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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
PER IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI È GIÀ PLEBISCITO
[La Repubblica, 13 gennaio 2020]

Si discute molto, in questi giorni, sulla "riduzione dei parlamentari". Prevista da una legge di modifica della Costituzione, approvata nello scorso ottobre. Intanto, sullo stesso argomento, sono state avanzate altre proposte e iniziative. In particolare, un referendum confermativo e un nuovo progetto di riforma, che prevede un ritorno al sistema proporzionale. Insomma, i prossimi mesi saranno "movimentati" da "movimenti", che riguardano direttamente il senso delle nostre istituzioni. Della nostra Costituzione. Si tratta di una questione centrale. Per la nostra democrazia. Per il nostro futuro. Prossimo. E quindi, per il nostro presente.

D'altronde, è dagli anni Novanta che le leggi elettorali accendono il dibattito politico. In Parlamento prima ancora che fra i cittadini. Com'è comprensibile. Le leggi e i sistemi elettorali, da una parte, hanno un fondamento tecnico e giuridico, non sempre chiaro ai meno esperti in materia tecnico-giuridica. D'altra parte, i "parlamentari" e, in generale, gli attori politici sono coinvolti direttamente. Perché dalle norme elettorali può dipendere la loro permanenza, o il loro ingresso, in Parlamento. In ogni caso, sono sicuramente esperti e competenti, della materia. Per questo, nei prossimi mesi, anzi, nelle prossime settimane, si parlerà molto dell'argomento. Perché la possibilità di un referendum avrebbe sicure conseguenze sulla durata dell'attuale governo. E, al tempo stesso, della legislatura. Una questione che riguarda tutti. Ma sollecita, in particolare, Matteo Salvini e la sua Lega, in questa fase. Insieme, ai Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. I soggetti politici che potrebbero trarre maggiore vantaggio da una "crisi" e, dunque, da una chiamata anticipata alle urne.

Questi argomenti interessano, forse, meno ai cittadini. Che, però, rivelano idee molto chiare, al proposito. Come mostrano i risultati di un sondaggio di Demos per Repubblica, condotto il mese scorso. L'avevamo già presentato, ma mi pare utile riproporlo, in modo diverso e articolato. Serve a di-mostrare come il referendum, su questa materia, non sia necessario. Se non per altri scopi "politici". Meno comprensibili, all'opinione pubblica. Che, al proposito, ha un'idea ben chiara. Il taglio dei parlamentari, infatti, fra i cittadini, incontra un consenso molto largo. Anzi, larghissimo. Senza distinzione di parte e di partito.

Ma neppure di territorio, età, classe sociale. Infatti, quasi 9 elettori su 10 (per la precisione: l'86%) vedono con favore la riduzione dei parlamentari. Il consenso massimo si incontra nella base della Lega e dei Fratelli d'Italia, come previsto. Oltre che, ovviamente, del M5s, il partito che ne ha fatto una bandiera. Solo fra gli elettori del PD il sostegno risulta appena inferiore. Ma, appunto, "appena". Cioè, il 79%. La riduzione dei parlamentari, infatti, tra i cittadini del nostro Paese, riflette un grado di sfiducia verso lo Stato e le istituzioni. Che in Italia appare più acuto e ha una storia lunga. Nella Prima Repubblica, questo ri-sentimento è stato "mediato" dai partiti di massa. In primo luogo, dalla DC. Mentre nella Seconda è stato interpretato da Silvio Berlusconi. Capace di riprodurre le logiche della democrazia rappresentativa a proprio vantaggio. Sostituendo al muro di Berlino il muro di Arcore. Che escludeva, comunque, la Sinistra e i suoi eredi. Dunque, anche il PD, nel quale erano confluiti i post-comunisti, ma anche i post-democristiani. Cioè, i cattolici...democratici.

Oggi, però, anche quel muro è crollato. E le "mediazioni" sono divenute impopolari. Perché sono cambiati i "media" e i "mediatori". In fondo, Berlusconi si era affermato, anch'egli, sfruttando al meglio un "medium". La televisione. Canale privilegiato della "democrazia del pubblico", come l'ha definita Bernard Manin. Nella quale partiti si identificano nei leader. Mentre l'organizzazione viene rimpiazzata dalla comunicazione. E le ideologie dal marketing. Ma l'avvento del digitale ha cambiato tutto. Ha, largamente, dis-intermediato la democrazia. In questo modo, il sentimento ha lasciato spazio al ri-sentimento. La politica all'anti-politica. I partiti agli anti-partiti. Ai non-partiti. Così si è imposto il M5s. Così, la Lega di Salvini ha conquistato l'opinione pubblica. Affiancato dalla "Bestia". Il sistema di comunicazione guidato da Luca Morisi.

La domanda di "superare" i limiti della "democrazia rappresentativa" si è, quindi, espressa "senza limiti". Non per caso la riduzione dei parlamentari incontra i favori più elevati tra coloro che ritengono il Parlamento "sempre meno necessario" (95%). E invocano un "leader forte" (oltre 90%). Non c'è bisogno di un altro referendum per scoprirlo. Anzi, i referendum rischiano di produrre effetti imprevisti e inattesi, da chi li promuove. Quando vengono orientati a fini diversi. Com'è avvenuto in occasione del referendum del 4 dicembre 2016, voluto da Renzi. Proponeva di sostituire il Senato con un'Assemblea delle Autonomie. Oltre al superamento del "bicameralismo perfetto", un caso quasi solo italiano, avrebbe prodotto anche una sensibile riduzione dei parlamentari. Per questo, secondo i sondaggi (anche di Demos) ottenne, all'inizio, consensi molto ampi. Per questo, Renzi stesso pensò di utilizzarlo per ottenere la legittimazione popolare di cui, allora, non disponeva. E dichiarò che se il referendum non fosse stato approvato si sarebbe dimesso. Così, il referendum "costituzionale" si trasformò in un referendum "su Renzi". Con l'esito che conosciamo. Un esempio esemplare. Per scegliere quale percorso intraprendere.

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