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ALTRE RICERCHE - L’ITALIA ALL’ESTERO VISTA DAGLI ITALIANI

Indagini e approfondimenti sull'evoluzione dell'opinione pubblica e sulle dinamiche politico-elettorali in Italia.
L'ITALIA ALL'ESTERO VISTA DAGLI ITALIANI
[di Fabio Turato]

L'Italia scopre spesso suo malgrado di possedere una collocazione internazionale. Piuttosto subendone gli effetti che cercando di anticiparli. Delocalizzazione, crisi energetica, flussi migratori sono elementi che ci legano a ciò che accade fuori dai nostri confini, ma che raramente riusciamo a precorrere. L'indagine condotta da Demos & Pi sugli attori nazionali che caratterizzano l'immagine italiana nel mondo evidenzia principalmente due aspetti: la sfiducia verso le istituzioni e il valore dell'individualità.

Per il 33% dei cittadini la categoria che maggiormente caratterizza la presenza italiana all'estero sono le imprese, seguite dal 27% degli italiani che vivono e lavorano all'estero. Mentre più distaccate risultano le organizzazioni non governative (16%). L'esercito impegnato nelle missioni di peacekeeping contribuisce a migliorare l'immagine italiana all'estero per il 7% degli italiani, così come la nostra diplomazia (5%). Infine, il contributo più basso è assegnato agli istituti di credito con il 4%.

L'importanza attribuita ai primi tre attori «privati» (imprese, italiani all'estero e Ong) fa risaltare il ruolo delle individualità nel promuovere l'azione italiana all'estero. Viceversa, la sfiducia verso le istituzioni si manifesta nei confronti dell'esercito, della diplomazia e delle banche. Apparentemente fra loro inconciliabili, i dati possono tuttavia offrire alcuni spunti di riflessione proprio agli attori istituzionali.

Nel raffronto con la rilevazione del 2009, le preferenze degli italiani nei confronti delle imprese crescono del 4% nonostante la crisi economica. Il che evidenzia il potenziale di fiducia espresso da un modello imprenditoriale che tutt'oggi è ancora centrato sulla piccolissima e piccola impresa, spesso familiare. Gli italiani che vivono all'estero crescono invece di ben 8 punti percentuali rispetto a cinque anni fa. Con ogni probabilità, si tratta di un segnale inviato proprio alle istituzioni italiane operanti all'estero; che sono chiamate a collegare i connazionali trasferiti più di recente, alle comunità italiane di seconda e terza generazione e già inserite nel tessuto socioeconomico locale. Le organizzazioni non governative scendono invece dell'11% rispetto a cinque anni fa. Si tratta di un dato preoccupante poiché si tratta di attori spesso collocati in aree geopolitiche interessanti per l'Italia. Va aggiunto che il forte calo dell'aiuto pubblico allo sviluppo avviato proprio con la legge finanziaria del 2008 e la lunga stagione di tagli che solo di recente ha invertito la tendenza, non ha certamente aiutato a rafforzare la percezione dell'utilità delle Ong nell'opinione pubblica.

Rispetto al 2009, le istituzioni restano invece stabili nel loro basso gradimento. Mentre gli istituti di credito confermano lo scarso 4%, sia la diplomazia che le Forze armate impegnate nelle missioni di pace calano lievemente nei consensi raggiungendo rispettivamente il 5% e il 7%. Si tratta soprattutto di un risultato che per l'Esercito impegnato in missioni di pace esprime un contenuto livello di gradimento nonostante i buoni risultati sia in Afghanistan, che - più di recente - nella missione Mare Nostrum.

In conclusione, la distanza misurata fra istituzioni e attori privati evidenzia due fattori. Il primo riguarda, più i generale, il riconoscimento del valore dell'intraprendenza dei singoli da parte dell'opinione pubblica. Mentre il secondo sembra invece suggerire che il riconoscimento di alcune buone prassi «private» da parte delle istituzioni non le delegittima. Semmai può invece contribuire a consolidare dialogo e fiducia nelle istituzioni stesse, restituendo un'immagine meno polarizzata e più dialogante dei nostri attori operanti all'estero.

NOTA INFORMATIVA

L'Atlante Politico è realizzato da Demos & Pi per La Repubblica. La rilevazione è stata condotta nei giorni 5-7 maggio 2014 da Demetra (metodo CATI). Il campione nazionale intervistato (N=1004, rifiuti/sostituzioni 4.174) è rappresentativo per i caratteri socio-demografici e la distribuzione territoriale della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni (margine di errore 3.1%).
Documentazione completa su www.sondaggipoliticoelettorali.it

Il libro di Fabio Turato per Aracna editrice:
Opinione pubblica e politica estera. Leader, mass media e personalizzazione

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