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ULTIME MAPPE |
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Testa a testa tra le coalizioni, effetto Vannacci sulla destra (8 maggio 2026)
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Perché la Lega di Bossi non può tornare (30 marzo 2026)
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Storie in bilico tra leader e partiti (16 marzo 2026)
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La corruzione preoccupa. Ma le istituzioni fanno poco per combatterla sul serio (23 febbraio 2026)
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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI
La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica. |
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ITALIA SPAESATA TRA MURI CADUTI E LEGAMI INCERTI [La Repubblica, 25 agosto 2025]
La nostra storia geo-politica e politica è sempre stata ispirata dal bi-polarismo internazionale. Fra l’Occidente e ciò che, fino alla caduta del muro di Berlino, era l’Urss. Dunque, fra l’America - cioè gli Usa - e la Russia. Oggi, però molto è cambiato e cambierà ancora, dopo il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, che ha aperto un dialogo significativo con Vladimir Putin, saltando l’’Unione Europea. E lasciando ai margini l’Italia. Una considerazione sviluppata di recente, con la consueta chiarezza, da Mario Draghi al meeting di Rimini. Dove ha esortato a investire nell’Ue, nonostante lo scetticismo che egli stesso aveva manifestato in passato. Perché è «la migliore opportunità per un futuro di pace, sicurezza, indipendenza: e democrazia».
Tuttavia, in Italia l’europeismo non è mai stato un sentimento particolarmente condiviso. E l’immagine geopolitica del mondo si è, a lungo, tradotta in modo preciso. “Riproducendosi” in un bipartitismo molto chiaro ed evidente. Che si è “riprodotto” oltre la caduta del muro di Berlino. Fino al 2008, infatti, lageografia elettorale in Italia è rimasta praticamente immutata.
In 8 province su 10 si è continuato a votare allo stesso modo. In base a una “frattura” significativa, che rifletteva la “frattura internazionale”. Anticomunista. Segnata dalla presenza del Pci. Il muro, in altri termini, si riproponeva anche in Italia.
Successivamente, però, tutto è cambiato, e l’unico muro significativo è divenuto quello “dell’antipolitica”, interpretato dal M5s di Beppe Grillo. Che identifica il sistema politico rappresentativo come un modello “malato”. In contrasto con l’unico modello coerente con la volontà dei cittadini. La democrazia “diretta”. Anzi: “immediata”.
Perché supera ogni mediazione, attraverso il digitale. Internet. Salvo adeguarsi in fretta al sistema dominante. Presentandosi alle elezioni e partecipando alle attività del Parlamento. Come tutti i partiti.
Gli attori della “rappresentanza”. E della “mediazione”. Nel frattempo, però, l’unico vero soggetto di mediazione era finito. Insieme alla Dc. Il “partito” che, con il Pci, aveva segnato la democrazia rappresentativa inItalia. I partiti, infatti, sono divenuti un “participio passato”. Sono “partiti”. Senza una destinazione precisa. E sulla scena politica sono stati accompagnati, meglio ancora, “sostituiti” dalle persone. Sono divenuti “partiti personali”, imponendo, come elemento di stabilità, l’in-stabilità. Le persone non hanno le stesse radici dei partiti. Che fanno riferimento a valori, con basi sociali e territoriali profonde e radicate.
Così, oggi, poco è cambiato. E sta cambiando. Una condizione che non aiuta gli italiani a orientarsi. Perché, nonostante l’esortazione di Draghi, noi “siamo in mezzo”. Fra due “attori” internazionali che non marcano più un’alternativa precisa. “Fondata su fondamenti” geo-politici chiari. E l’Italia, più degli altri Paesi europei, non pare interessata a spingere verso una direzione precisa. Perché le forze di governo non di-mostrano riferimenti comuni e coerenti. La Lega di Salvini, in particolare, ha un legame storico con la Russia e con Putin. Mentre FdI di Giorgia Meloni ha cercato di costruire, fin dall’inizio, un rapporto privilegiato con l’America diTrump. Piuttosto che con l’Ue. Si delinea, così, un governo che propone un ruolo “mediano” fra i due Paesi che hanno una posizione dominante. Giorgia Meloni, che ambisce frequentare la corte di Trump. Mentre la “Lega di Salvini”, mantiene (come sempre) un atteggiamento aperto verso Putin e la Russia. Ne consegue la difficoltà di de-finire (cioè de-limitare) una posizione chiara dell’Italia sulla questione, oggi, determinate.
Il sostegno all’Ucraina guidata da Zelenskyi. Rifiutato apertamente da Salvini. Così diventa difficile per non dire impossibile proporre e imporre un ruolo di “mediazione” dell’Italia, insieme alla Ue, seguendo l’esortazione di Draghi. L’Italia non sembra un Paese orientato alla mediazione. Come abbiamo di-mostrato nelle scorse settimane, affrontando la questione delle “classi sociali”, non siamo più un “Paese di ceti medi”. E neppure di orientamenti “mediani”. Fra le potenze e i potenti. Usa e Unione Sovietica.
Trump e Putin. Ci muoviamo in mezzo al mondo. Spaesati. Verso un orizzonte sempre più incerto.
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