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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
LE BASI INCERTE DEL FEDERALISMO
[La Repubblica, 20 aprile 2020]

L'emergenza generata dal Covid sta creando tensioni fra Regioni e governo. Fin dall'inizio della crisi, a fine febbraio, quando il governatore delle Marche, Luca Ceriscioli, ha imposto la chiusura di scuole e il divieto di manifestazioni pubbliche nella provincia di Pesaro e Urbino, colpita duramente dal virus. Allora il governo e, in prima persona, il premier Conte, si affrettò a contraddire questa scelta. Per poi tornare sulle proprie decisioni, di fronte all'impatto dell'emergenza. Ma la distanza e i contrasti fra Regioni e governo si sono riproposti in seguito, sempre più frequenti. Fino a diventare quasi fratture, negli ultimi giorni. Di fronte alla prospettiva della riapertura. Prevista a partire dal prossimo 4 maggio, in alcuni settori produttivi nelle zone a minor rischio. E successivamente nelle altre. Mentre, per quel che riguarda la mobilità sociale, tutto è ancora da stabilire. Perché è difficile - impossibile - prevedere l'imprevedibile. Cioè, l'evoluzione del virus. Oltre ai tempi necessari a trovare cure e vaccini per contenerlo, se non fermarlo. Così i rapporti fra Regioni e governo si sono complicati ulteriormente.

Soprattutto nelle aree dove il sistema produttivo pesa di più. Nel Nord. Soprattutto nel Lombardo-Veneto. In Veneto, peraltro, nei prossimi mesi si voterà per rinnovare il Consiglio e il presidente. Un passaggio importante, che riguarda, inoltre, Toscana, Liguria, Marche, Campania e Puglia.

Anche così si spiega l'attenzione e talora la tensione che si osserva in queste Regioni. Non tutte coinvolte, nella stessa misura, dal Covid. Il voto era previsto il prossimo maggio. Ora la data è, ovviamente, scivolata in avanti. Anche se non c'è ancora un'indicazione precisa, al proposito. L'ipotesi di spostare l'elezione in settembre, infatti, creerebbe evidenti problemi alla campagna elettorale. Che dovrebbe svolgersi in agosto. Cioè, in un periodo di ferie. Covid permettendo. Così, si fa strada l'ipotesi di votare a luglio. Anche se non è chiaro come e quando avverrà la scelta dei candidati. E, ancor più, in quali condizioni avrà luogo la campagna elettorale. E il voto... Insomma, il futuro prossimo delle autonomie regionali dipenderà dalle decisioni del governo.

Centrale. Tuttavia, l'autonomia poggia su basi istituzionali solide. Ma incerte... Infatti, è stata sancita attraverso il referendum del 2001, quando venne confermata la riforma del Titolo V della Costituzione, che ha allargato e articolato le "autonomie" e i "poteri" su più livelli territoriali. In seguito, la questione è stata riproposta in Lombardia e in Veneto attraverso un referendum consultivo, che si è svolto nell'ottobre 2017. Questa iniziativa ha registrato grande partecipazione soprattutto nel Veneto, dove ha partecipato il 57% dei cittadini. E ha ottenuto un consenso pressoché plebiscitario.

L'autonomia regionale, comunque, è apprezzata dovunque. Infatti, se osserviamo i dati di un sondaggio condotto da Demos circa un anno fa, quasi 6 elettori su 10 considerano importante concedere "maggiore autonomia alle Regioni". Con punte massime nel Nord ed elevate nel Centro Nord. Più ridotte, ma comunque maggioritarie, nel Centro Sud e nel Sud.

I motivi di questo orientamento diffuso sono diversi.
Fra gli altri, due risultano più importanti.

Il primo riguarda il valore della specificità territoriale, coltivato e rafforzato, nel tempo. Ricordo quando Carlo Azeglio Ciampi, allora presidente della Repubblica, sosteneva che «l'Italia è un Paese di paesi. E di città». Insomma, un Paese "unito dalle differenze territoriali".

L'altra "ragione" del consenso verso l'autonomia, fra gli italiani, riflette la sfiducia verso lo Stato.

L'autonomia territoriale, in particolare regionale, è considerata, cioè, una sorta di autodifesa verso lo Stato centrale. Così, le ragioni di fiducia e di sfiducia, fra Stato e Regioni, si confrontano e si sbilanciano.
Soprattutto in tempi come questi. Durante i quali l'emergenza spinge i cittadini a raccogliersi intorno a un capo. Mettendo da parte le divisioni. Politiche e territoriali. Si spiega così il grado di fiducia espresso dagli italiani verso il premier, Giuseppe Conte, e verso il governo. Intorno al 70% (Demos per Repubblica , marzo 2020). Mai così alto, da molti anni. Ma la medesima tendenza si osserva nei confronti dei governatori. In particolare, verso Luca Zaia: 48%, su base nazionale. Ma oltre il 70% in Veneto (Osservatorio Nord Est di Demos, per il Gazzettino ).
Anche il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ottiene un grado di consenso elevato, per quanto inferiore: 42. Forse perché, in parte, condiviso dal capo della Lega "Nazionale", Matteo Salvini. Che, però, in questo periodo, è solito marcare la propria appartenenza "regionale". E ripetere: «Noi lombardi».

Così, in questa fase, le ragioni dell'autonomia e del governo centrale si bilanciano. Senza eccessive tensioni. Ma non è detto che la coesistenza possa durare a lungo. In particolare, se la pandemia dovesse continuare. Soprattutto dopo l'estate. Quando, in clima di campagna elettorale, le tensioni fra governo e Regioni potrebbero riaccendersi. Soprattutto nel Nord. Dove i governi regionali sono sostenuti da maggioranze di centrodestra. A guida leghista. Allora l'equilibrio fra le Regioni del Nord, il governo e lo Stato centrale potrebbe complicarsi. Perfino spezzarsi. Spingendo le Regioni all'opposizione. Fino a ridurre i "confini" tra autonomia e separazione. Tra federalismo e sovranismo regionalista.

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