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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
GARANTE E AUTOREVOLE ECCO PERCHÉ MATTARELLA ADESSO PIACE A TUTTI
[La Repubblica, 9 agosto 2021]

Da qualche giorno, per il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è iniziato il "semestre bianco". Una ragione in più a conferma e sostegno dell'attuale maggioranza. Tuttavia, il percorso del "governo di tutti ... meno uno" non appare facile. Al contrario, «è un percorso di guerra» (come lo definisce Mauro Calise). Perché le tensioni e le distinzioni si moltiplicano. "Fra" e "dentro" i partiti. All'opposizione, infatti, ci sono solo i Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Così le differenze e le divergenze si trasferiscono - e si concentrano - dentro agli stessi partiti di governo. Su temi rilevanti. Come la riforma della giustizia, il decreto Zan contro le discriminazioni di genere (e non solo). Da ultimo, l'obbligo vaccinale e il Green Pass. Tuttavia, la maggioranza resiste. Per necessità. E tutti si stringono intorno ai Presidenti. Al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, designato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Per non perdere il rapporto fra istituzioni e società. E con l'Europa. Insomma, per non perdersi, in tempi di emergenza sanitaria. Di fronte alla minaccia del virus. Una scelta largamente condivisa dai cittadini, visto il grado di consenso raggiunto da Mario Draghi, prossimo all'80%, secondo i recenti sondaggi di Demos (e non solo). Allo stesso tempo, è cresciuta la fiducia verso il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Che appare non solo il "garante", ma un "attore attivo" di questa fase. Sergio Mattarella, d'altronde, ha sempre svolto il suo compito e il suo mandato presidenziale in modo "autorevole". Non certo "autoritario", ma neppure "distaccato". Ha agito dimostrandosi attento e presente. Tanto più dopo l'avvento della pandemia. Così, nel dicembre 2020, la fiducia nei suoi confronti si è avvicinata al 60%: circa 10 punti di più rispetto al 2015, quando è stato eletto. Ma in seguito è salita ancora. In particolare, a partire dallo scorso marzo. Dopo avere scelto e nominato Mario Draghi alla Presidenza del Consiglio. Superando le divisioni e i conflitti che attraversavano - e ancora attraversano - i partiti. Allora il grado di confidenza nei suoi riguardi ha raggiunto il 63%. E, in seguito, ha continuato a crescere. Attualmente, il sostegno "popolare" verso Mattarella ha quasi raggiunto il 70%. E appare trasversale ai partiti. Pressoché totale, fra gli elettori del Pd. Molto ampio, superiore al 60%, tra coloro che votano per il M5S e per FI. Ma risulta maggioritario anche presso la base degli altri partiti principali: Lega e Fd'I. Il Presidente Mattarella: piace molto ai più anziani e, al tempo stesso, ai più giovani. È apprezzato in tutte le aree del Paese. Insomma, ha assunto un ruolo "centrale" e, al tempo stesso, "integrante" per il Paese. Ed è difficile discernere, non dico separare, la sua figura da quella di Draghi. Dunque, lo Stato dal Governo. Per questo motivo, nei mesi scorsi, abbiamo parlato di un "governo bi-presidenziale". Non solo perché il rapporto fra i due Presidenti appare stretto, sul piano istituzionale. E politico.

Ma perché i due Presidenti si propongono ai cittadini in modo "contestuale". Letteralmente. In quanto condividono i "testi" che orientano il governo. E adottano un modello di comunicazione coerente. In contrasto con lo stile del tempo. Iper-mediatico e spettacolare. Interpretano, piuttosto, la "normalità" del governo. Che non ha bisogno di azioni "eccezionali", per ottenere ascolto. E consenso.

Questa situazione riflette il cambiamento della democrazia in Italia, segnata dalla crisi dei partiti, che è difficile definire "rappresentativi" della società. La loro presenza in Parlamento, infatti, non "rappresenta" gli attuali orientamenti politici dei cittadini. Rispetto alle elezioni del 2018 tutto è cambiato. Non ci sono più soggetti dominanti. Al contrario. Secondo i sondaggi più recenti, i principali partiti (Lega, Pd e Fd'I) sono molto vicini. Addensati intorno al 20%. L'unico davvero in crescita, i Fd'I, alle precedenti elezioni politiche aveva ottenuto poco più del 4%. Oggi, secondo alcuni sondaggi, sarebbe primo. Davanti a tutti. Il M5S, proprio in questi giorni, si è affidato a Giuseppe Conte. Ma è ancora stimato sotto il 16%. Meno della metà rispetto al 2018. Mentre la Lega è divisa al proprio interno, come si è visto in occasione del voto sul Green Pass. Il Pd, peraltro, fatica a riprendere la marcia. Certo, Enrico Letta, come mostrano i dati di Demos proposti su Repubblica nelle scorse settimane, è gradito a quasi 9 elettori del Pd su 10. Non molti più di Dario Franceschini e Nicola Zingaretti, però. Il Pd, dunque, non è più un "partito personale", come ai tempi di Renzi. È, invece, un partito senza "un" leader.

E, come altri partiti, sta perdendo "personalità". E "persone". Cioè, elettori.
Anche per questo l'Italia oggi appare una "Repubblica bi-presidenziale".
Guidata e orientata da due Presidenti. Mattarella e Draghi Ma questo è il vero problema del futuro. Quando, fra sei mesi, Mattarella chiuderà il suo mandato. Allora resterà "solo" Draghi. Che, peraltro, molti soggetti e analisti politici immaginano, forse auspicano, come il successore. Il prossimo Presidente. Tuttavia, senza emergenze - e senza Mattarella - Draghi rischia di trovarsi "solo". In un Paese spaesato. In mezzo a partiti e leader provvisori.
E a un Parlamento poco "rappresentativo".

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