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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
SALVINI È SENZA RIVALI. ITALIA, UN PAESE COL FIATO SOSPESO
[La Repubblica, 31 dicembre 2018]

Il 2018 è stato un anno di cambiamento profondo. Anzi, di rottura: "politica" - e non solo. Le elezioni del 4 marzo, infatti, hanno costituito la svolta più marcata, a partire dai primi anni `90. La stagione di Tangentopoli, segnata dal passaggio tra la Prima e la Seconda Repubblica. Così, alla vigilia dell'anno che finisce e di quello che verrà, nel Paese è diffuso un sentimento di prudenza. E di - comprensibile - incertezza. Circa metà del campione, intervistato da Demos, ritiene che non convenga azzardare progetti impegnativi, per il futuro. Troppo rischioso. Così, quando si getta lo sguardo in avanti, prevale un giudizio (espresso con il fiato...) sospeso. Non è segnato da pessimismo, tanto meno da ottimismo. Piuttosto: da un realistico "mediatismo". Un neologismo (un po' cacofonico) che mi serve non tanto a evocare i "media", che hanno invaso la nostra vita. Ma la "medietà" e la "mediazione". L'adattamento a un futuro prossimo che (ci) appare non troppo diverso dal presente. Dal passato appena passato. Mentre i cambiamenti continui generano un clima di instabilità palpabile. Così, il 2019, secondo le opinioni raccolte nel sondaggio di Demos per La Repubblica, non segnerà svolte né (nuove) fratture. Ci muoveremo, invece, lungo un piano sospeso.

Secondo il 34% degli italiani intervistati, infatti, l'anno che verrà sarà "migliore" di quello che se ne va. Mentre il 23% lo immagina "peggiore". E la maggioranza, il 40%, ritiene che non cambierà molto. Il margine di ottimismo "eccedente" è, dunque, limitato. Poco più di 10 punti. Circa la metà, rispetto a un anno fa.

Se il futuro risulta instabile, ma senza fratture, i protagonisti, nel 2018, cambiano, rispetto agli anni precedenti. Soprattutto nel teatro politico nazionale. Mentre, a livello internazionale, il "cast" è, in larga misura, lo stesso. Fra i "buoni": Angela Merkel, Papa Francesco e... Donald Trump. Trump: di gran lunga il "peggiore". Come un anno fa. Quando era stato "nominato" da una percentuale perfino (un po') superiore: 34%. Quest'anno viene confermato nello stesso ruolo da una quota più limitata. Ma solo di qualche punto: 29%. Trump, in effetti, non ha fatto molto per evitare il ruolo del "cattivo". Non gli interessa. Semmai, è vero il contrario. D'altronde, l'opinione degli italiani lo disturba poco. Anzi, per nulla. Mentre l'opinione degli americani, nei suoi riguardi, forse, si è raffreddata. Ma non in modo eccessivo. Non al punto di "neutralizzarne" il consenso. Come si è visto alle elezioni di "medio termine". Tra gli altri, nella classifica dei peggiori, solo il Presidente francese, Emmanuel Macron, supera il 10%. Mentre l'anno scorso era 3° nella graduatoria dei migliori: con il 5% di indicazioni. Nel frattempo, però, la sua immagine si è deteriorata. In Francia la sua popolarità è ai minimi. E le contestazioni montano dovunque. Basti pensare alle proteste dei "gilet gialli". Ma il suo gradimento è crollato anche in Italia. A causa dell'atteggiamento assunto di fronte alla questione dei migranti. In particolare, attraverso la chiusura dei "confini" con l'Italia e l'indisponibilità ad accogliere le navi dei migranti. (Respinte anche dall'Italia). Gli stessi "confini", peraltro, "sconfinati" dai francesi, quando si tratta(va) di "ri-prendere" persone in fuga. O di bloccare possibili "passaggi" indesiderati.

Tuttavia, i "buoni" non hanno mai raccolto molti consensi, in passato. A differenza di quest'anno. In Italia. Dove si è imposto un protagonista principale. Nella parte del "buono" e, in misura minore, del "cattivo". Matteo Salvini. Il leader della Lega. Che, dopo le elezioni, ha trascinato il "suo" partito, nei sondaggi. Spingendolo quasi a raddoppiare i consensi. Quasi il 30% degli italiani intervistati lo considera "il migliore". Seguito, a larga distanza, dall'unica figura di garanzia che conti. Il Presidente Mattarella. E dal leader alleato: Luigi Di Maio. La coppia Salvini-Di Maio, peraltro, (ri)appare anche nella graduatoria dei peggiori. Com'era prevedibile. Perché le divisioni fra partiti, in questi tempi, riflettono le divisioni personali. Anzi: ne sono la conseguenza. Perché i partiti sono sempre più "personalizzati". Talora: "personali". Indistinguibili dai leader.

Ne dà conferma la posizione "conquistata" dall'altro Matteo.
Renzi. Anche quest'anno: primo, nella classifica dei peggiori. Con il 29% di segnalazioni. Poco meno dell'anno scorso. D'altronde, il PD ha perduto consensi, a sua volta. Oggi, infatti, è stimato intorno al 17-18%. Lo "zoccolo duro", potremmo dire. Poco, rispetto al passato. Tuttavia, non poco, in assoluto. Si tratta, infatti di una base da cui potrebbe ri-partire. Soprattutto se, dopo essere stato "personalizzato" da Renzi, ritornasse "il PD senza la R". Erede delle tradizioni politiche dei partiti di massa, che lo hanno "fondato".

Nel sentimento degli italiani, dunque, l'anno che verrà è segnato dai cambiamenti politici avvenuti nell'anno che sta finendo. E dall'attesa dei prossimi eventi elettorali. In primo luogo: il voto europeo di maggio. Determinante, anzitutto, per la nostra politica "interna". Ma anche per chiarire il rapporto con l'Europa. Perché la UE agli italiani non piace. E fino a ieri era stata percepita e vissuta come un vincolo sgradito. Ma oggi, tanto più dopo le tensioni degli ultimi mesi, l'idea del distacco appare una minaccia inquietante. Più che una prospettiva: una deriva. Più che un nuovo viaggio: un naufragio.

Così ci avviamo al 2019 con atteggiamento incerto. Non è una novità. L'instabilità, per gli italiani, è una condizione stabile. Quasi una routine. Ci siamo abituati. O meglio: rassegnati. Con poca soddisfazione, però. Perché impedisce di guardare lontano.

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