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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
TROPPI LEADER DIGITALI. IL PARTITO DEI SINDACI HA PERSO LA SUA FORZA
[La Repubblica, 6 ottobre 2021]


Nei giorni scorsi si è votato per rinnovare l'amministrazione in oltre 1000 Comuni italiani. Tra questi, 19 capoluoghi di Provincia e 6 di Regione. Le analisi e i commenti hanno assunto, subito, una proiezione politica nazionale. Anche se i cittadini hanno votato per i sindaci. In base a valutazioni e sentimenti "locali". Riferiti alla qualità della vita, dei servizi, dell'ambiente nel territorio dove risiedono. Per questo motivo è interessante ragionare su questa base specifica. Senza andare oltre. In particolare, senza trarre da questo voto conseguenze e riflessi riguardo ai leader e agli schieramenti nazionali. E, soprattutto, al governo e al premier. Certo, è indubbio che nel 2016, in alcune città, le scelte degli elettori siano state fatte con gli occhi puntati "anche" al contesto nazionale. A Roma e Torino, in particolare, dove il voto aveva premiato i candidati del M5S "anche" per "punire" il PD. Il principale partito di Centrosinistra. Cinque anni dopo, il M5S si vede escluso dai ballottaggi in entrambe le città. Mentre ha partecipato all'affermazione dei candidati in alcuni capoluoghi di Regione e Provincia, come Bologna, Napoli. E Ravenna. In coalizione con il PD e il Centrosinistra. Dunque, come parte integrante del Centrosinistra. Tuttavia, non è facile trovare indicazioni "generali" da questa consultazione. Tanto più se allarghiamo lo sguardo oltre i Comuni capoluogo e osserviamo, in senso più ampio, i municipi che contano oltre 15 mila abitanti. In questo caso, la frammentazione e l'incertezza appaiono più evidenti. Anzitutto, perché in oltre metà dei casi occorrerà attendere il ballottaggio (62). Come nei Comuni capoluogo (10). Inoltre, non possiamo sottovalutare il tasso di partecipazione. Poco superiore alla metà degli elettori: 54,7%, 7 punti percentuali in meno rispetto a cinque anni fa. Per questo, prima di individuare "tendenze politiche precise", occorre segnalare come la "tendenza politica principale" segnalata da questa consultazione sia il distacco dei cittadini dalla politica. Come avviene da tempo, sul piano generale. E, oggi, anche locale.

Un sentimento che, in precedenza, si era tradotto in un voto specifico ed esplicito. A favore del M5S. Un "Non-partito". Votato, in molti casi, per marcare un segno anti-politico. E ciò contribuisce a spiegarne la scomparsa, pressoché totale, dalla geografia dei nuovi governi locali. Se considerato "da solo". Mentre è riuscito a resistere (e ad esistere) alleandosi con il Centrosinistra. La coalizione, raccolta intorno al (e dal) PD, infatti, si di-mostra in grado di tenere e, anzi, progredire un poco, in queste elezioni. Il Centrodestra, invece, mostra qualche difficoltà. Rispetto al passato, quando appariva più solido, soprattutto nei Comuni capoluogo. In particolare del Nord. Per merito della Lega, che, però, oggi vede il proprio peso ridursi sensibilmente. Risulta, infatti, circoscritta alle province lombarde e superata dai FdI, quasi ovunque.

È difficile, però, fornire spiegazioni "generali" a orientamenti e scelte "locali". Che riflettono situazioni e contesti "locali". Specifici e differenti. Per questo è utile riprendere le valutazioni espresse da Matteo Salvini. Il leader della Lega, infatti, ha richiamato esplicitamente la questione che sta alla base dell'esito delle elezioni amministrative. Negativo, per il suo partito. La scelta dei candidati. Avvenuta troppo tardi. E, implicitamente, senza un percorso di selezione adeguato.
Ma questa "giustificazione", peraltro "giustificata", evoca alcuni temi di portata più ampia, che non riguardano solo la Lega. E richiamano, principalmente, il rapporto fra politica - anzitutto: i partiti - e territorio. I partiti, in passato, operavano ed erano presenti sul territorio. E, in questo modo, selezionavano i candidati. Gli amministratori locali divenivano così la "base del partito" che formava i gruppi dirigenti. Perché i "sindaci" contavano, spesso ben oltre i confini del territorio. Non c'è bisogno di citare i numerosi casi - esemplari - di amministratori che hanno avviato una carriera importante. Fino a divenire leader e uomini di governo. In ambito nazionale. Fino a evocare un "partito dei sindaci".

Oggi, però, i partiti sono cambiati. E si sono "personalizzati". Hanno assunto il volto del Capo.
Il "partito dei sindaci" è divenuto "Partito di un leader", che governa il partito, spesso lontano dalla società. Dalle città. Oggi ci troviamo, dunque, di fronte a partiti e leader digitali, più che territoriali. E (quasi) tutti i partiti, insieme ai loro leader, per legittimarsi, hanno bisogno di "un" Capo. Mario Draghi. Alla guida del governo.
Per questo motivo è difficile trovare "un" disegno, tracciare "un" profilo, per ricostruire e sintetizzare queste elezioni amministrative. Perché contengono e propongono molte storie, molte situazioni. Locali e personali. Troppe per dare loro un volto (politico) preciso. E riconoscibile.

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