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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
SCISSIONE E SCANDALI, IL PD PERDE VOTI E GRILLO LO SORPASSA. BENE GENTILONI
[La Repubblica, 4 marzo 2017]

Nel Pd - e intorno al Pd - è successo di tutto nelle ultime settimane. È il riflesso del voto al referendum del 4 dicembre 2016. E delle immediate dimissioni di Matteo Renzi da capo del governo. Il sondaggio dell'Atlante politico di Demos per Repubblica mostra come questi eventi abbiano prodotto conseguenze significative non solo nel Pd. Ma sugli orientamenti degli elettori. Di sinistra e nell'insieme. Il Pd, infatti, paga la scissione con oltre due punti percentuali. Si attesta poco oltre il 27% e viene superato dal M5S.

Il Movimento 5Stelle, grazie ai guai del PD riesce a contenere gli effetti dei propri. A Roma, in particolare. I "Democratici e Progressisti" - DP - sono accreditati di circa il 4% dei consensi. Abbastanza per "contare", con l'attuale legge elettorale. Proporzionale. Ma non per andare oltre il ruolo di "minoranza attiva".

Tuttavia, se consideriamo anche il Campo Progressista, appena "aperto" dall'ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, e le altre componenti di Sinistra, per prima SI, diventa evidente come l'area di centro-sinistra si sia, complessivamente, allargata. Ora sfiora il 38%. Circa 3 punti in più rispetto a un mese fa. Il problema, però, è che allargamento e frammentazione, a sinistra, procedono insieme. E, anzi, si moltiplicano. Le differenze: divengono divisioni. Confini profondi.

Anche a destra, conclusa la lunga stagione ispirata da Silvio Berlusconi, si stenta a cogliere segni di ripresa. Soprattutto, di aggregazione. Da un lato, si assiste alla crescita dei Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Oltre il 6%. Ormai costituiscono un concorrente: per FI e, anzitutto, per la Lega di Salvini. Entrambi in calo di 2-3 punti.

Nell'insieme, emerge un quadro più frammentato del consueto. A Destra e a Sinistra. Ma, soprattutto, più difficile da ricomporre, vista la difficile coabitazione fra i principali pezzi del mosaico. Per quasi 3 anni, d'altronde, il sistema politico italiano si è raccolto e diviso intorno a Matteo Renzi. Così oggi è difficile trovare nuovi riferimenti, nuovi muri. In base ai quali "schierarsi". Basta scorrere la graduatoria delineata a partire dal grado di fiducia verso i leader. Mai tanto frastagliata come oggi. Soprattutto, ovviamente, a sinistra. Su tutti svetta la figura del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Apprezzato da quasi un elettore su due. Non per caso. Perché, per scelta, recita la parte del comprimario. E rimane fuori dalla scena "rissosa" di questa fase. Gentiloni è seguito dagli "antagonisti". Di Maio, Salvini e Meloni. Nell'ordine. Tutti fra il 35 e il 37%. Mentre i "protagonisti" della scissione nel PD sono in fondo alla classifica. Roberto Speranza, Enrico Rossi e Massimo D'Alema galleggiano fra il 15 e il 17%. Solo Pier Luigi Bersani ottiene un consenso maggiore, intorno al 30%. Ma solo un anno fa superava il 39%.

D'altra parte, la scissione non incontra grandi consensi, dentro e fuori il PD. Salvo che a sinistra, com'era prevedibile. Gli stessi leader dell'opposizione interna, Andrea Orlando e Michele Emiliano, dispongono, a loro volta, di un grado di fiducia limitato. Circa il 25%.

Difficile affermarsi, quando il leader che ha riassunto gli orientamenti elettorali - a favore o contro, ma, comunque, "intorno" alla propria persona - ha cambiato ruolo. Posizione. Matteo Renzi. Non è più premier. Né segretario del PD. Così, in attesa di nuove elezioni politiche e delle primarie del partito, il PD appare sospeso. Perché Renzi, nel bene e nel male, resta ancora "al" centro ( e "il" centro) del sentimento e del ri-sentimento politico.

Il PdR, infatti, per quanto discusso, appare un riferimento più solido e radicato, fra gli elettori, del PD'Al. Il Partito di D'Alema. Il quale non è il promotore né l'organizzatore della scissione. Ma, di certo, ne è l'ispiratore.

Anche a destra, d'altronde, i rapporti di forza non appaiono molto chiari. Berlusconi ottiene un apprezzamento personale del 30%. Non sovrasta e non divide più la politica italiana, come un tempo. Ma non soccombe. Semmai: "incombe". E Luca Zaia, governatore del Veneto, indicato dal Cavaliere alla guida del Centro-destra, incontra il favore di circa un terzo degli elettori. Non solo del Nord. D'altronde, ha un profilo politico poco "leghista". Semmai, "democristiano". Non per caso, il primo a reagire contro questa candidatura è stato proprio Matteo Salvini.

Tuttavia, in questo clima incerto, si coglie un diffuso senso di attesa. Perché il protagonista della scena resta Matteo Renzi. Dimissionario, ma solo per marcare il peso della propria assenza. E per scandire i tempi del proprio ritorno. Alla guida del partito, anzitutto, visto che - per sua stessa decisione - le Primarie del PD si svolgeranno il prossimo 30 aprile. Certo, gli incidenti di percorso imprevisti non mancano. Di recente, il padre, Tiziano Renzi, è stato indagato per "traffico di influenze". Quasi 7 elettori su 10 ritengono che si tratti di fatti "gravi". Ma, per ora, questa vicenda non pare aver condizionato la credibilità del leader del PD(R). Secondo il sondaggio di Demos, infatti, Renzi, alle prossime primarie, non sem- bra avere avversari.

Si spiega anche così il sentimento positivo che accompagna il premier Paolo Gentiloni. Di gran lunga il più apprezzato dei leader. Anche se appare più impegnato a sottrarsi alle occasioni del dibattito politico. Piuttosto che a parteciparvi, in prima linea. O forse proprio per questo. Perché, in mezzo a tante polemiche, a tanta incertezza, cresce la richiesta di continuità e di governo. Di continuità al governo. Così, in poco meno di due mesi, "l'aspettativa di vita" del governo guidato da Gentiloni è cresciuta. E se due mesi fa il 63% riteneva che non sarebbe arrivato a fine legislatura, oggi, la maggioranza (52%) pensa che, al contrario, durerà fino alla scadenza naturale del voto. L'anno prossimo.

Certo, viste le vicende attuali e le prossime incombenze, più che una certezza appare un auspicio. Segno di una domanda di stabilità. Molto diffusa in questo Paese instabile.

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