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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
GLI ITALIANI NON VOGLIONO LA CRISI CRESCE CONTE, A PICCO I 5S
[La Repubblica, 15 febbraio 2020]

L'Italia, oggi, appare un Paese dis-orientato. Senza un orientamento preciso. Il sondaggio condotto da Demos per l'Atlante Politico, pubblicato su Repubblica, disegna, infatti, uno scenario confuso. Dove è complicato individuare attori e comparse, se non vincitori e vinti. Mentre i segnali di crisi si moltiplicano. Ma non lasciano presagire una frattura. Perché molti soggetti politici - e i cittadini stessi - temono quel che potrebbe capitare (loro). E ciò legittima il Premier. Insieme al governo.

Dopo le elezioni regionali in Emilia- Romagna, comunque, si conferma il rallentamento della marcia leghista, già osservato negli ultimi mesi. Insieme a una certa ripresa del Pd. Ma, soprattutto, alla grande crescita dei Fratelli d'Italia (FdI) di Giorgia Meloni. Tuttavia, nelle stime elettorali, la Lega si conferma il partito, di gran lunga, più forte, con oltre il 29% dei consensi. Comunque, 5 punti di meno rispetto alle elezioni Europee. Mentre il Pd risale sopra il 20%. Ben lontano dalla Lega. La maggioranza di governo, dunque, appare sempre meno maggioritaria. Tanto più che il M5S prosegue la discesa, sempre più rapida (e ripida), dopo l'exploit alle elezioni Politiche del 2018. Quando si impose come primo partito, con quasi il 33%. Da allora ha perduto consensi. Un mese dopo l'altro. Alle elezioni Europee dello scorso maggio si è fermato poco sopra il 17%. Circa la metà, rispetto alle Politiche. E oggi, secondo le stime di voto di Demos, è sceso ancora. Poco sopra al 14%. Avvicinato e, quasi, raggiunto dai FdI di Giorgia Meloni. Che hanno superato il 13%. Il doppio, rispetto alle Europee dello scorso luglio. Una crescita avvenuta a spese di Forza Italia (FI), ma anche della Lega di Salvini. Nel frattempo, FI, non per caso, è scesa ancora. Poco oltre il 6%. Nell'insieme, Lega, FdI e FI, i tre partiti di Centro-Destra, insieme, hanno guadagnato 13 punti, rispetto alle Politiche del 2018. E "contano" quasi la metà degli elettori italiani. Mentre, rispetto alle recenti Europee, risultano stabili (per la precisione: hanno perduto 1 punto). Con una variazione sostanziale. Lo slittamento verso Destra. Per il peso assunto dalla Lega e dai FdI. Gli orientamenti verso i partiti riflettono il sentimento verso i leader. D'altronde, da tempo, i partiti si riconoscono attraverso i leader. Così non sorprende che il capo della Lega, Matteo Salvini, mantenga consensi personali molto elevati. Anche se, negli ultimi mesi, è stato prima avvicinato e, quindi, superato da Giorgia Meloni. Che ha trainato, con sé, i suoi "Fratelli d'Italia". Parallelamente, si conferma la debolezza della leadership dei 5s. Anche perché "frammentata". Il consenso personale verso Di Maio e Di Battista, infatti, oscilla tra il 20 e il 30%. Mentre il nuovo Capo (ad interim), Vito Crimi, appare meno apprezzato (anche perché meno conosciuto). In fondo alla classifica, troviamo il fondatore. Beppe Grillo. Tutt'ora il vero "signore" del "non- partito" (insieme al proprietario della piattaforma Rousseau: Davide Casaleggio). Sopra di loro, i leader del Pd. Il segretario Nicola Zingaretti e il ministro Dario Franceschini. Apprezzati da circa un terzo degli elettori. Un consenso, comunque, superiore rispetto al partito. Indebolito, negli ultimi anni, da scissioni e divisioni. Coerenti con la tradizione della Sinistra. Insieme a LeU e Italia Viva, infatti, il Pd non sarebbe lontano dalla Lega.

L'indagine dell'Atlante Politico ripropone il "dilemma della personalizzazione". Una via necessaria e vantaggiosa. Ma rischiosa. Infatti, quando i partiti si personalizzano fino a divenire "personali", tendono a logorarsi. Perché la centralità dell'immagine personale, moltiplicata dalla televisione e dai social media, permette di attuare strategie di comunicazione efficaci, ma espone a effetti meno graditi. Apparire spesso alimenta il consenso. Ma può generare assuefazione e delusione. Noia. È il percorso speculare ai "partiti di massa", ideologizzati, presenti sul territorio e nella società. Un modello declinato. Che non può essere superato ricorrendo (solo) alle strategie di marketing e di comunicazione. La questione è riassunta, in modo esemplare, da Matteo Renzi. Leader del Pd, ieri. Il PdR, l'avevo definito, per sottolineare come egli avesse modellato il partito intorno alla propria persona. Ebbene, dopo il successo alle Europee del 2014, il Pd(di)Renzi si è esaurito in fretta. Usurato dal referendum "personale" del 2016. Matteo Renzi, anche per questo, ha formato e fondato il "suo" PdR. Cioè: Italia Viva. Che, secondo il sondaggio di Demos (e non solo), continua a stazionare intorno al 4%. Renzi ha, dunque, guadagnato visibilità. Ma non grandi prospettive politiche. D'altra parte, la fiducia personale, nei suoi confronti, resta bassa. Anzi, molto bassa.

Per questo appare interessante - e non scontato - l'atteggiamento dell'opinione pubblica verso il premier, Giuseppe Conte, e il suo governo. In una fase di tensioni e conflitti interni alla maggioranza, marcati, da ultimo, dalle divisioni sul tema della giustizia, il governo ottiene, infatti, consensi superiori rispetto ai partiti che lo sostengono. Mentre è cresciuta la quota di quanti prevedono (e spesso, in questo modo, "auspicano") che il governo concluderà la legislatura. E, comunque, durerà almeno un anno.

Conte, peraltro, dispone di un gradimento personale molto elevato. Il più elevato fra tutti i leader. Perfino in lieve crescita, negli ultimi mesi.
In tempi di iper-personalizzazione, di-mostrare una personalità quasi im-personale (come suggerisce il precedente di Gentiloni) può costituire un fattore di distinzione.

Inoltre, forse: soprattutto, una crisi di governo, a breve distanza dalla precedente, suscita preoccupazione. Perché il sentimento anti- politico è diffuso. Si rivolge contro i partiti, di governo e di opposizione. Coinvolge il "ceto politico" e la classe dirigente. Ma, oggi, mentre incombono minacce globali sulla nostra economia, sulla nostra sicurezza, sulla nostra salute, una crisi politica preoccupa più della politica.


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