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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
L'INCERTO PD RITROVI SE STESSO
[La Repubblica, 20 gennaio 2020]

Il dibattito sul Pd - e nel Pd - è aperto. Acceso. In attesa del passaggio - decisivo di domenica prossima. Quando si voterà in Emilia-Romagna. Una Regione "rossa", fino a pochi anni fa. Storicamente di sinistra. Come altre, situate nella stessa area.

Ma la Mappa geopolitica dell'Italia ha perduto da tempo i colori tradizionali. E oggi il Pd appare incerto. Su tutto. Anche a "casa sua". Per questo, vorrebbe rinviare il voto della commissione sul caso Gregoretti. Per non offrire argomenti a Salvini. Perché non è più sicuro del consenso ai propri argomenti. E ai propri "valori". Così l'Emilia-Romagna assume un peso determinante per il futuro della sinistra. Che, in Italia, ha osservato Eugenio Scalfari, "non ha vinto quasi mai". È una questione di "confini", come ha chiarito in modo puntuale Massimo Giannini.

I confini della sinistra. Perché oggi è in gioco il significato stesso del Pd. Del centrosinistra senza trattino, com'era stato concepito, a fine anni Novanta. Quando l'Ulivo dei partiti venne superato dal Partito dell'Ulivo. Il Partito democratico è il riassunto di quella storia. Dell'incontro fra post-comunisti e post-democristiani. O meglio, cattolici-democratici. Ma quell'esperienza, avviata nel 2007, oggi sembra avere smarrito il percorso. Senso. Per questo l'esito delle elezioni regionali, in Calabria ma soprattutto in Emilia-Romagna, non cambierà il segno di questa prospettiva. Comunque vada.

È quanto ho cercato di spiegare a Contigliano. In un'abbazia bellissima. Dove sono stato invitato, anche se non iscritto (o forse proprio per questo), ad aprire il (cosiddetto) Conclave del Pd. Per illustrare le tendenze dell'opinione pubblica. Utilizzando i dati e le Mappe che propongo, regolarmente, su queste pagine. Ma, alla descrizione, ho aggiunto una riflessione specificamente riferita al Pd. Un partito che rischia di perdere non tanto le elezioni, ma "senso" e "spazio" politico. La geo-politica è lo specchio di questo "dis-orientamento". Perché il territorio riassume il retroterra sociale, storico. In altri termini: l'identità. Un problema "radicale". Di "radici".

Infatti, l'identità serve a spiegare chi siamo. Nome, cognome, famiglia, residenza. Volto. Le informazioni riassunte nella "carta di identità". Ma oggi questi riferimenti appaiono sbiaditi. Ir-riconoscibili. Anche perché il Pd - e, in generale, la sinistra - non riesce a imporre valori, parole, idee di interesse comune. Al contrario, il clima d'opinione del tempo appare influenzato, anzi, determinato, dagli argomenti e dal linguaggio della destra. Ma, soprattutto, della Lega di Salvini.

Un problema che non riguarda solo l'Italia, ma l'Occidente. In Francia, Germania, Gran Bretagna, per non parlare degli Usa: la questione si ripropone. E favorisce i populismi e la destra. Perché dovunque il clima d'opinione è dettato da due temi principali. La sfiducia e le paure. Verso gli "altri". Lontani e diversi da noi.

Gli stranieri. Così, cresce la domanda di "confini". Mentre si accentua il distacco dalle istituzioni e dalle classi dirigenti. Favorito, in qualche misura, dai nuovi media. Perché la demo-crazia rappresentativa è condizionata dalla "comunicazione" fra Demos e Kràtos. Fra popolo e governo. Un tempo, era garantita dai "padri" del Pd: i "partiti di massa". Contestati, perché ri-producevano organizzazione e burocrazia. In altri termini, per citare un noto libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, la Casta. Ma, al tempo stesso, i "partiti di massa" esprimevano partecipazione, relazioni sociali. Erano nella società. Contribuivano a riprodurla. Poi, con l'avvento della televisione, i partiti si sono personalizzati e la politica si è spettacolarizzata. Oggi, infine, il digitale e i social media hanno imposto un modello (forse, un "mito") diverso.

Senza mediazioni e senza mediatori. Contro tutte le mediazioni. Dunque, contro la "democrazia rappresentativa". Così siamo entrati nell'epoca della sfiducia. Nella quale si affermano anti-partiti e non-partiti. Non è colpa della rete. Tuttavia, la comunicazione digitale mette tutti in comunicazione. Sempre con gli altri. Ma sempre da soli. E favorisce una "democrazia della sorveglianza" (come la definisce Rosanvallon).

Per questo il Pd e la Sinistra, se non propongono riferimenti diversi e alternativi, sono condannati. Investire nella fiducia, contrastare la paura: diventano una via obbligata per non perdere. Non solo le elezioni. Ma anche "senso". Per non perdersi. Come nel caso dell'autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini per il caso Gregoretti. Che il Pd vorrebbe rinviare, per non fornire al leader della Lega argomenti di campagna elettorale. In questo modo, però, non si rinvia solo il voto.
Si rinuncia ai propri valori. Per ragioni tattiche.

Ma per ritrovare un'identità occorre rinunciare agli opportunismi. E ricostruire un legame diretto con la società e con il territorio. Con le persone. Con i movimenti che non rinunciano a mobilitarsi. Come hanno (ri)fatto le Sardine a Bologna. Proprio ieri. La sinistra deve tornare sul territorio e nella società. Lo ha rammentato di recente Romano Prodi, padre dell'Ulivo e nonno del Pd. E lo ha ribadito Nicola Zingaretti, intervistato da Repubblica. Altrimenti non c'è speranza di fronte a Salvini, che dispone di una comunicazione efficiente. E si muove sul territorio senza ostacoli. Perché il centrosinistra, il Pd: è altrove. Incerto. Ma, senza reinventarsi, il Pd è destinato a estinguersi. Per questo deve cambiare. Non solo il nome. Ma l'Identità. Meglio "dissolversi". Per riapparire altrove. Altro.


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