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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
SE TORNA IN CAMPO UN LEADER USURATO
[La Repubblica, 5 gennaio 2015]

Un'ipotesi che, se si realizzasse, gli permetterebbe di scendere nuovamente in campo. Il premier Renzi ha, peraltro, annunciato che la norma, contenuta nella riforma sul fisco approvata dal Consiglio dei ministri, verrà cambiata. Tuttavia, il clamore sollevato dalla vicenda ha ribadito quanto Berlusconi conti ancora, sulla scena italiana. Nonostante ne sia, formalmente, escluso. Per ragioni giudiziarie. Ma non politiche. Per questo vale la pena di interrogarsi, di nuovo, circa il suo valore sul "mercato politico".

Sul piano nazionale, anzitutto. Dove Forza Italia ha perduto molti consensi, negli ultimi anni. Già alle elezioni politiche del 2013 il PdL si era fermato al 21,6% dei voti validi. Circa 16 punti meno delle precedenti elezioni. In termini assoluti: un calo di 6.300.000 elettori. Ridotto a quasi la metà, rispetto al 2008. Se, nonostante tutto, era uscito da quel voto quasi da vincitore, è per "merito" del Pd. Calato, a sua volta, al 25%. Circa 8 punti in meno rispetto al 2008. Alle politiche del 2013, tuttavia, Fi costituiva quasi i tre quarti della coalizione di Centrodestra e pesava 5 volte più della Lega Nord (ridotta al 4%).

Oggi il quadro è molto diverso. Alle Europee, Fi è scivolata sotto il 17%. La Lega, invece, è risalita, oltre il 6%. I Fratelli d'Italia hanno ottenuto il 3,7%. Anche senza contare l'Ncd di Alfano, che si è alleato con l'UdC, il Partito Personale di Berlusconi ha, dunque, ridotto il suo peso elettorale nella (ipotetica) coalizione. Tanto più, e soprattutto, se si tiene conto dell'evoluzione degli ultimi mesi, segnalata dai sondaggi. In particolare, l'ultimo Atlante Politico di Demos (dicembre 2014) stima Fi sotto il 14%. Pochi decimali sopra la Lega, che avrebbe superato il 13%. Ciò sottolinea come i rapporti di forza, nel Centro-destra, siano, profondamente, mutati. Perché la Lega, ormai, compete con Fi alla pari. Questione di leadership, oltre che di partito. In quanto Matteo Salvini, divenuto segretario alla fine del 2013, ha trasformato la Lega Nord nella Lega Nazionale, alleata, (anti) europea del Front National di Marine Le Pen. Per allargare la presenza nel Sud, l'ha, inoltre, personalizzata, inaugurando una Lista che ha il suo nome. E il suo volto.

Così, oggi, a Destra, la leadership di Berlusconi non è più indiscussa e indiscutibile. Mentre, nell'ultimo anno, ha perduto il controllo sugli elettori di Centro. E sui "governativi" del Centrodestra. Ncd e UdC, oltre a Scelta Civica: risucchiati dal Pd di Matteo Renzi. Il PDR. Il quale ha ottenuto quasi il 41% alle Europee. E attualmente, nonostante il declino degli ultimi mesi, è, comunque, attestato intorno al 37%. Renzi, d'altronde, ha, indubbiamente, garantito "cittadinanza politica" a Berlusconi, nonostante la condanna e l'ineleggibilità. Ne ha fatto un interlocutore essenziale nel dibattito e nella progettazione intorno alle riforme istituzionali ed elettorali. Sollevando molte critiche (non solo) a sinistra. Tuttavia, al di là dei giudizi "politici", in questo modo ha eroso, anzitutto, la base elettorale di Fi. Attratta, anch'essa, dal PDR. Così Fi si è ritrovata "sola". Sfidata al Centro dal PDR. E a Destra dalla Lega di Salvini. La quale, come si è detto, ha subìto una mutazione profonda. La sua identità padana si è sbiadita. Mentre ha accentuato quella di Nuova Destra. Sulle tracce del Fn di Marine Le Pen. Che, anche in Francia, ha sottratto spazio alla Destra Repubblicana, neo e post-gollista. Fino a superarla largamente, alle elezioni europee. Mentre i sondaggi prevedono un'affermazione significativa del Fn anche alle prossime départementales di marzo.

Per queste ragioni pare difficile che il ritorno di Silvio Berlusconi alla politica attiva possa modificare sostanzialmente lo scenario, in Italia. Oggi, infatti, Berlusconi appare costretto a un ruolo "gregario". A) Sul piano generale: perché la sua possibilità di partecipare ai processi politici e di riforma del Paese - e di tutelare anche i "propri" interessi - dipende dal dialogo con Renzi. B) Nello schieramento politico che ha "creato". In parte, risucchiato dal PDR. In parte, perché lo spazio di destra è sempre più occupato dalla Lega di Salvini. C) Mentre gli risulta difficile cercare spazi nuovi. Elaborare proposte nuove. E credibili. Anche perché Berlusconi, da sempre, ha "personalizzato" l'offerta politica. Ma oggi la sua immagine è invecchiata. Usurata. Come emerge dal riconoscimento politico "personale". Secondo il recente Atlante Politico di Demos (dicembre 2014), infatti, la fiducia nei confronti di Berlusconi è al 22%. Molto meno di metà rispetto a Renzi (50%). E nettamente al di sotto di Salvini (35% circa). Ma anche della Meloni (29%). Un po' meno perfino di Alfano.

Naturalmente, vent'anni caratterizzati da Berlusconi hanno influenzato profondamente i modelli di azione e di organizzazione politica. Ma anche gli stili di vita e i valori degli italiani. Hanno, cioè, "berlusconizzato" politica e società, contribuendo ad accentuare il (tradizionale) distacco dalle istituzioni e ad affermare il senso "cinico" al posto di quello "civico". Una tendenza sottolineata dall'indagine sul rapporto fra "Gli italiani e lo Stato", pubblicata su Repubblica la settimana scorsa.

Anche per questo l'opposizione, in Italia, ha assunto un segno prevalentemente anti-politico. Interpretata dal M5s. E, in parte, dalla Lega Nazionale di Salvini. La Nuova Destra, che intercetta, inoltre, l'ostilità verso l'Unione Europea e verso lo straniero. Le paure generate dai "rischi" prodotti dalla globalizzazione (a cui ha dedicato la sua riflessione Ulrich Beck).

È l'eredità di Berlusconi, che, contrariamente ai propositi, ha inibito la formazione di una Destra liberaldemocratica. Lasciandoci un Paese dove il PDR di Renzi, oggi, governa senza una vera alternativa.

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