demos & PI
contatti newsletter area riservata
RAPPORTO GLI ITALIANI E LO STATO OSSERVATORIO CAPITALE SOCIALE IL MONDO A NORDEST MONITOR ITALIA LE INDAGINI EUROPEE
Le mappe di Ilvo Diamanti
ULTIME MAPPE
Mappe - Ritorna Berlusconi, l'alleato necessario
(13 novembre 2017)
vedi »
Mappe - Sicilia, prove per il Nord
(8 novembre 2017)
vedi »
Mappe - No a politica e religione, per i giovani l'era delle passioni tiepide
(30 ottobre 2017)
vedi »
Mappe - M5s primo partito. Ma il centrodestra unito maggioranza relativa.
(16 ottobre 2017)
vedi »
LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
SICILIA, PROVE PER IL NORD
[La Repubblica, 8 novembre 2017]

La Sicilia non è l'Italia. Storicamente e politicamente, è un contesto specifico. È difficile leggerlo come riassunto delle tendenze che si affermano nel Paese. Tuttavia, è difficile non valutare il voto di domenica in questa prospettiva. Perchè, in Italia, non esiste un voto che non abbia riflessi politici "nazionali". Tanto più se mancano pochi mesi alle elezioni politiche "nazionali". Quando tutte le elezioni diventano passaggi cruciali della campagna elettorale. In particolare quelle siciliane. Dove 5 anni fa si era affermato Rosario Crocetta, candidato del Centrosinistra. Davanti a Nello Musumeci, a capo del Centro-destra. E a Giancarlo Cancelleri, candidato del Movimento 5 Stelle. Il primo importante successo del "partito di Grillo" (per citare un recente libro del Mulino, curato da Piergiorgio Corbetta) in una elezione di rilievo nazionale.

Cinque anni dopo, i soggetti politici concorrenti sono simili, se non gli stessi. Come alcuni dei principali candidati. Quel che è, sicuramente, cambiato è il risultato. Ma anche il ruolo - e il peso - dei concorrenti. Il Centrosinistra, in particolare: ha perso. Nettamente. Mentre ha vinto il Centro-destra, guidato, come cinque anni prima, da Musumeci. Un leader di "destra", più che di Centro. Formatosi nel Msi. Cancelleri, come cinque anni prima, esce sconfitto. Anche se il M5s è sempre il primo partito in Sicilia. In particolare, nelle province occidentali. Il vero sconfitto, in Sicilia, è, dunque, il Centrosinistra, guidato da Fabrizio Micari. Il Pd. Ma anche Mdp, che non ha aggiunto molto al bacino elettorale di Claudio Fava. D'altronde Micari e Fava, insieme, non avrebbero raggiunto il 25%. Ben lontani dalla Destra e dal M5s. L'intesa con Alfano, in questo caso, non ha portato molti benefici. A conferma di una tendenza non solo siciliana. Il declino dei progetti e dei soggetti "moderati".

Le elezioni in Sicilia offrono, al proposito, indicazioni interessanti sulle prospettive del Centro-Destra. Meglio: della Destra. Vista l'impronta specifica del nuovo presidente. Micari, invece, ha una biografia poco politica. E molto universitaria. Anche per questo ha perduto. Anche per questo, al contrario, ha vinto Musumeci. Dopo il passaggio a vuoto delle precedenti elezioni. Quando il Centro- destra aveva perso, per la prima e unica volta, nel corso della Seconda Repubblica. Perché interpretava la Destra senza il Centro. Vista la divisione con le liste collegate a Forza Italia. Guidate da Micciché. Così, il Centrosinistra, guidato da Crocetta si affermò. Grazie alla presenza, in coalizione, dell'Udc. Determinante (come rammenta il Centro italiano studi elettorali della Luiss), perché veicolò l'11% dei voti validi. Sul 30% totale.

Nel 2017 il Centrodestra è tornato a marciare unito, dall'Udc a FI, fino ai Fratelli d'Italia e a Noi con Salvini. E la sfida tra i due blocchi tradizionali del bipolarismo italiano non ha avuto storia. Così, Nello Musumeci è divenuto il nuovo presidente della Regione siciliana, con circa il 40% dei consensi. Oltre il doppio, rispetto al rivale di Centrosinistra, Fabrizio Micari. Ha superato di 5 punti Giancarlo Cancelleri, candidato del M5s. Grande favorito fino a qualche tempo fa. Paga i limiti del M5s nelle elezioni amministrative. Quando entra in gioco il rapporto con il territorio. Con gli interessi e i sistemi locali. Come in Sicilia, appunto. Dove Musumeci e il Centro-destra hanno schierato 350 candidati, che hanno attratto, nelle liste di sostegno, il 42% dei voti.

Ma il M5s è, dichiaratamente, un Non-Partito. Evita ed esorcizza ogni coalizione. Mentre il Centro- Destra è riuscito, in questo caso, a formare una coalizione. A canalizzare voti ed elettori di provenienza diversa. Attorno a una figura riconosciuta. Dal profilo marcato. In grado di rispondere all'insoddisfazione sociale ed economica degli elettori. È lecito sostenere, per questo, come ha fatto il Cise della Luiss, che il voto di preferenza-scambio ha battuto il voto di opinione e di protesta. Perché il peso del "voto di protesta" aumenta in rapporto diretto con la partecipazione elettorale. Mentre quando la partecipazione si riduce, come in questa occasione, cresce l'importanza delle reti di relazioni personali e locali. Il peso del "voto di scambio".

Il voto in Sicilia, per quanto specifico, offre, comunque, indicazioni interessanti, per delineare - e immaginare - il futuro del Centro-destra. Sottolinea, anzitutto, l'importanza di riuscire a coalizzare tutto. Quel che sta al di là dei (post)comunisti. Un marchio che Berlusconi ha usato, con successo, fin dai tempi della sua "discesa in campo". Nel 1994. Quando ha mobilitato e aggregato, contro il Nemico, tutto e tutti. Dai cosiddetti moderati fino alla destra post (e, perché no?, neo) fascista. Perché divisi si perde. E, comunque, dare rappresentanza ai ri-sentimenti più estremi è utile. In tempi di disagio sociale, economico. E democratico. Per affermarsi contro la Sinistra, più o meno moderata, bisogna rivolgersi anche alle frazioni della Destra ultrà. Soprattutto nei contesti metropolitani. Come mostrano i risultati ottenuti da CasaPound nelle elezioni a Ostia. Ostentare un volto duro serve, inoltre, ad attirare gli elettori impauriti. Dalla crisi, dagli altri che ci invadono. Dal mondo che ci assedia. Così la Destra può sfidare la Sinistra, senza mèta e senza identità, descritta ieri, con efficacia, da Ezio Mauro. Ma può, al tempo stesso, sfidare il Non-Partito sul suo stesso terreno.

Unico, serio problema: la leadership. Il Capo. Su base locale, trovare accordi è possibile. Diverso quando si sale di scala. Fino all'ambito nazionale. Berlusconi: ha fatto il suo tempo. Un altro come lui: non c'è.

Le elezioni siciliane, infine, sono utili se proiettate sulle prossime elezioni. Ai tempi di Rosatellum. Perché, per vincere, nei collegi uninominali, serve radicamento.

Ma anche capacità di coalizione. Come ha dimostrato il Centrodestra, guidato dalla Destra, in Sicilia. Uno scenario che si può riprodurre anche a Nord, sulla spinta dei Forza-leghisti. Mentre a Centro-sinistra, oggi, l'Unità è solo un (bel) ricordo...

home  |  obiettivi  |  organizzazione  |  approfondimenti  |  rete demos & PI  |  partner  |  privacy step srl  ::  p. iva 02340540240