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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
IL PAESE INCOLORE
[La Repubblica, 1 aprile 2018]

È da tempo che la Lega non mostra più il "legame" originario con il proprio territorio. Cioè: con il Nord. Un rapporto, per molto tempo, stretto. Espresso ed esibito in diversi modi. Attraverso il nome, anzitutto. Perché, in origine, c'erano le leghe regionali. Veneta, Lombarda, Piemontèisa. Poi è venuta la Lega Nord. E ha rivendicato l'indipendenza della "patria padana". Evocata e invocata dai leghisti nel rito celebrato, ogni anno, a Pontida. Fra i segni dell'appartenenza padana ha particolare importanza il "colore". Che garantisce visibilità alla presenza e all'identità politica. Sul piano personale, sociale, pubblico. Nel caso della Lega: il Verde. Che colora le camicie, le cravatte, i fazzoletti esibiti dai "militanti" Padani. Verde: come il Sole delle Alpi, al centro della bandiera della Padania. D'altronde, per distinguere la presenza elettorale della Lega nella mappa politica dell'Italia, si utilizza il Verde.

Così emerge la zona Verde, che, a partire dagli anni Ottanta, ma soprattutto Novanta, si è sovrapposta, sostituita, per molti tratti, alle Zone Bianche del Nord. Che definivano le province nelle quali, nel corso del dopoguerra, ha "dominato" la Democrazia Cristiana. A partire dal Nord-Est (come ha rammentato nei giorni scorsi Fabio Bordignon, sul Mattino di Padova), per proseguire lungo la linea pedemontana lombarda, che attraversa Brescia, Bergamo. Fino alla Brianza. Ebbene, la mappa geopolitica dell'Italia, un mese fa, ha perduto i confini padani. Non perché la Lega abbia perduto peso, nel Nord. Al contrario. Non è mai stata tanto forte ( www. demos. it).

Alle elezioni del 4 marzo si è, infatti, imposta come primo partito sia nel Nord-Ovest (25,7%) sia, a maggior ragione, nel Nord-Est (29,3%). Tuttavia, oggi la Lega non è solo "Padana". Non è più solo "Nordista". La Lega di Salvini è "Nazionale". Un partito personalizzato, per non dire "personale". Di Destra. È divenuta Ligue Nationale, come ho scritto ancora nel 2014, per affinità con il Front National di Marine Le Pen. Con la quale Salvini intrattiene rapporti di vicinanza politica e di amicizia. La Lega ha, infatti, superato il 18% nelle regioni (un tempo) Rosse del Centro-Nord Ma ha raggiunto il 13,2% anche nel Centro-Sud. Solo nel Mezzogiorno e nelle Isole presenta una misura più limitata. Comunque: vicina al 6%. Una misura impensabile solo 5 anni fa. Quando non la votava praticamente nessuno (0,2%).

Insomma, oggi la Lega è tutto meno che "Padana". Perché va ben oltre i confini padani. Tanto più se ne valutiamo il peso in confronto all'alleato storico, fin dalle origini. Forza Italia. Insieme alla quale definisce - più che una semplice coalizione - un'ideologia comune, come fece osservare Edmondo Berselli, fin dal 2007. Quando, con il consueto acume acuminato, coniò la formula del "Forzaleghismo". Oggi, oltre 10 anni dopo, quella definizione appare ancora valida, vista l'alleanza stretta fra i due soggetti politici. Ma va ri-nominata e rovesciata, in base al diverso peso assunto dai due partiti. Meglio, infatti, parlare di "Legaforzismo". Se la coalizione di Centro-Destra, alle recenti elezioni politiche, ha prevalso sugli altri, è soprattutto grazie al risultato della Lega. Che ha superato FI in 138 collegi su 228 (escluse le province autonome di Aosta e Bolzano). In pratica: dal Nord al Centro-Sud.

Così oggi conviene parlare, davvero, di Lega Nazionale. O, in alternativa, di LdS. La Lega di Salvini. Speculare, per insediamento territoriale, al M5s. Anch'esso, "nazionale": primo "partito" in 143 collegi distribuiti in tutto il Paese. Ma capace di riprodurre, con il suo "Giallo", i confini dell'antica "Questione Meridionale". Semmai, oggi, il pesante "vuoto" politico del Centro. Ormai privo del tradizionale colore che ne segnava l'identità e la rappresentanza politica. Il "Rosso", che ha marcato, nel dopoguerra e fino a ieri, la presenza dei partiti di sinistra. E ciò rivela l'emergere di una "Questione Centrale", che potrebbe accentuare i problemi di rapporto fra lo Stato, le istituzioni e la società. Nello stesso tempo, come abbiamo detto, sta cambiando profondamente anche il soggetto che, per trent'anni, ha dato voce e immagine alla "Questione Settentrionale". Perché la Lega, il partito del Nord, oggi guarda altrove. Si è rivolta verso altre direzioni. È scesa ben oltre il Po. Assedia quel che resta della zona rossa. E sta proseguendo la sua marcia a Sud. In alcune province del Centro ha "sfondato". In particolare in Umbria e nelle Marche. Soprattutto a Macerata. Dove ha intercettato la "paura dell'altro". Del mondo che ci invade e crolla su di noi.

Per questa ragione, il Lombardo-Veneto che, pochi mesi fa, ha rivendicato l'indipendenza con un referendum, oggi costituisce solo "una regione" dell'Italia leghista. Presieduta e rappresentata da Salvini. La Padania pare, dunque, lontana. Un mito della tradizione. Cioè: del passato. Anche il Verde che la definiva: è sfumato. Non "colora" più il guardaroba e l'iconografia leghista, come ha osservato, sulla Repubblica, Paolo Berizzi. Messo da parte, insieme a Bossi e al suo mondo. Già a Pontida, lo scorso settembre. Mentre nei giorni scorsi, nelle aule del Parlamento, l'abbigliamento della "squadra" leghista mostrava poche tracce di Verde. Sovrastato dal Blu: colore istituzionale. Evoca la tradizione della Destra conservatrice. Ma è più marcato e visibile dell'Azzurro di FI. L'Italia Giallo-Blu: oggi riflette la frattura Grillo-leghista. Marca il distacco fra il Sud e il resto d'Italia. E nel "resto d'Italia" c'è anche il Nord. Regione in-definita di un Paese (geo)politicamente incolore.

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