Si tratta, infatti, di una istituzione e di una impresa che associa, già nel nome, dimensioni quasi inconciliabili: economia ed etica. Dimensioni che, a loro volta, richiamano razionalità differenti, sicuramente, ma non necessariamente in antitesi: l'efficienza e la solidarietà. La razionalità economica e la razionalità etica. Tuttavia, queste due forme di identità, con i rispettivi valori di riferimento e le specifiche logiche che ne accompagnano le prassi, hanno un comune terreno di interscambio: la società. Ed è qui che le due (anti)tesi possono trovare una sintesi.

Voglia di etica. Infatti, pur partendo da presupposti diversi, l'intreccio tra queste due logiche diventa inevitabile. Oltre ad essere auspicabile. E' una prospettiva che emerge non solo nella riflessione teorica e filosofica sul rapporto tra etica ed economia. Ma anche negli orientamenti dell'opinione pubblica interrogata nell'ambito di questo lavoro di ricerca Demos-BancaEtica.
Metà dei cittadini intervistati sostiene che l'etica può e deve avere uno spazio nel mondo della finanza (51%). Di questi, uno su tre (32%) - e sono un po' più ottimisti della media, che è pari al 27% - ritiene (o meglio spera) che, superata la crisi, l'economia e la finanza diventeranno più giuste e rispettose dei bisogni di consumatori e investitori. Spera cioè che le banche possano diventare più etiche.
A livello generale, dalle opinioni rilevate si osserva una diffusa "voglia" di etica, che potrebbe essere interpretata come wishful thinking, cioè come una desiderabile ipotesi. Allo stesso tempo, infatti, i cittadini si pongono con una certa cautela di fronte agli esiti di questo processo orientato alla sensibilizzazione etica della finanza. Si tratta, quindi, di una domanda sociale connotata da un sentimento di prudenza.
Si rileva, in altri termini, un "realismo" diffuso, specialmente quando i cittadini guardano in prospettiva, oltre questa fase di crisi. Quasi sei intervistati su dieci (58%) ritengono che, anche quando il clima tornerà più disteso, il rispetto dei risparmiatori e dei consumatori resterà come prima (e uno su dieci mette in conto anche la possibilità di un ulteriore deterioramento di questo rapporto).
Resterà, dunque, quel deficit di etica che secondo i cittadini ha segnato il sistema economico e finanziario. Infatti, solo il 14% degli intervistati ritiene che fino ad oggi l'etica abbia avuto cittadinanza in questo mondo. La maggioranza - tre cittadini su quattro - ritiene invece che la sensibilità etica abbia avuto poco (52%) o nessuno (23%) spazio.
E' largamente diffusa nella società italiana, peraltro, l'idea che la crisi di questi mesi non venga colta come uno occasione per orientare il mercato verso una maggiore tensione etica. E' nelle pieghe di queste aspettative sociali che bisogna lavorare per dare risposte ad una istanza che viene dal basso.
I dati Demos-BancaEtica fanno osservare che proprio i risparmiatori "etici" - quanti cioè hanno dichiarato di avere investito in banche che si impegnano in progetti sociali e ambientali - si distinguono dagli altri intervistati per:
- apprezzare maggiormente le banche (nel 41% dei casi la parola banca suscita un sentimento positivo, contro il 31% della residua porzione del campione. Il 53% di loro (contro il 42%) riconosce alle banche un ruolo importante nella gestione dei propri risparmi;
- essere più disposti ad investire in imprese di tipo sociale (l'80% contro il 64%), e le banche etiche vengono percepite come imprese sociali perché più attente alla trasparenza, al rispetto dei molteplici contesti (sociali, ambientali, culturali) in cui si trova ad operare.
- avere più elevate aspettative in relazione alla dialettica tra etica ed economia: ritengono, in misura maggiore, che la fine della crisi porterà nel sistema economico e finanziario prassi più giuste e rispettose dei bisogni di consumatori e investitori (32% vs. 26%);

Una domanda strutturale. Va inoltre sottolineato come questa domanda di etica, e la parallela sfiducia degli italiani nel sistema delle banche e della finanza, appaia più strutturale che congiunturale. Detto in altri termini, si tratta di una istanza pregressa, che non trova una particolare spinta nell'attuale situazione di crisi. Anche se proprio nei momenti di crisi è plausibile operare una ridefinizione dei modelli individuali di comportamento e di valutazione delle scelte; come il modo di rapportarsi ai consumi, e nello specifico l'approccio al sistema bancario e alle modalità di risparmio. Sicuramente alcuni degli atteggiamenti rilevati dall'indagine Demos-BancaEtica sono stati sollecitati dalla crisi economico-finanziaria di questi mesi. Ma, di fatto, l'orientamento generale sembra fortemente radicato nelle prospettive dei cittadini e non ha visto particolari cambiamenti nell'ultima fase: per questo va letto in un'ottica di lungo periodo e non legato alla situazione contingente.
Vi è dunque una convinzione diffusa nella società che l'etica, in quanto bussola valoriale per la definizione delle prassi da adottare nell'attività bancaria, rappresenti non solo un'esigenza ma anche qualcosa di conciliabile con le logiche del sistema economico e finanziario. Questa almeno sembra essere l'idea suggerita da larga parte dei cittadini interpellati. Le loro opinioni sollecitano il sistema dell'economia e della finanza verso un maggiore rispetto del contesto (inteso in senso lato) in cui operano, evitando tentazioni di autoreferenzialialità.

Etica è trasparenza e solidarietà. L'etica in ambito finanziario, secondo le percezioni dei cittadini, si declina anzitutto nell'idea di trasparenza. Questo tratto, la trasparenza negli investimenti e nei finanziamenti (indicato da quattro rispondenti su dieci: 37%), evidentemente non viene riconosciuto quale carattere distintivo del sistema finanziario nel suo complesso.
Ma l'importanza attribuita alla trasparenza - valorizzata al pari del rispetto e della tutela del cliente, 35% - denota indubbiamente una maturità del cittadino-risparmiatore. Il quale valorizza requisiti di sistema (come la trasparenza appunto)
nella stessa misura di "interessi" che lo coinvolgono in modo più diretto, come la tutela del cliente.
Del resto, la trasparenza è un fattore importante nel rapporto tra il sistema bancario e il suo ambiente. E' una prerogativa che sta alla base della fiducia nei confronti della banca stessa. E la fiducia, va ricordato, si configura come l'elemento prioritario nella scelta dell'istituto di credito (viene indicata dal 33% degli intervistati). Si tratta di una risorsa che si riverbera sull'intensità e sulla qualità del rapporto con la banca.
E' evidente come, per stimolare l'eticità delle banche, non siano sufficienti scelte critiche, responsabili, consapevoli operate a livello individuale, nello stile di consumo e di investimento collettivo. Sebbene chi si dichiara più vicino alle "banche etiche" faccia osservare un profilo sociodemografico (segnato maggiormente da soggetti giovani e segmenti scolarizzati) e culturale piuttosto caratterizzato. Da tale identikit emergono i tratti di una cultura politica "partecipante": attenta alla dimensione civica, incline ad assumersi responsabilità su questioni di interesse collettivo e apertura nel rapporto con gli altri e la società. Si tratta di una minoranza - e al tempo stesso un'avanguardia di creativi culturali - segnata da nuove sensibilità in termini valoriali, di stile di vita e di consumo, che intersecano la sostenibilità ambientale, i diritti umani e l'economia etica, appunto.

La Politica e le politiche. La politica, in questo quadro, ha un ruolo fondamentale: di definizione di regole, di azioni di controllo, nella trasmissione di valori e linee di condotta, nella definizione di scenari futuri. Ma la politica è vista e giudicata in modo ancor più severo delle banche. Banche e politica nelle immagini sociali si legano, distanti da valori e significati come etica, solidarietà e concorrenza.
In generale le banche, come sistema, non godono di un credito sociale elevato. Si tratta di un "dato" ormai strutturale e costante nel tempo. La componente di cittadini che prova fiducia si limita a circa il 20%, con una certa flessione nel corso degli ultimi dieci anni. Inoltre, a sei intervistati su dieci la parola "Banca" suscita un sentimento negativo (solo a uno su tre positivo).
Va però sottolineato, al di là di questo dato generale, che l'approccio con la banca si caratterizza per una certa ambivalenza nella valutazione. Le banche, secondo gli intervistati, sono importanti per lo sviluppo (68%), ma al tempo stesso (per il 65%) quelle oneste sono davvero poche.
La banca è una struttura presente sul territorio, gioca un ruolo nelle più generali dinamiche dello sviluppo, nella politica locale, nei progetti delle famiglie. Svolge un ruolo importante, che viene riconosciuto dalla società. Al tempo stesso questo ruolo sociale del sistema bancario si configura come una sfida centrale in tempi segnati da incertezza rispetto al futuro. Da qui le aspettative sociali, attente e critiche, non solo in termini strumentali (la banca nella sua dimensione commerciale), ma anche sotto il profilo dell'etica, quindi nel rapporto con i suoi molteplici contesti (sociali, ambientali, valoriali).

Il valore aggiunto dell'etica (nella finanza). La società, in sintesi, si mostra progressivamente più esigente nei confronti del mondo bancario. Ad una estesa maggioranza che chiede spazio per l'etica nel mercato, si affiancano segmenti sociali che ormai adottano stabilmente nel loro stile di consumo, quindi nelle scelte circa l'uso (e l'investimento) del denaro, considerazioni che vanno oltre la dimensione strumentale. Si mostrano progressivamente più sensibili a temi come l'impatto sociale e ambientale delle scelte di natura commerciale. Richiamandosi a valutazioni di valore per operare scelte che afferiscono alla propria quotidianità di consumatori.
Al di là dei settori "impegnati" e critici, le banche si inseriscono in un ambiente segnato, ormai, da un orientamento gradualmente più attento alla responsabilità sociale delle iniziative economiche e del comportamento etico delle imprese: il 62% dei cittadini afferma che un'impresa accanto al profitto deve investire progetti a favore della società e del territorio. Inoltre, le politiche di investimento di una parte degli utili di una banca in progetti sociali e ambientali viene ritenuto fondamentale da un cittadino su quattro (27%), e importante dal 54%. In totale, quindi, questa sensibilità accomuna otto risparmiatori su dieci. Si tratta di una maggioranza che contribuisce a ridefinire il contesto in cui si muovono l'economia e la finanza oggi.
Accanto a questo ampio mercato potenziale, si muove una minoranza "etica", composta di cittadini e consumatori, di cittadini-consumatori responsabili, più disposti di altri ad investire nelle imprese sociali: un ruolo che le banche possono ricoprire, contaminandosi con i principi dell'etica. Si stratta dei risparmiatori più esigenti rispetto alle prassi dell'economia, che al tempo stesso attribuiscono un ruolo sociale alle banche. E vedono nell'etica un valore aggiunto, che fa la differenza. L'etica può diventare, così, un elemento redditizio, di "valore", nel sistema economico-finanziario. Può esistere, in altre parole, un "mercato dell'etica". Oltre l'ossimoro.
NOTA METODOLOGICA

Il sondaggio è stato realizzato da Demos & Pi per Banca Etica.
La rilevazione è stata condotta, nei giorni 8-12 settembre 2009, dalla società Demetra di Venezia, con il metodo CATI, con la supervisione di Claudio Zilio.
Il campione, di 1236 persone, è rappresentativo per i caratteri socio-demografici e la distribuzione territoriale della popolazione italiana di età superiore ai 15 anni. Margine massimo di errore (al livello fiduciario del 95%): 2.78%
L'indagine è curata da Fabio Bordignon, Luigi Ceccarini e Martina
Di Pierdomenico. Ilvo Diamanti ha fornito supervisione scientifica all'intero processo di ricerca.
Il documento completo su www.agcom.it.
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