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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
PD E M5S ANCORA GIÙ DOPO IL VOTO E PRODI RITORNA SUL PODIO DEI LEADER
[La Repubblica, 1 luglio 2017]

Il voto amministrativo "locale", anche stavolta, ha avuto effetti politici "nazionali". Era prevedibile e sembra essersi puntualmente verificato, come mostra il sondaggio dell'Atlante politico di Demos. In particolare, la cattiva prestazione del centrosinistra, che ha perduto il governo di molte città, ha ridimensionato il consenso verso Matteo Renzi. E verso il Pd. O meglio, il PdR. Il Partito di Renzi.

In questi giorni, cioè, all'indomani della consultazione, le stime di voto vedono, infatti, il Pd in calo di oltre due punti. Mentre il M5S, a sua volta attore-non protagonista di questa elezione, ha perduto circa un punto e mezzo. Non molto. A conferma che le logiche del voto cambiano, a seconda del tipo di elezione.

A livello locale conta essere presenti con candidati credibili. A livello nazionale è importante farsi sentire. Anche se solo criticamente.

I due partiti, peraltro, restano in testa alle preferenze degli elettori. Quasi alla pari. Intorno al 26%. Ma arretrano, entrambi. Il Pd, in particolare, tocca il livello più basso, degli ultimi tre anni. Tuttavia, è ancora il primo partito. Dietro a loro, Forza Italia e Lega risalgono di circa un punto. Uniti, potrebbero competere per il primato. Ma separati restano a oltre dieci punti di distacco da Pd e M5S. I due partiti che, ormai da anni, si fronteggiano. Almeno nei sondaggi.

Dietro, c'è molta frammentazione. A destra, al centro, nella sinistra, vecchia e nuova. L'impatto delle amministrative risulta, comunque, forte anche rispetto alla popolarità dei leader. E il prezzo più alto lo paga, di nuovo, Matteo Renzi. Ottiene, infatti, fiducia dal 32% dei cittadini: 7 punti meno di un mese fa. Si tratta del livello più basso dal 2014, quando il "rottamatore" è sceso decisamente in campo. Senza guardare in faccia nessuno. (Sicuramente non Enrico Letta...) Va aggiunto, peraltro, che Renzi non perde posizioni rispetto agli altri leader nazionali. Davanti a lui, ma di poco, vi sono Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Dietro: tutti gli altri, vecchi e nuovi. Di destra, centro e sinistra. Da Pisapia a Berlusconi. Da Di Maio e Grillo fino ad Alfano e Speranza, che chiudono la graduatoria, sotto il 20%.

L'unico leader che conferma la propria posizione "di comando" è il premier, Paolo Gentiloni. Sempre primo, con il 45% delle preferenze. Una valutazione che conferma il giudizio nei confronti del governo che egli presiede. In leggera crescita negli ultimi tre mesi, con il 41%. L'orientamento verso Gentiloni e il suo governo è, comunque, significativo. Gentiloni piace perché è diverso dagli altri. È il Capo del governo, non di un partito o di una fazione. In tempi arroganti e chiassosi, interpreta il ruolo in modo misurato. E quasi "defilato". D'altronde, è "di passaggio", come il suo governo. Destinato a durare fino alle prossime elezioni. Che non è ancora chiaro quando avverranno. Tanto meno: quale partito vincerà. Ma soprattutto: quale coalizione potrà governare. Visto che, da solo, nessun partito è in grado di vincere. E di governare. Mentre, al tempo stesso, nessuna coalizione sembra abbastanza solida e coesa. Perché ci sono diverse "destre" e diverse "sinistre". Poco compatibili, al loro interno. A Centrodestra: Forza Italia e Lega, con il sostegno dei FdI, potrebbero ottenere consensi molto ampi. Sicuramente, non distanti dal Centrosinistra. Ma poi si incaglierebbero sullo scoglio della leadership. Che Berlusconi non cederà "mai" ad altri. Tanto meno a Salvini. Il quale, però, è deciso a proporre la "sua" Lega Nazionale come forza di governo. Senza la mediazione di altri. Neppure di FI. (Anche se è difficile per una forza apertamente antieuropea). Berlusconi, tuttavia, non trascura il ruolo di "Pronto soccorso", a sostegno di un governo - magari guidato proprio da Renzi. In caso di urgenza. "Per il bene del Paese". Perché mai, dunque, dovrebbe "legarsi" in modo indissolubile alla Lega?

Il problema del Centrosinistra è diverso. Ci sono diverse sinistre che faticano a coesistere. Sono divise, concorrenti, sorte, talora, da fratture e divisioni interne. Oggi, d'altronde, a Piazza Santi Apostoli, su iniziativa di Pisapia, le Sinistre a sinistra del Pd sfileranno "Insieme". Di fatto: contro il renzismo.

D'altra parte, se consideriamo il consenso di cui disporrebbero le diverse, possibili coalizioni, nessuna appare in grado di andare oltre un terzo dei consensi fra gli elettori. L'ipotesi che gode del favore più ampio si riferisce ai partiti di Centrodestra (37%). Che però, come si è detto, sono divisi sulla leadership. C'è invece più insofferenza verso le intese che comprendano il M5S. E verso un'alleanza fra Pd e FI che vada oltre lo stato di necessità.

Rilevante, infine, appare, l'adesione a una coalizione fra Pd, Mdp e altri soggetti di Sinistra: 34%. Anche qui, però, si porrebbe il problema della leadership. Affrontato, negli ultimi tempi, evocando la candidatura di Prodi. Valutata dall'interessato con giusta cautela. E distacco. Prodi, infatti, è figura che unisce, a centrosinistra. Apprezzato dal 57% degli elettori del Pd e addirittura dal 74% da quelli più a sinistra. Ma "osteggiato" dagli elettori di Centrodestra. Soprattutto di FI. D'altronde, è l'unico ad aver battuto per due volte Berlusconi.

Per questo, se si considera l'elettorato nell'insieme, ottiene fiducia dal 32% degli elettori. Come Renzi. Molto al di sotto di Gentiloni. Così, Prodi preferisce intervenire "da fuori". Spostando la sua tenda, a seconda del caso e della necessità. Lui, padre fondatore dell'Ulivo, perché dovrebbe farsi logorare dalle fratture fra la destra e la sinistra? E dalle divisioni interne che attraversano la destra ma anche la sinistra?

Rileggendo le indicazioni di questo sondaggio e, ancor prima, le "dinamiche" e le "statiche" del quadro politico, emerge un Paese dai confini indefiniti. Dai destini incerti. Così, se chiedete agli italiani (indagine Demos) quale sia il carattere che li distingue maggiormente dagli altri popoli, la maggioranza risponde: "L'arte di arrangiarsi". Come stupirsi?

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