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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
L’EUROSCETTICISMO ITALIANO
[La Repubblica, 25 ottobre 2021]

Finita l'estate, l'Europa sembra più lontana. Infatti, rispetto a luglio, la fiducia verso la Ue, fra gli italiani appare in forte calo. Oltre 10 punti percentuali in meno: dal 46% al 35%. È quanto emerge dal sondaggio condotto da Demos per Repubblica alcune settimane fa. Ma è probabile che questa tendenza prosegua ulteriormente. Perché le tensioni, nella Ue, non sembrano ridimensionarsi. E si traducono, al contrario, in divisioni crescenti. Come è emerso di recente, nel Consiglio europeo, di fronte alla questione dei migranti, che premono ai confini da diverse direzioni, spinti da crisi nuove e antiche. Così si assiste alla richiesta di fondi. Per costruire nuovi muri. In altri termini: per "rin-chiudere l'Europa". Mentre alcuni Paesi, per prima la Turchia (candidata a entrare nella Ue), minacciano di aprire i confini. Per "inondare l'Europa di migranti provenienti dall'Afghanistan e l'Iraq". Un modo per rafforzare la propria posizione. Come ha rammentato Claudio Tito su queste pagine. Eppure, nell'ultimo anno, il consenso dei cittadini italiani verso la Ue era salito. In particolare, dopo l'irruzione del Coronavirus. Un atteggiamento favorito, anzitutto, dal sostegno europeo alla nostra economia. Quasi 200 miliardi di euro, fra sussidi e prestiti. Anche per questo è cambiato lo sguardo verso "il mondo intorno a noi". Perché gli italiani "non amano" la Ue, ma restano saldamente attaccati ad essa.

E non prendono in considerazione l'uscita dall'Unione, l'Italexit. In modo assoluto. In caso di referendum per uscire dalla Ue, come è già stato rilevato (da Demos, in diverse occasioni) oltre due cittadini su tre, in Italia, voterebbero No. Senza esitazioni. Ben consapevoli dei rischi e dei costi, insostenibili, che l'uscita, l'exit, comporterebbe per noi.

Nel 2021, peraltro, l'euro-fiducia, fra gli italiani, è salita ulteriormente. Fino a livelli mai raggiunti, negli ultimi dieci anni: il 48%, in febbraio. Un picco che coincide con la nomina di Draghi a presidente del Consiglio. Non per caso, perché Draghi costituisce il garante dell'Italia di fronte alle istituzioni europee. Tuttavia, negli ultimi mesi, la fiducia nei confronti della Ue, come abbiamo visto, è scesa sensibilmente. O meglio: è tornata alla "normalità". Anche se il consenso per Draghi si conferma elevato. Infatti, mentre la fiducia verso la Ue cala, il capo del Governo continua ad essere il leader più apprezzato, presso i cittadini (quasi 70% di giudizi positivi). Peraltro, l'Europa, o meglio, la Ue, continua ottenere un grado di fiducia maggiore tra i più giovani e gli studenti (oltre l'80%). "Europei" per vocazione ed esperienza, visto che molti viaggiano e si spostano oltreconfine. Per motivi di lavoro e, soprattutto, di studio. Ma, come sappiamo, l'Italia è un Paese sempre più vecchio. E i giovani studenti sono una minoranza. Non è un caso che i settori più euro-scettici si osservino fra gli anziani, i pensionati. Le casalinghe.
E, inoltre, fra gli operai e i disoccupati (poco sopra il 20%). Le componenti più vulnerabili. Che risentono delle difficoltà determinate dai "costi" crescenti prodotti dalla crisi, sulla nostra vita quotidiana.

L'atteggiamento verso l'Unione Europea, peraltro, è condizionato da alcuni fattori significativi. In particolare, dall'orientamento politico. Malgrado il Paese sia governato da una coalizione larghissima, un "governo di tutti" (tranne i FdI di Giorgia Meloni), le distinzioni fra gli elettorati appaiono evidenti.

L'ampiezza degli "europeisti" appare maggiore, anzitutto, nella base del Pd. Dove supera largamente il 60%. Ma anche gli elettori del M5S e di FI mostrano un orientamento positivo verso la Ue (oltre il 40%).
Assai maggiore rispetto ai sostenitori dei FdI e della stessa Lega (entrambi intorno al 20%). Inoltre, è evidente la relazione stretta del sentimento europeista con le "stagioni virali". Infatti, la fiducia verso la Ue "sale" dopo marzo 2020, quando il Covid irrompe nella nostra vita e nella nostra società. E "risale" nuovamente un anno fa, dopo l'estate. Quando il Virus ri-torna con irruenza. Mentre si pensava che la pandemia fosse finita. Comunque, in calo irreversibile. Come oggi. In questa stagione che pensiamo e speriamo più sicura. "Rassicurata", comunque, dai vaccini. (Nonostante le tensioni No Vax e No Green Pass).

Infine, come si è già detto, è difficile guardare con fiducia un orizzonte attraversato da nubi crescenti. Da conflitti e polemiche inquietanti. In Polonia e Turchia. Senza dimenticare che i confini europei si sono ristretti, dopo l'Exit del Regno Unito.

Certo, siamo lontani dai primi anni 2000, quando l'avvento dell'Euro aveva allargato il consenso europeista. Per poi generare l'effetto contrario. Ma conviene, comunque, controllare con cura il virus euro-scettico che alita intorno a noi.
Consapevoli che l'Italia, senza la Ue, non può reggere.
E, reciprocamente, neppure la Ue può (r)esistere, senza l'Italia.

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