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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
“NUOVO NOME E STATUTO” E IL GOVERNATORE EMILIANO PIACE A UN ELETTORE SU TRE
[La Repubblica, 21 novembre 2022]

Il percorso del PD, in questa fase, sembra procedere rapidamente verso nuove direzioni. Con una nuova leadership. Alla ricerca di nuovi progetti. Affrontando i rischi di una ri-fondazione. Così sembrano pensare gli elettori, in qualche misura, dello stesso PD. È quanto emerge dal recente sondaggio condotto da Demos per Repubblica . D'altra parte, il partito sembra davvero in difficoltà, in questa fase. Nelle stime di voto, è in caduta. Ben lontano dai FdI di Giorgia Meloni, che, ormai, l'hanno quasi "doppiato". Superato dallo stesso M5S. Che, al contrario, appare in crescita.

A spese del PD, principalmente. Per questo, le elezioni "primarie", previste il prossimo febbraio, più che un percorso volto a scegliere il nuovo leader, sembrano un passaggio verso il "rinnovamento", se non la "rifondazione", del partito. Quanti credono nella possibilità che il PD possa r-esistere ed esistere mantenendo l'attuale identità e l'attuale assetto sono, ormai, una minoranza. Soprattutto se si considerano gli elettori nell'insieme. Mentre nel PD, prevale ancora la convinzione - almeno, la speranza - che sia possibile "cambiare cambiando il segretario". D'altra parte, è diffusa l'idea che l'identità del partito coincida, ormai, con la "persona", meglio ancora: "l'immagine", del leader.

Che, nel corso dei mesi, si è sensibilmente sbiadita, se si considera la posizione del segretario Enrico Letta rilevata dal recente sondaggio di Demos per l'Atlante politico di Repubblica. Tuttavia, quasi metà degli elettori del PD (45%) ritiene che il partito debba essere "ri-fondato", cambiato dalle "fondamenta". Modificandone lo stesso nome. Perché il nome evoca l'identità. Delle persone (basta guardare la nostra "carta d'identità"), quindi, a maggior ragione, dei partiti. Sempre più "personalizzati" e, ormai, "personali".

Per questa ragione, il PD oggi deve cambiare non solo il rapporto con il "pubblico", ma la classe dirigente. E il modo per selezionarla, che, attualmente, avviene attraverso le primarie. Secondo una componente molto ampia di elettori democratici e non, le primarie dovrebbero aprirsi a candidati nuovi. Esterni al PD. Ma, rispetto alla precedente rilevazione, sta crescendo il peso di chi le considera superate. E propone, per questo, di limitarne l'impiego. O, addirittura, di abbandonarle. Andare oltre. Oppure tornare al passato. Quando il"partito" selezionava i propri gruppi dirigenti attraverso procedure "interne" alla propria organizzazione sociale e territoriale. Anche se, rispetto al passato, oggi la presenza del partito (e dei partiti) nella società e sul territorio si è notevolmente ridotta. Perché, anche in politica, gran parte delle attività avviene per via digitale. Un canale che moltiplica i contatti. Ma non le relazioni e i legami "personali".

Per questa ragione, le "elezioni primarie" costituiscono un metodo di selezione dei candidati, ma, per gli elettori e i simpatizzanti del PD, un'occasione per partecipare. "Direttamente". "Di persona". Contribuendo a rendere "visibile" il partito, insieme ai suoi militanti e ai simpatizzanti.
Tuttavia, la prima ragione chegarantisce interesse alle "primarie" è la scelta del gruppo dirigente. In particolare, del "segretario" di partito. E, al tempo stesso, l'individuazione del gruppo dirigente che dovrebbe affiancarlo. Perché l'elezione del "segretario" legittimerà anche coloro che, insieme e accanto a lui, otterranno il maggior numero di consensi.

A questo proposito, le indicazioni fornite dal sondaggio di Demos, per quel che riguarda il "capo", appaiono piuttosto chiare. Le scelte degli elettori del PD, infatti, si orientano principalmente verso il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. Che, proprio in questi giorni, ha annunciato la sua candidatura alla segreteria del PD. A suo favore, infatti, si esprime 1 elettore su 3. Cioè, una larga e significativa maggioranza, tanto più che circa un terzo degli elettori del PD afferma di non avere ancora un'opinione precisa, al proposito. Oppure preferisce non esprimerla. Va sottolineato che l'opinione degli intervistati, nel sondaggio, veniva richiesta senza liste di nomi pre-definite. E ciò favorisce i soggetti più noti. Come Bonaccini. Il quale, comunque, rispetto al mese scorso, appare in sensibile crescita: 6 punti in più.

Dietro a lui, a distanza, si conferma Elly Schlein. Eletta deputata alle recenti elezioni politiche e, fino a poco tempo, fa sua vice in Regione. Schlein ottiene l'8% delle preferenze. Una misura analoga alla precedente rilevazione. Dopo Elly Schlein, peraltro, solo Enrico Letta ottiene un sostegno visibile, seppure limitato. Il segretario uscente del PD, però, ha già dichiarato la propria in-disponibilità ad assumere l'incarico da cui si è dimesso.

Tuttavia, il vero problema per chi guiderà il PD sarà, anzitutto, di ri-dargli un volto. Una "direzione". E, dunque, un orizzonte. In altri termini, restituirgli un senso. Ri-definire un'identità, che oggi appare troppo incerta. E in-definita.

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