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Le mappe di Ilvo Diamanti
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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
L'EMERGENZA GIUSTIFICA UNO STOP ALLA DEMOCRAZIA PER 4 ITALIANI SU 10
[La Repubblica, 1 giugno 2020]

Dopo quasi tre mesi di emergenza, la nostra vita è cambiata. Profondamente. Pervasa e co-stretta da un senso di insicurezza diffuso. Percepito da oltre 8 italiani su 10. Ma, insieme alla nostra vita, è cambiato anche il rapporto con gli altri. E con le istituzioni. Abbiamo, infatti, rilevato una crescente solidarietà sociale e un grado di fiducia verso il governo elevato, come non si osservava da tempo. Coerentemente, anche la fiducia nel Capo del Governo è salita. Mentre quella nei partiti di opposizione è scesa sensibilmente.
Sullo sfondo, si delinea un mutamento della democrazia rappresentativa, che, in Italia, si sta realizzando, in effetti, già da tempo. Oggi, però, risulta più profondo. Accentuato e accelerato dal clima di emergenza. I principali cambiamenti in corso sono chiari. Anche se "oscurati" dall'assedio virale.

Anzitutto, c'è l'affermarsi della figura del Capo. Il Capo del Governo, ma anche delle Regioni. Un Capo a cui i cittadini guardano non solo con rispetto, ma con deferenza e obbedienza. Mentre si rivolgono con sospetto e diffidenza ai partiti e ai leader di opposizione. Nello stesso tempo, il ruolo del Parlamento, principale luogo della rappresentanza democratica, è divenuto marginale. D'altronde, oggi è difficile convocarlo. Perché apparirebbe un "assembramento". I principali soggetti della rappresentanza democratica, i partiti, sono, a loro volta, in ombra, scoloriti dall'interazione im-mediata, senza mediazioni, fra il Capo e i cittadini. Amplificata dai social. Peraltro, il rito che sancisce e legittima i parlamentari, le elezioni, è sospeso. Le elezioni regionali e amministrative che avrebbero dovuto svolgersi in queste settimane sono state rinviate. E non è ancora chiaro quando avverranno. A fine estate oppure in autunno. Si tratterà, comunque, di una verifica importante. Riguarderà, infatti, 7 Regioni: Veneto, Liguria, Campania, Toscana, Marche, Puglia e Valle d'Aosta.

E coinvolgerà oltre mille comuni, tra cui 18 capoluoghi di provincia e 3 di regione. Venezia, Trento e Aosta. Possiamo, quindi, parlare di una "democrazia sospesa". Una situazione "ammessa" da oltre il 40% degli italiani, intervistati di recente da Demos. I quali accettano che "in caso di emergenza alcune regole della democrazia possono venire sospese". Una quota che sale ulteriormente fra coloro che si sentono più inquieti, a causa del Covid.

Lo stesso orientamento si osserva rispetto alla domanda di un "leader forte", accolta con favore dalla maggioranza dei cittadini. Soprattutto fra i più preoccupati dal rischio di contagio. Mentre il 38% ritiene il ruolo dei partiti poco importante, se non dannoso, per il funzionamento della democrazia. In questo caso, senza che la paura del virus determini particolari differenze.
Si tratta di elementi, a mio avviso, utili a evidenziare come alcune tendenze osservate siano "di lunga durata". L'emergenza, semmai, le ha rese esplicite. Senza ridisegnarne il significato. Rendendolo, semmai, più evidente.

È ormai da molti anni che nel Paese è emersa, sempre più forte, la "voglia di un capo". Di un "uomo forte". Anzi, in passato questa domanda si è espressa in misura più elevata, come hanno rilevato i sondaggi di Demos. Solo due anni fa, nel 2018, era al 64%. D'altronde, negli ultimi vent'anni i partiti si sono, prima, "personalizzati", per divenire, in seguito, "partiti personali", come li ha definiti Mauro Calise. E oggi il modello dominante è "il partito del Capo". Come l'ha chiamato Fabio Bordignon. Tanto che è difficile immaginarli senza il Capo. Forza Italia si è disciolta insieme a Berlusconi. E nessuno quasi ricorda neppure il nome dei partiti fondati da Fini oppure da Monti. Mentre il Pd-R è sopravvissuto a Renzi perché Renzi se n'è andato. Alla ricerca di un soggetto politico davvero personale. Davvero "suo". Senza grandi risultati, perché la sua Italia non pare troppo Viva.

Insomma, la Democrazia in Italia appare contagiata dal virus dell'emergenza. Che ha ridotto il dibattito politico. Ridimensionato lo spazio dell'opposizione. Enfatizzato il ruolo del Capo. Però si tratta di tendenze di lunga durata. Non sono nate ieri, tanto meno oggi. In effetti, l'unico vero segnale di svolta della nostra democrazia riguarda la figura dei "tecnici". Gli "specialisti". Specchio e moltiplicatore della crisi dei "politici". Nei primi anni Novanta, dopo Tangentopoli: i "Magistrati". Nell'ultimo decennio, dopo la fine della Seconda Repubblica fondata da e su Berlusconi: gli "Economisti". Ciascuno di questi "tecnici" è stato rappresentato da una figura esemplare, che ha fondato e guidato un partito. Antonio Di Pietro a capo dell'Italia dei Valori. Mario Monti, leader di Scelta Civica. Esperienze declinate, più o meno in fretta, insieme al loro Capo.

Anche oggi, insieme a questa fase di "democrazia provvisoria", emerge una categoria di Tecnici e scienziati. Mi riferisco ai virologi e ai microbiologi. Sempre più presenti sulla scena pubblica. E soprattutto mediatica. Peraltro, sulla scena politica stanno assumendo un ruolo importante. E critico. Come è emerso nella recente polemica fra il virologo Andrea Crisanti e il Presidente del Veneto Luca Zaia.
Non so dire se i "virologi" fonderanno a loro volta un partito. Ma mi auguro che il virus non contamini anche la politica.

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