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Le mappe di Ilvo Diamanti
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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
LESSICO DEL FUTURO
[La Repubblica, 4 giugno 2015]

Ecco la "mappa del linguaggio del nostro tempo". Utile a rappresentare quel che avviene nel mondo, e a ripensarlo, come suggerisce il titolo della Repubblica delle Idee, che si apre oggi a Genova. Il "nostro" mondo, almeno. Per questo, abbiamo individuato una serie di parole selezionate dai discorsi pubblici e dai dialoghi nei luoghi della vita quotidiana. Dalla comunicazione mediale e dal linguaggio comune. Come nelle edizioni precedenti, abbiamo sottoposto questo "sillabario" alla valutazione dei cittadini, attraverso un sondaggio condotto da Demos-Coop. In questo modo, abbiamo "misurato" il sentimento suscitato dalle parole. Il grado di consenso ma anche la loro capacità di evocare il futuro. Ne è emersa una mappa suggestiva. Non del tutto scontata. D'altronde, le parole e il linguaggio definiscono la nostra visione del mondo. Che, oggi, appare particolarmente incerta. Anche se si distende fra due "regioni semantiche" sicuramente chiare. Certamente certe.

In basso, a sinistra, confuse nella delusione, sull'orlo del passato, ci sono le "parole della politica". Sindacati e partiti. Nella zona più depressa. Insieme ai "politici". Lo stesso Matteo Renzi, che l'anno scorso si poneva alla confluenza fra speranza e attese, quest'anno è anch'egli qui. Insieme agli altri leader anche se in posizione migliore. Ma confuso, anch'egli, nella nebbia di una politica incapace di annunciare, o almeno, suggerire il futuro.

All'opposto, in alto a destra, appare un "altro mondo". Racchiude gli obiettivi di valore della società. Premiare il merito. Ridurre le disuguaglianze e la disoccupazione. Curare l'ambiente e le energie rinnovabili. L'abbiamo definito, "la fortezza", perché, oltre a indicare alcune priorità, seleziona i punti fermi della nostra società. Per prima e sopra tutto: la famiglia. Poi, significativamente: Internet. Segno esplicito di quanto la rete sia divenuta "essenziale" nella nostra vita. Famiglia e Internet. Marcano i nostri luoghi di relazione e di comunicazione. Sul piano personale, interpersonale. E globale. Qui e dovunque. Oggi e domani. A presidiare la nostra "fortezza" c'è sempre - e ancora - Papa Francesco. Come l'anno scorso. L'unica figura davvero "con-divisa". Mentre tutti gli altri personaggi pubblici - per primi i "politici" - dividono. E allontanano. In mezzo a questi due mondi, troviamo due flussi di parole, che definiscono le "promesse", il primo, e, l'altro, "le tensioni". La "Terra promessa" si spinge verso il futuro e raccoglie riferimenti (perlopiù) attesi. E citati spesso. Perché riflettono segnali di cambiamento - effettivi e positivi. La "ripresa". La crescita dei consumi e delle esportazioni. Le "riforme", situate, non a caso, accanto alla "scuola", che tanto dibattito e tante polemiche ha sollevato, negli ultimi mesi. E poi: il "bene comune" e la "qualità della vita". Argomenti che echeggiano spesso nel nostro linguaggio e nei discorsi pubblici. Anche per questo, rientrano nell'ambito delle "promesse". Tanto attese e attese da tanto. Non lontani, si incontrano gli imprenditori. Attori della ripresa. Assai più credibili dei "politici" e della politica". Ma comunque guardati con un certo disincanto. Come la globalizzazione, che sentiamo evocare senza sosta e senza pausa. Anche se non è del tutto chiaro cosa significhi davvero.

Infine, ai confini fra "Terra promessa" e "Terra di mezzo", c'è la Democrazia. Non è una sorpresa, d'altra parte, perché intorno alla democrazia c'è molta discussione. Come sempre. Ma oggi in modo particolare. Per effetto dei mutamenti che attraversano i protagonisti e le istituzioni della democrazia "rappresentativa". I partiti, per primi. E poi l'Unione Europea, l'euro. E lo Stato. Che, non per caso, si collocano proprio in quella che abbiamo definito la "Terra di mezzo", citando Tolkien. Per evocare un luogo di conflitti e di battaglie ricorrenti. All'origine della nostra storia. Di cui sono divenuti "canali" importanti i "social media": Twitter e Facebook. Ma anche i giornali e la Tv. Infine, proiettati verso la Terra Promessa, vi sono, il Presidente della Repubblica e la domanda di "Uomo Forte". Non per caso. Sottolineano anch'essi le tensioni della nostra democrazia rappresentativa. Alla ricerca di autorità, governo, riconoscimento. Consenso.

Il tema degli immigrati, più degli altri, appare, invece, argomento di divisione. Al confine fra integrazione e chiusura, Riflesso delle paure sollevate dalla globalizzazione. Del mondo che incombe su di noi. E ci minaccia. Nel linguaggio si ripropone la rappresentazione asimmetrica degli ultimi anni. Fra le attese, i riferimenti di valore. E, distanti e distinti: i soggetti a cui ne spetta l'attuazione. Da un lato le riforme promesse, i modelli e i riferimenti di valore attesi. E, dall'altro, le istituzioni, i soggetti politici e rappresentativi che li dovrebbero realizzare. Perduti, questi ultimi, nella Valle Dis-Incantata. Anche così si spiega il calo, generalizzato di consenso che affligge molte parole. Soprattutto quelle che evocano le promesse e gli obiettivi più "valorizzati". Dal merito alla sobrietà dei consumi. Alla lotta contro la disoccupazione e le disuguaglianze. Il problema è che echeggiano da troppo tempo. Puntualmente eluse. E deluse. Così - per citare una meravigliosa lirica recitata da Mina (con Alberto Lupo) - non restano altro che "parole, parole, parole, parole parole soltanto parole, parole tra noi".

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