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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
INDECISI 2 SU 3 E LA LEGA CALA
[La Repubblica, 10 maggio 2019]

A due settimane dal voto europeo, prevale l'incertezza. Solo un elettore su tre, infatti, dice di aver già deciso come votare. Così lo scenario delle prossime, imminenti, elezioni appare ancora avvolto nella nebbia.
D'altronde, le tendenze espresse dagli italiani, nel sondaggio dell'Atlante Politico, condotto da Demos per Repubblica, appaiono, a loro volta, "incerte". Instabili.

Perché i cambiamenti cominciano ad essere significativi. Rispetto alle precedenti elezioni ma anche ai sondaggi recenti. Certo, il governo continua a ottenere un consenso maggioritario, fra gli elettori (50%). Ma appare in calo vistoso, negli ultimi mesi. La fiducia nei suoi confronti è scesa di 7 punti da inizio anno. Ma di 12 rispetto allo scorso settembre.

Tuttavia, la sua maggioranza tiene. Lega e M5s continuano a formare una coppia rissosa ma dominante. E forse dominante proprio perché rissosa. Per citare quanto ha scritto proprio ieri Ezio Mauro, in queste pagine, "i due partiti che guidano il Paese sono in realtà i principali avversari l'uno dell'altro". E, dunque, giocano la parte di maggioranza e opposizione al tempo stesso.

Certo, i rapporti di forza tra i soci di governo, rispetto alle elezioni politiche del 2018, si sono rovesciati. Tuttavia, negli ultimi mesi, la Lega di Salvini ha smesso di crescere.

Anche se resta sopra il 32%: due punti meno rispetto alla precedente indagine, condotta a marzo (nella quale, però l'intenzione di voto non si riferiva alle Europee).

Mentre il M5s, pur perdendo oltre 10 punti, in confronto alle Politiche, sembra aver frenato la caduta. Il sondaggio di Demos lo stima al 23%. Circa 10 punti in meno, rispetto alle Politiche. Ma, comunque, 2 punti sopra al Pd (insieme a "Siamo Europei", di Carlo Calenda). Divenuto, ormai, il vero competitor del M5s. Il Pd si ferma, infatti, al 20,4%. In crescita rispetto alle elezioni Politiche e alle rilevazioni più recenti. Ma pare aver perduto la "spinta propulsiva" ricevuta dalle Primarie. Dietro, tutti seguono a distanza. FI resta sotto il 10%. Solo i Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni risalgono quasi fino al 5%. A conferma che gli elettori di Centro-Destra si stanno spostando a Destra. Attratti, oltre che dai FdI, anche dalla Lega di Salvini. Infine, + Europa, guidata da Emma Bonino, insieme a Italia in Comune, la formazione fondata dal sindaco di Parma, Pizzarotti, supera di poco il 4%. La soglia minima per "entrare in Europa". Più a Sinistra rimane poco, ormai.

Insomma, gli alleati (per forza...) di governo continuano a intercettare la maggioranza assoluta dei consensi: 55%. Anzi, rispetto alle elezioni politiche di un anno fa guadagnano alcuni punti. Eppure, sembrano aver rallentato la loro marcia.

Inarrestabile, fino a qualche mese fa. Il M5s: è calato vistosamente. Perfino la Lega, dopo una rincorsa durata mesi, ha smesso di volare.
Quando si fa tutto, governo e opposizione al tempo stesso, alla lunga, ci si stanca.

Sicuramente, sugli orientamenti politici, pesa il ruolo dei leader. Tutti i partiti si sono, infatti, "personalizzati". Per questo è "significativo" il pesante calo di Salvini: 7 punti in meno negli ultimi 2 mesi. Quasi una caduta. Pari a quella di Zingaretti. Una tendenza comune con "significati" ed effetti diversi. Nel caso di Salvini, infatti, l'identificazione del leader con il partito è immediata.

Perché oggi la Lega ha il suo volto. Che è dovunque.
Rimbalza da un luogo all'altro, da un canale all'altro. È possibile che tanta presenza sui media possa produrre qualche effetto imprevisto. E non gradito. Com'è avvenuto, nel recente passato, a Matteo Renzi e al "suo" Pd. Il PdR.
Coinvolto nella sconfitta del Capo al Referendum del 2016.
Divenuto un Referendum personale e non più Costituzionale. E, soprattutto per questo, bocciato. Insieme a Renzi.

Oggi il Pd è tornato ad essere un partito "normale".
Coinvolto dalle difficoltà che penalizzano i partiti "tradizionali". In particolare: di Centro-sinistra. Non è un caso che, le Primarie abbiano favorito una ripresa dei consensi al PD, nei sondaggi.
Perché sono "un rito costituente" per i partiti di massa che hanno "costituito" il PD. Per questo il calo dei consensi subìto da Zingaretti ha una spiegazione inversa rispetto a quello di Salvini.

Salvini, probabilmente, sconta la sovra-esposizione personale, che, fino ad oggi lo ha premiato. E la "sua" Lega lo segue. Mentre la frenata di Zingaretti rispecchia il ritorno del PD nell'ombra. Dopo la mobilitazione delle Primarie. Perché il PD non può competere se non è visibile, sul territorio e nella società.
Se rinuncia a promuovere la partecipazione e l'identità.
La tenuta del M5s e del consenso a Di Maio, fino ad alcuni mesi fa, rispecchia ragioni simili. Cioè, la " distinzione" rispetto alla Lega di Salvini. A Salvini.
Che in seguito ha occupato ogni spazio. Fino a risucchiare il M5s.
Trasformato, quasi, in L5s. Si spiega così, a maggior ragione, la fiducia riconosciuta a Giuseppe Conte. Oggi, il più " stimato" dagli italiani. I quali, in maggioranza, sostengono i partiti di governo. Ma apprezzano il Premier anche perché ha preso le distanze, in diverse occasioni, dai suoi Vice. Che, per citare Bordignon, hanno trasformato l'Italia in una "Repubblica Vice-presidenziale".
"Costretto" a fare l'arbitro fra i due "nemici" che, invece, dovrebbero essere "amici", Conte oggi intercetta i consensi e i reciproci dissensi tra i soci di questa maggioranza.

Così, nonostante si voti per l'Europa, queste elezioni avranno effetti politici "nazionali". Ancora incerti. Come gli elettori. Come il futuro del Paese.

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