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ALTRE RICERCHE - PER GLI ITALIANI BRUXELLES FUORI DI Sɻ

Indagini e approfondimenti sull'evoluzione dell'opinione pubblica e sulle dinamiche politico-elettorali in Italia.
PER GLI ITALIANI BRUXELLES «È FUORI DI SÉ»
[di Fabio Turato]

In vista delle elezioni i temi dell'agenda politica italiana incrociavano quelli cari al dibattito politico europeo. Dall'immigrazione al fiscal compact, dalla moneta unica alla disoccupazione. L'immagine dell'Ue ne usciva sempre indebolita. Sospesa tra le accuse di machiavellismo dei burocrati comunitari e la competizione fra singoli Stati. Tuttavia, nel nostro paese si è assistito ad uno «strano fenomeno».

Con l'approssimarsi del voto europeo il dibattito elettorale ha abbandonato il terreno di confronto sugli argomenti per spingersi su quello imposto dai due leader principali. La personalizzazione della campagna elettorale ha perso di vista le ragioni del voto europeo per tuffarsi invece in uno scontro sulle questioni nazionali, ma soprattutto «personali». A dispetto di ciò, nei risultati dell'Atlante politico curato da Demos & Pi, risalta invece la consapevolezza che gli Stati nazionali vivono ormai un forte, ma complicato, legame continentale. Dove - al pari della nota sfiducia verso l'Ue - emerge anche la consapevolezza che dell'Unione europea non si può fare a meno perché l'Italia è un attore globale troppo fragile per agire da solo.

Due italiani su tre ritengono che, per difendere meglio i propri interessi nel mondo, il nostro paese debba rafforzare i rapporti soprattutto con l'Ue. Un risultato che sottolinea come oggi risulti sempre più importante possedere una «massa critica» adatta a competere globalmente. Il 18% ritiene invece che l'Italia debba intensificare le relazioni con gli Stati uniti, mentre solo il 7% considera importante migliorare i rapporti con entrambe. Infine, appena l'1% ritiene invece che l'Italia debba muoversi autonomamente evitando di stringere alleanze.

Rispetto alla rilevazione di cinque anni fa, l'Unione europea sale di 5 punti percentuali raggiungendo il 69%, mentre per gli Stati Uniti il dato cresce di 4 punti, fermandosi al 18%. Nel 2009 solo il 2% degli italiani riteneva che per difendere i propri interessi all'estero il nostro paese doveva agire da solo. Mentre chi sostiene la cooperazione con Usa e Ue cala invece del 7%. Un risultato che ricalca le recenti evoluzioni della situazione internazionale che hanno messo in evidenza diverse sensibilità fra le due sponde dell'Atlantico: prime fra tutte l'Ucraina e le trattative per il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership). Argomenti che si è badato bene dal tenere lontani dal confronto elettorale delle ultime settimane.


La crisi ucraina si è dimostrata un nervo scoperto nelle relazioni tra Mosca e Bruxelles non solo dal punto di vista energetico. Il vuoto diplomatico comunitario fa il paio con le indecisioni europee sull'ingresso dell'Ucraina nella Nato, tanto che la ventilata «soluzione finlandese» cerca una risposta al rinvio dei piani di allargamento dell'Alleanza atlantica. Lo scenario ucraino ha mostrato inoltre il superamento del partenariato strategico russo - tedesco. Ciò non significa certo la fine della special relationship tra i due paesi, bensì un suo aggiustamento, anche se ancora tutto da definire. Come dimostra il recente forum economico di San Pietroburgo. Mentre Barack Obama invitava le grandi aziende americane a non prestare troppa attenzione all'appuntamento, le principali imprese tedesche si sono invece recate in pellegrinaggio alla «Davos russa».

Inoltre, la distanza fra Bruxelles e Washington si è recentemente allargata sul negoziato per l'area transatlantica di libero scambio (Transatlantic Trade & Investment Partnership). Una trattativa bloccata su gran parte dei principali dossier: tariffe doganali e accesso agli appalti pubblici, servizi finanziari e proprietà intellettuale, protezione delle indicazioni geografiche e accesso ai mercati. Uno stallo al quale difficilmente il semestre italiano di presidenza dell'Ue potrà fornire la «formula magica» per una conclusione nel breve termine.

Dalla prospettiva italiana, l'Unione europea pare collocarsi tra due fuochi. Da un lato il dibattito elettorale caratterizzato dalla personalizzazione e dalla «nazionalizzazione» e dall'altro le pressioni che giungono da macroattori internazionali. Ciononostante, la sfiducia che frequentemente caratterizza i temi del dibattito interno all'Unione europea pare scomparire nel confronto con dinamiche esterne e globali. Nell'opinione pubblica si affaccia infatti la consapevolezza che l'Ue rappresenti sia l'ambito geopolitico italiano di riferimento «per contare nel mondo», che il nostro (ricco) mercato di sbocco. Senza i quali saremmo ancora più soli e isolati di quanto possiamo sentirci nell'attuale fase di crisi economica.

NOTA INFORMATIVA

L'Atlante Politico è realizzato da Demos & Pi per La Repubblica. La rilevazione è stata condotta nei giorni 5-7 maggio 2014 da Demetra (metodo CATI). Il campione nazionale intervistato (N=1004, rifiuti/sostituzioni 4.174) è rappresentativo per i caratteri socio-demografici e la distribuzione territoriale della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni (margine di errore 3.1%).

Documentazione completa su www.sondaggipoliticoelettorali.it

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