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ALTRE RICERCHE - PER I CONCITTADINI PRIGIONIERI ALL'ESTERO GLI ITALIANI SONO FAVOREVOLI ALLA DIPLOMAZIA

Indagini e approfondimenti sull'evoluzione dell'opinione pubblica e sulle dinamiche politico-elettorali in Italia.
GLI ITALIANI PRIGIONIERI: "SÌ ALLA DIPLOMAZIA"
[di Fabio Turato]

Marinai, tecnici, cooperanti: sono persone che lavorano gli obiettivi preferiti dai rapitori degli italiani che si trovano all'estero. Dopo la liberazione dei sei marittimi della petroliera "Enrico Ievoli", sequestrati il 27 dicembre scorso dai pirati somali al largo delle coste dell'Oman, della cooperante Sara Mariani rapita il 2 febbraio 2011 nel sud dell'Algeria e dello skipper Bruno Pellizzari, erano scesi a due - Giovanni Lo Porto e Rossella Urru - i connazionali ancora in mano ai sequestratori. Segnali di come la strategia scelta dal ministero degli Esteri durante le trattative richieda tempi lunghi per portare i frutti sperati. Questo, implicitamente, sottolinea che con ogni probabilità conviene incrementare la nostra azione di intelligence preventiva, al fine di sfuggire i tentativi di sequestro in aree geopolitiche che vedono la presenza delle nostre imprese e organizzazioni non governative. Internazionalizzate, sì. Ma disgraziatamente ancora troppo spesso esposte agli improvvisi effetti dei rovesci politici di governi instabili. Non a caso i rapimenti sono portati a termine in zone rilevanti per gli interessi economici nazionali. Inoltre, si ha talvolta la sensazione che le nostre istituzioni dimostrino scarsa sensibilità verso i rischi di chi lavora in zone pericolose. Come nel caso dei coniugi Cicala, sequestrati per quattro mesi nel 2010, proprio nella regione nord africana del Sahel (più precisamente in Mauritania). In quel caso, lo stesso ministro della Difesa La Russa aveva bollato i due ostaggi dell'AQMI (Al Qaeda nel Maghreb Islamico) di essere degli incoscienti e degli avventurieri. Trascurando probabilmente che la moglie è originaria del Burkina Faso e che era ormai una consuetudine per Sergio Cicala recarsi in quelle zone sia per lavoro che per visitare parenti e amici. Proprio le medesime aree dove sono state successivamente sequestrate le cooperanti Sara Mariani e Rossella Urru. La scelta di sensibilizzare l'opinione pubblica da parte di amici e familiari della Urru su Facebook ed internet, sino ad arrivare al flash mob durante la partita di basket in A1 tra le tifoserie di Bologna e Sassari e addirittura al comunicato televisivo dal palco del festival di Sanremo, sembrano richiamare una domanda di visibilità e sensibilizzazione pubblica per stimolare l'azione sul campo e le trattative da parte delle nostre autorità.

Sahel, Afpak (Afghanistan/Pakistan) e Mar arabico sono da tempo divenute aree geopoliticamente interessanti per l'Italia. Nei casi dei rapimenti, l'impalpabile politica estera dell'Ue, spinge molti governi europei all'azione preventiva sul campo in maniera autonoma. La strategia dell'Italia - invece di "stringere le maglie" dell'intelligence operativo sul campo per tentare di prevenire i sequestri - prevede l'attivazione di un "Inviato speciale per le emergenze umanitarie del ministero degli Esteri". Una figura chiamata frequentemente ex post a risolvere urgenze e imprevisti quando già i sequestri sono avvenuti.

In questa direzione vanno anche le opinioni emerse dalla ricerca realizzata da Demos & Pi in collaborazione con Coop e il Laboratorio di Studi Politici e Sociali dell'Università di Urbino. I dati evidenziano come per il 46,9% degli italiani l'azione del nostro governo debba limitarsi alla collaborazione con le forze dell'ordine locali. Un dato che permette indirettamente di comprendere il deficit di informazione su tematiche internazionali da parte della nostra opinione pubblica. Una situazione legata alla disattenzione con cui i mass media nazionali ci raccontano la proiezione internazionale del nostro paese. Infatti, i rapimenti avvengono spesso in paesi dove il riconoscimento delle autorità locali è ancora molto debole e i livelli di corruzione pubblica molto alti. Con la conseguenza che diventa quasi impossibile trovare una controparte istituzionale del tutto credibile per gestire le trattative. Esiste però tra gli intervistati una vasta fascia di consensi per un tipo di azione più pragmatica. Il 27,4% sostiene che il nostro governo possa trattare con i rapitori e, se necessario, pagare anche un riscatto. Comportamento, per altro, seguito da molti governi occidentali. Anche quelli formalmente contrari alle trattative durante i sequestri e che insistono invece nell'intervento militare per ottenere la liberazione dei connazionali rapiti. In Italia, però solo il 15% ritiene di intervenire con la forza per liberare gli ostaggi. Con ogni probabilità è ancora fresco il ricordo dell'uccisione dell'ingegnere Franco Lamolinara; nel nord ovest della Nigeria per progettare l'edificio della banca centrale e deceduto a marzo insieme al suo compagno di sventura Cristopher Mcmanus, proprio durante il blitz delle forze di sicurezza britanniche.

Anche se l'intenzione di limitarsi a collaborare con le autorità di polizia locale risulta generalizzata, esiste in Italia un atteggiamento differente a seconda delle aree geopolitiche. Con differenze sensibili tra Nord e Sud. Infatti, se a Nord Est il favore espresso nei confronti della collaborazione con le forze dell'ordine locali è pari al 56,2% e a Nord Ovest si ferma il 50,5%, cala soprattutto tra quanti risiedono nelle regioni dell'Italia centrale (43,8%) e in quelle del Mezzogiorno (43,4%). Per contro, la fiducia espressa verso le trattative con i rapitori, mostra l'andamento opposto. Gli intervistati del Nord Est e del Nord Ovest raggiungono il 27% circa, che sale al 29% nelle regioni meridionali. Il favore nei confronti della collaborazione con le autorità locali ha un diverso peso in base all'orientamento politico degli intervistati. Appare più evidente tra gli intervistati che si collocano a centro destra. Infatti, il governo dovrebbe limitarsi alla collaborazione con le autorità locali secondo il 64,1% dei leghisti ed il 53,7% di chi si sente vicino al Pdl; come per il 50,2 del Movimento 5 Stelle. Questa opinione tra i sostenitori dei partiti di centro e di centro sinistra mostra percentuali minori, al di sotto della media. Il 48,1% di chi sostiene il Pd e il 48% degli intervistati vicini a Sel approva l'azione di governo a sostegno delle autorità straniere, come il 45,3% di chi si sente vicino all'Udc, il 44,1% all'Idv e il 41,1% a Fli.

In conclusione, dai dati i cittadini si mostrano orientati favorevolmente verso la crescita delle relazioni istituzionali fra l'Italia e i paesi dove operano le bande di rapitori. Un fattore che trascura tuttavia la scarsa credibilità di molte delle istituzioni di questi paesi. Il miglioramento della rete di intelligence italiana contribuirebbe ad ovviare a questi limiti. Ciononostante, esiste una solida percentuale di italiani consapevole che - in assenza di una strategia di politica estera dell'Unione europea - sia condivisibile seguire la linea della trattativa con i sequestratori. Risultati che suggeriscono un parziale ridisegno della rete informativa dei nostri servizi segreti in alcune aree del mondo, rafforzandoli nelle zone geopolitiche più calde e dove la presenza di connazionali che lavorano all'estero risulti considerevole.

[La Repubblica, 19 luglio 2012]

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