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A causa della crisi troppi non si curano (25 marzo 2026)
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Il Veneto e la lega (9 marzo 2015)
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OSSERVATORIO SUL NORD EST - IL NORD EST RECLAMA LA POSSIBILITÀ DI EUTANASIA
Svolto su incarico de Il Gazzettino, che ne ospita anche la pubblicazione settimanale, rileva gli atteggiamenti politici e culturali di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento. |
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IL NORD EST RECLAMA LA LEGALIZZAZIONE DELL'EUTANASIA [di Natascia Porcellato]
“Quando una persona ha una malattia incurabile, e vive con gravi sofferenze fisiche, è giusto che i medici possano aiutarla a morire se il paziente lo richiede”? Sì, non smette di ripetere l’opinione pubblica di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della Provincia Autonoma di Trento. Secondo le più recenti analisi di Demos per l’Osservatorio sul Nord Est, a dichiararsi favorevole all’idea che un medico possa aiutare un malato incurabile a morire, qualora gli fosse richiesto, è il 79% degli intervistati. Questo è un orientamento ampio, stabile e diffuso, maturato nel corso di oltre vent’anni: nel 2005, infatti, la platea dei consensi si fermava al 57%. Da allora, però, la crescita è stata netta e costante: tra il 2010 e il 2015, il valore si attesta intorno al 64-65%; balza al 75% nel 2020; tocca l’80% l’anno scorso per stabilizzarsi, oggi, intorno al 79%.
Al di là dell’ampiezza, ciò che colpisce maggiormente è la trasversalità del consenso: in nessun caso, infatti, scende sotto la soglia del 50%. Tuttavia, guardando alla classe d’età possiamo trovare indicazioni interessanti: l’adesione appare particolarmente elevata tra gli under-30 (86%), e, in misura ancora più evidente, tra quanti hanno tra i 30 e i 44 anni (91%). Nelle fasce d’età centrali (45-54 anni), invece, si ferma vicino alla media (79%), mentre al di sotto di questa soglia ritroviamo adulti (74%) e over-65 (67%).
Consideriamo, ora, l’influenza della religiosità. Il consenso verso la “dolce morte” è quasi plebiscitario tra i non praticanti (93%), e molto ampio (83%) tra quanti frequentano saltuariamente i riti religiosi. Maggiormente significativo, forse, è il dato che arriva dai praticanti assidui: nonostante le posizioni ufficiali delle gerarchie ecclesiastiche, la maggioranza assoluta (56%) di chi frequenta assiduamente la Messa si dice d’accordo con il diritto del malato di decidere sul proprio fine-vita.
Anche analizzando la dimensione politica sembra trovare conferma la trasversalità che abbiamo osservato finora. L’idea che un ammalato sofferente abbia diritto di essere aiutato ad andarsene, se lo desidera, mette insieme i sostenitori di Pd (86%) e FdI (76%); quanti guardano al M5s (86%) o alla Lega (77%); chi voterebbe per Avs (89%) o per Azione (77%); gli elettori di Forza Italia (62%), di un partito minore o chi ancora non sa se andrà a votare (entrambi 79%). In tutti i settori, pur con accenti diversi, l’istanza appare nettamente maggioritaria.
Proprio in questi giorni, però, il tema sta tornando al centro del dibattito con la mobilitazione promossa dall’Associazione Luca Coscioni contro il ddl S. 104 che, secondo gli attivisti, limita gli spazi di libertà aperti dalla sentenza “Cappato”. Il paradosso di questi anni è che, mentre il Parlamento è rimasto immobile, a muoversi sono stati proprio gli ammalati, o i loro cari: da Piergiorgio Welby (2006) a Eluana Englaro (2009), da Dj Fabo (2017) a -più vicini nel tempo e nello spazio- Stefano Gheller (2024) e Martina Oppelli (2025): ognuno di loro ha portato la lotta per il diritto al fine-vita al di fuori dei tribunali, e dentro la coscienza collettiva. Il risultato è che i nordestini sembrano aver maturato un orientamento definito, e il diritto di decidere ha smesso di essere un tema di divisione per diventare patrimonio comune.
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\ #sepa NOTA INFORMATIVA
L'Osservatorio sul Nord Est è curato da Demos & Pi per Il Gazzettino. Il sondaggio è stato condotto tra il 7 e il 9 gennaio 2026 e le interviste sono state realizzate con tecnica CATI, CAMI, CAWI da Demetra. Il campione, di 1.002 persone (rifiuti: 4.214; sostituzioni: 18.739), è statisticamente rappresentativo della popolazione con 18 anni e più residente in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Trento, per provincia (distinguendo tra comuni capoluogo e non), sesso e fasce d'età (margine massimo di errore 3,02% con CAWI) ed è stato ponderato, oltre che per le variabili di campionamento, in base al titolo di studio. I dati fino al 2007 fanno riferimento solamente al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia. I dati sono arrotondati all’unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100. I dati fino a febbraio 2019 fanno riferimento ad una popolazione di 15 anni e più. Natascia Porcellato, con la collaborazione di Ludovico Gardani, ha curato la parte metodologica, organizzativa e l'analisi dei dati. Marco Fornea ha svolto la supervisione della rilevazione effettuata da Demetra. L'Osservatorio sul Nord Est è diretto da Ilvo Diamanti.
Documento completo su www.agcom.it
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