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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
IL MIRAGGIO DEL CENTRO I PARTITI LO CERCANO MA I VOTI SONO ALTROVE
[La Repubblica, 19 ottobre 2020]

I partiti sono alla ricerca di identità. E di spazio politico. Tanto più in questo tempo sospeso, senza tempo, in questo Paese spaesato. In questa democrazia virale, contaminata dal Covid. Così assistiamo a conflitti e tensioni non solo fra i partiti, ma anche dentro ai partiti. Nel Pd, secondo la tradizione del Centro-Sinistra. Ma anche nella Lega nei confronti di Salvini si levano voci critiche. Di militanti e dirigenti che vorrebbero uscire dall'angolo in cui si trova il partito. In fondo a Destra. Dove è sfidato e "chiuso" dai Fratelli d'Italia, FdI, di Giorgia Meloni. Che sono un vero partito di Destra. Senza se e senza ma.

Giancarlo Giorgetti, in particolare, incita a voltare lo sguardo verso il Centro. Intorno al quale si muovono altre formazioni, ancora provvisorie. E "personalizzate". Italia Viva, anzitutto, Il PdR, Partito di Renzi. Che partecipa alla maggioranza di governo. Ma in modo critico e intermittente. Per dare visibilità a Matteo Renzi. Uscito dal Pd, poco più di un anno fa, principalmente, per riconquistare visibilità e spazio politico. Sul piano dei consensi l'operazione, fin qui, non pare riuscita, visto che Italia Viva è stimata circa al 3%. Ma il ruolo di Renzi è, sicuramente, significativo. Perché il suo peso in Parlamento è più ampio - e decisivo - che fra gli elettori. Tuttavia, vi sono altri partiti "personali", caratterizzati da leadership "personalizzate", che girano intorno al Centro. Fra gli altri: Azione, di Carlo Calenda. A differenza di Italia Viva, all'opposizione, rispetto al governo. Ma anche +Europa, il partito di ispirazione radicale ed europeista fondato da Emma Bonino.

Tuttavia, il problema di fondo appare la precarietà dello "spazio politico", come l'abbiamo conosciuto in passato. Soprattutto nella Prima Repubblica, quando il Centro era presidiato dalla Dc. Che, anche per questo, poteva costruire e guidare coalizioni con soggetti politici di entrambi i versanti. Destra e Sinistra. Oggi, però, non è più così. Ormai da tempo. Il Centro è divenuto, infatti, un luogo "poco centrale". E sempre più "marginale". Dal punto di vista del peso "elettorale", anzitutto.

Negli ultimi 10 anni, infatti, vi si riconosce una quota limitata di elettori. Intorno all'8-9%, secondo i sondaggi condotti da Demos. Non solo, ma nello stesso periodo si è ridimensionata anche l'ampiezza degli spazi che accompagnano e "mediano" (appunto) la distanza con la Destra e la Sinistra. Nel 2013 si diceva di Centro-Destra o Centro- Sinistra il 37% degli elettori. Oggi il 32%. A causa, soprattutto, del calo del Centro-Sinistra. Nello stesso tempo, è cresciuto il peso degli "Esterni". Di chi si chiama fuori. E rifiuta queste categorie. I "né né". Né di Destra né di Sinistra. Né, ovviamente, di Centro. Oggi riuniscono circa un terzo degli elettori. Tuttavia, chi "si chiama fuori" gioca un ruolo non molto diverso da chi, nella Prima Repubblica, si diceva di Centro. L'Italia Media. "Mediamente" distante dalla politica e dai politici. Eppure, per questo, saldamente ancorato al Centro. Cioè, "in mezzo" al sistema politico . E, al tempo stesso, "lontano" da esso. La differenza principale, da allora, è che oggi non c'è alcun partito a presidiare il Centro. Nessun partito, oggi, è in grado di "mediare". Peraltro, anche sul piano territoriale, il Centro dell'Italia, ha largamente perduto il suo colore. Le "zone rosse" oggi si sono sbiadite. Come hanno confermato le elezioni degli ultimi anni e degli ultimi mesi. Mentre la "zona bianca", il Veneto, si è "presidenzializzata. Più che "Verde- Lega", è "Verde-Zaia". Così, se osserviamo l'evoluzione recente dei partiti nello spazio politico, si osserva una tendenza al distacco e al distanziamento fra i poli. Fra Sinistra e Destra. Che oggi coincidono con Maggioranza e Opposizione. Entrambe, più distanti dal Centro.

Gli elettori del Pd, infatti, nell'ultimo anno, si sono spostati più a Sinistra. Come quelli del M5s. Mentre gli elettori della Lega si sono allineati, a Destra, con quelli dei FdI. L'unica base elettorale ad avere spostato (di poco) il bari-centro del proprio elettorato verso il centro è Fi. Probabilmente perché una parte dei suoi elettori si è orientato altrove. In alto, dove si pone chi rappresenta "il voto di chi sta fuori", contro tutti, svetta ancora il M5S. Tuttavia, due anni e oltre di governo, ieri con la Lega e oggi con il Pd, lo hanno normalizzato. Almeno in parte.
Così, la conquista del Centro, rivendicata da molti attori politici, oggi appare una prospettiva poco interessante e, prima ancora, poco realistica. Per una semplice ragione. Il Centro non c'è (quasi) più. Anche per questo, risulta difficile, alle diverse "parti" politiche, non solo governare il Paese, ma, prima di tutto, "partecipare" a un "comune" percorso. "Comunicare". Pur da posizioni diverse.
Perché, senza un Centro, la "mediazione", più che difficile, diventa impossibile. Per definizione.

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